
Benevento, Floro Flores: “Mai provata una cosa del genere. Futuro? Firmerei in bianco”
Benevento CalcioCalcioL’allenatore del Benevento è stato ospite della trasmissione OttoGol in onda su OttoChannel nel day-after la vittoria all’Arechi contro la Salernitana che è valsa la promozione in Serie B della Strega. Di seguito le dichiarazioni di Antonio Floro Flores:
SULL’AVER REALIZZATO DELLA PROMOZIONE: “Non dormo da ieri, non perché ho fatto festa visto che sono stato a casa ma perché è qualcosa che non avevo mai provato prima. Devo ancora metabolizzarla, non saprei spiegarla. Le ultime settimane sono state dure, non ci sto capendo ancora niente… Mi godo questo momento, che è straordinario“.
SULLA PRIMA TELEFONATA CON IL PRESIDENTE VIGORITO: “Ricordo che era dopo Sorrento, l’ho chiamato io perché il Presidente Diego Palermo mi aveva detto di chiamarlo visto che non aveva il mio numero. Mi ha detto di vederci lunedì in ufficio, per parlare. Quando mi ha chiesto di sedermi in panchina non ci ho capito niente. Poi a Foggia hanno vinto 3-0 e giustamente pensavo che il sogno fosse sfumato. Dopo mi ha chiamato e mi ha detto di vederci lunedì in ufficio e non ci ho capito niente. Ho cominciato a seguire la squadra in tutto e per tutto. Non volevo essere impreparato, me la immaginavo già a modo mio. In ufficio abbiamo parlato di tante cose, per un’ora a mezza. Poi mi ha chiesto: ‘Te la senti?’. Gli ho detto che sognavo quel giorno da quando avevo smesso di giocare, ma dentro avevo tanta paura. Era un sogno che pensavo non potesse più ricapitarmi nella mia vita, in una piazza del genere e con una squadra così importante e con un Presidente così importante. Mi ha chiesto mezza giornata per pensare, non sono arrivato neanche a casa e mi ha chiamato per dirmi di andare al campo il giorno seguente e parlare con il direttore. Mi ha chiesto di vincere le prime tre partite. Già tempo prima mi aveva chiamato per, disse, ‘aver portato un po’ di sole in un’annata buia’. Quelle parole mi erano suonate, poi lo avevo richiamato per ringraziarlo dell’incarico in Primavera. Disse che dovevo fare un anno lì, poi si sarebbe visto. Avevo avvertito che fossi nei suoi pensieri e da lì ho iniziato a guardarmi tutte le partite, per stare pronto in caso di chiamata“.
SULL’IMPORTANZA DELL’ONESTA’: “Ho sempre cercato, negli allenatori che ho avuto, l’onestà. Non trovandola mai, forse l’unico era Zeman. Perché non bisogna essere onesti con un giocatore che non gioca, prendendolo in giro e dicendogli che arriverà il suo momento? Sono stato chiamato in camera, portato a cena, citato sui giornali… ma alla fine non giocavo. Spesso si tende a prendere in giro i calciatori, io ho sempre cercato e cercherò sempre di lasciare qualcosa anche a chi non gioca o a chi andrà via, per salutarlo a testa alta e con onestà. Se una persona si è comportata male non c’è bisogno che gli si venga detto, lo sa. Oggi provo a fare quello che non è stato fatto con me con i calciatori che alleno, a volte rido con loro ed entro nel loro spogliatoio. E’ il gruppo che porta le vittorie. Carfora per me è un figlio, ho una figlia 2005 quindi può essere un figlio: è un ragazzo molto educato, in allenamento non gli ho fischiato un fallo e dopo avermi mandato a quel paese mi ha chiesto subito scusa. Capisci che è una cosa genuina. Trasmettere cose del genere ti fa avvertire l’onestà. Poi nelle scelte posso sbagliare o penalizzare, ma fa parte dell’essere umano“.
