
Benevento, Carli: “Avevo pensato di andar via, ora mi sono tolto un grande peso”
Benevento CalcioCalcioIl direttore sportivo del Benevento è stato ospite della trasmissione OttoGol in onda su OttoChannel nel day-after la vittoria all’Arechi contro la Salernitana che è valsa la promozione in Serie B della Strega. Di seguito le dichiarazioni di Marcello Carli:
SULLE SENSAZIONI DOPO LA PROMOZIONE: “Mi sono levato un grande peso, la felicità mi arriverà più avanti. Anche per me era una sfida personale, ora sono sereno. Ieri mi sono emozionato mentre vedevo il Presidente e i ragazzi in campo, cosa che non mi capita spesso. Avevo una sfida con me stesso e per lo meno non l’ho persa“.
SUL SUO TRIENNIO CHE HA PORTATO ALLA PROMOZIONE: “Parlo poco perché quando non ci sono problemi è giusto parlare poco in pubblico. In questi tre anni so che forse ho pareggiato, ma ero in debito con il Presidente, con la società e con la piazza. All’inizio non conoscevo questa categoria e ho fatto degli errori, tanti. Sono felicissimo, stra-felice, ma mi sono tolto un grande peso perché non potevo non portare in fondo la sfida fatta con il Presidente. Avevo anche pensato di fare un passo indietro, perché provavo una delusione visto che non vedevo vie di uscita. A fine campionato ho aspettato 20 giorni prima di capire il da farsi, volevo capire che cosa volesse fare il Presidente. Mi ha detto che voleva ripartire per vincere, e ho rivissuto quelle sensazioni che mi hanno portato a fare cose importanti. Quest’anno è stato fatto un lavoro di grande livello, come in passato si erano fatti degli errori da parte mia. Qualche errore c’è stato, ma quest’anno è stato di grandissimo livello“.
SULLA DEDICA A SE STESSO DEL PRESIDENTE: “Il Presidente ha dedicato la vittoria ha se stesso, ma non ha detto che l’ha fatta lui. Sui principi non si può derogare“.
SULLA SCELTA FLORO FLORES E NON SOLO: “Ha detto tutto il Presidente, è andata così. Non sapevo se fosse bravo, ma se avessi detto che non era bravo non sarebbe stato corretto. E ci siamo resi conto che il ragazzo, l’uomo, aveva talento. Ed è stata un’intuizione del Presidente, io non avevo fatto il nome di Floro. Dal primo giocatore, da Maita agli altri, ho preteso che il Presidente parlasse con loro prima dell’acquisto, altrimenti non li avrei presi. Sono stati presi tutti così. C’è la soddisfazione perché un’altra cosa poco normale è aver vinto un campionato del genere con tre turni d’anticipo. A gennaio, dopo il mercato, si diceva che il Catania avrebbe potuto ammazzare tutti, mentre noi avevamo preso solo un giocatore all’ultimo. Io mi prendo le mie colpe, che mi hanno fatto stare male perché mi sono resto con di non aver dato quel contributo che volevo dare al Presidente. Il Presidente ha avuto tre intuizioni importanti, oltre a Floro: i tre ragazzi che ha portato dentro. Gli avevo detto che avevamo bisogno di dirigenti forti, per me Padella è stato fondamentale e sia Melara sia De Falco hanno portato un qualcosa e il fatto che la società sia pronta per il futuro. So quali sono le qualità del Presidente, ne ho avuti 7-8: io qui ho avuto un Presidente che mi ha dato carta bianca e mi ha fatto prendere 18 giocatori. Abbiamo iniziato il ritiro con la squadra fatta perché volevamo vincere il campionato, non era detto di riuscirci perché era un’impresa difficile. Ho vissuto male le partite, la prima a Crotone ho esultato un po’ troppo e il Presidente si è arrabbiato“.
SUL SIPARIETTO TRA MAITA, SCOGNAMILLO E IL PRESIDENTE VIGORITO: “Quest’anno ho visto Vigorito emozionato veramente. Lui è come me: ci siamo conosciuti in un momento particolare della nostra vita sportiva, aveva delle ferite ancora aperte. A Bergamo contro l’Atalanta l’ho visto lasciarsi andare veramente, perché aveva capito di avere una squadra forte e soprattutto dei ragazzi fantastici. Il siparietto rappresenta il Vigorito degli ultimi quattro mesi, può anche bastonarli ma sono sempre i “suoi” ragazzi. E aggiungo: Scognamillo è anche più forte di quello che ha fatto vedere, ha qualità tecniche enormi e se aumenta ancora di più la concentrazione è un delitto non avergli fatto la Serie A“.
SUL SUO RUOLO DA DIRIGENTE: “L’Italia non è andata ai Mondiali e io, da dirigente, credo di esserne tra i responsabili. Quindi devo capire come e che cosa fare meglio. Le critiche mi aiutano a crescere, se sono cattive è un problema di chi le fa mentre se sono giuste mi possono far crescere. Non sono discreto, ma se mi lego a un club è perché ci sono delle componenti che quasi me lo fanno sentire mio e vivo solo di quello. So che nel mio lavoro devo cercare sempre di fare un errore in meno e di portare una certa mentalità. In questi tre anni il Presidente ha per buona parte raggiunto gli obiettivi che voleva. Vincere il campionato con 7-8 ragazzi giovani non è facile. Qui ho provato le emozioni che provavo all’inizio a Empoli, anche la città mi piace perché è un ambiente tranquillo. Sono così di carattere, ma certe situazioni le vivo male“.
SUL BILANCIO DEL SUO TRIENNIO: “In questi tre anni ho conosciuto una persona intelligente, è stata una cosa bellissima. Per il resto penso che la strada intrapresa sia quella giusta, credo che il Benevento possa diventare qualcosa di speciale sapendo che la Serie B è un bene di tutti e bisogna essere felici e orgogliosi di giocarci. Deve essere qualcosa che tutti noi dobbiamo difendere tutti insieme, per questo lunedì voglio vedere lo stadio pieno“.
SUL SUO FUTURO: “Non sarei mai scappato, in un certo momento di difficoltà visto il rapporto col Presidente avevo pensato di fare un passo indietro ma lui è stato fantastico perché probabilmente gli avrei dato un’altra preoccupazione e questo mi ha dato forza. Sono sereno, è una cosa di cui parleremo con il Presidente nei prossimi giorni. Resterò se vedrò nei suoi occhi la volontà di voler continuare con me“.
SUI PLAY-OFF: “Spero che vinca una del nostro girone, darebbe ancora più forza al nostro campionato. In Serie C ci sono 23 giocatori fortissimi, ma li ha il Benevento…“.
Foto: Screen OttoChannel