Quando il Natale separa e diventa assenza 

Quando il Natale separa e diventa assenza 

Attualità

Caro Gesù Bambino,
È Natale, tempo di pienezza e condivisione. 
Tavole imbandite, affetti ritrovati, camini accesi e regali sotto l’albero, luci che brillano e scaldano e che ci esortano a sorridere e ad essere felici.

Eppure, in diversi posti del mondo, il Natale oggi è conflitto, sofferenza e divisione. La pace è un ideale lontano e la fratellanza un sogno che si sfuma. Da qualche parte del mondo, oggi, si alzano barriere e si tracciano confini, e mentre Tu vieni al mondo portando una nuova luce, questa si spegne ogni volta che una madre abbraccia un figlio morto. 

Da qualche parte del mondo, oggi, vivere è un miraggio.
Da qualche parte del mondo c’è chi si è arreso, chi è sopraffatto dalle continue lotte che il presente riserva e chi nell’alba di un nuovo giorno non riesce a vederci un futuro migliore. C’è chi è solo, chi sta elaborando la perdita di una persona cara, chi porta nel cuore l’angoscia di una separazione dolorosa. Qualcuno, oggi, cercherà di nascondere gli occhi lucidi, qualcun altro si asciugherà le lacrime e si sforzerà di indossare un sorriso. 

Per molti sarà un Natale come tanti; per altri, invece, questo sarà un Natale insolito. Perché il Natale amplifica, ma quando incontra il lutto e si intreccia con il dolore, lo fa anche con le mancanze.

C’è chi oggi sceglierà il silenzio, chi rinnova le tradizioni, chi ne crea di nuove. C’è chi combatte la solitudine e chi ha imparato invece a conviverci; chi in lacrime proverà a colmare vuoti grandi quanto oceani e chi proverà a rimettere insieme i propri pezzi; chi ha capito che la vita, in realtà, non può essere un disegno perfetto, ma solo un quadro scomposto. Un mosaico di colori e dolori, di cicatrici e ferite, alcune chiuse, altre ancora sanguinanti.

Sarà un Natale insolito anche per la comunità di Benevento, lacerata dalla recente scomparsa del giovane Manuel, 22 anni, di Alessandro, 41, e da tutte le premature scomparse che ha pianto in questi ultimi anni. Una ferita profonda che rompe l’illusione che il nuovo anno sia davvero un anno migliore, perché trascinerà con sé tutti i fardelli del passato, tutto il peso delle assenze che continuano a gravare sull’anima come macigni.

Eppure, proprio il Natale ci insegna che l’amore non scompare con la distanza o con il tempo, che non sarà cancellato dalla morte. Ma continuerà a vivere, dentro e fuori di noi. Ci insegna che la vita è fragile, ma il tempo vissuto è prezioso. E lo fa attraverso i ricordi, con tutti quei piccoli gesti che come rituali ripetiamo nel tempo, che narrano di generazioni, di storie vissute e tradizioni tramandate, che trasformano il dolore in memoria viva. Perché a Natale ogni assenza diventa presenza luminosa.

Caro Gesù Bambino, 
anche quest’anno, dunque, come ogni anno, affidiamo a Te la missione di risollevarci.
Preoccupati di consolare chi è solo, di tendere la Tua mano – ancora una volta – ai Tuoi figli più bisognosi. 
Consola i cuori tristi, quelli soli, quelli rotti. 
Consola le anime smarrite, coloro che hanno perso la bussola e non riescono a ritrovare la propria strada. 
Abbraccia queste famiglie distrutte, chi si sente invisibile. Sorreggi chi sta per cadere. 
Fa che questo sia davvero un Natale di rinascita e speranza.