SUL SIPARIETTO TRA MAITA, SCOGNAMILLO E IL PRESIDENTE VIGORITO: “Scognamillo è una bomba, è l’armonia dello spogliatoio. Anche in una cena mantiene sempre vivo il gruppo, ha piacere… è un ragazzo d’oro, come lo vedete. Non l’ho mai visto arrabbiato, solo una volta perché lo avevo richiamato. Ma non è mai arrivato al campo con il broncio e non ha mai fatto un allenamento sottotono, e lui è pesante. Anche in allenamento non vuole mai perdere e sfracella tutti. Ho imparato a conoscerlo, è carismatico e porta armonia. Non ricordo di averlo mai visto arrabbiato, anzi: sempre col sorriso stampato sul viso. Quello è un pregio che ha e non deve mai perderlo“.
SUL TIMORE PER UN EVENTUALE CAMPIONATO DI SERIE B: “Nessuna ansia, nessun timore. Qualora fosse, non vedo l’ora. E’ ciò che voglio dalla vita, qualsiasi sia la sfida la accetto volentieri sempre con la volontà di vincere sempre e comunque. Ho capito quali sono i principi della società, sono gli stessi miei e voglio trasmetterli. Ho grande rispetto, ma non mi fa paura. Qualora dovessi continuare l’avventura qua, come successo all’inizio quando mi ha chiamato il Presidente, così sarà anche in Serie B“.
SULL’EREDITA’ DI MISTER AUTERI E SUL “PROBLEMA” GIOVANI: “Mister Auteri mi ha lasciato una squadra preparata e l’ho ringraziato per questo anche ieri, ma la aggressione non era tra i principi della squadra. Ci vorrebbero più allenatori come Auteri, proiettati all’attacco. Oggi in Italia sono in pochi che propongono gioco, ormai si mettono tutti 3-5-2 e questo toglie spazio e crescita ai giocatori. Il 3-5-2 dicono sia offensivo, ma non lo è mai se non con Conte alla Juve e un po’ con Inzaghi. Anche nei settori giovanili si abusa di questo 3-5-2: anche lì contano i risultati, c’è il rischio che 60-70 allenatori sono stati esonerati nel settore giovanile. E come viene ad allenare l’allenatore seguente? Col pensiero di andare a casa se sbaglia tre partite. Nel settore giovanile devi permettere ai giocatori di sbagliare e sbagliare ancora, senza metterli in discussione mai se non quando avevano paura. Il calcio è un treno, o lo prendi al volo o lo prendi in pieno e ti fai male. Oggi in Italia sento che non ci sono più Totti e Del Piero, ma se negli stage la prima cosa che si guarda è il fisico… il calcio si gioca con la fantasia e con la qualità, altrimenti fai il modello o lavori nei cantieri. In Spagna sono alti massimo 1.80 cm. In Italia non c’è più un giocatore che punta. Se a Lamesta levo il dribbling, che lo metto a fare? E mi arrabbio se non punta l’uomo, idem Della Morte. Simonetti è diverso, pretendo altro da lui. Per fare questo lavoro serve una vocazione. Il problema non è che non ci sono giovani, che ci sono, ma che non ci sono più allenatori che li fanno crescere“.
SUL LEGAME TRA NAPOLI E BENEVENTO: “I napoletani sanno riconoscere che i beneventani vanno allo stadio per vedere la partita e non altre cose come oggi si usa fare. Benevento, in quest’anno e mezzo che ho vissuto qui, mi è sembrata una città molto civile e si vede dal rispetto che emerge in queste situazioni“.
SUL SUO FUTURO: “Ah, io a giugno do le dimissioni (ride, ndr). Ho detto al Presidente che io metterò solo la firma, poi decide lui“.
SUL MESSAGGIO DELLA FAMIGLIA IMBRIANI: “Vorrei ringraziare la famiglia Imbriani, mi ha scritto un membro della famiglia dicendomi che la promozione li ha riempiti di gioia. Per me è stato un grandissimo onore, non me lo aspettavo. E’ stata una grandissima sorpresa, una cosa molto bella che ci tenevo a dire“.
Foto: Screen OttoChannel