Benevento, Vigorito: “I tre anni ci hanno logorato. Io rimasto per amore della città”

Benevento, Vigorito: “I tre anni ci hanno logorato. Io rimasto per amore della città”

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Il Presidente del Benevento è stato ospite della trasmissione OttoGol in onda su OttoChannel nel day-after la vittoria all’Arechi contro la Salernitana che è valsa la promozione in Serie B della Strega. Di seguito le dichiarazioni di Oreste Vigorito:

SULL’ATTESA DELLA PROMOZIONE: “Ogni volta che andiamo a dormire abbiamo l’attesa del giorno dopo, dello svegliarsi il giorno dopo. Il giorno dopo deve essere uguale al giorno prima e migliore ancora. Sognare è attendere, attendere è sognare. Ho sempre parlato di sogni e attese… La prossima promozione sarà tra 50 anni e la attenderemo con gioia“.

SULLA VITTORIA DEDICATA A SE STESSO: “La vittoria la dedico a me stesso, ma non mi prendo il merito. Sono due cose diverse. La vittoria la dedico a me perché ognuno l’ha dedicata a sé stesso, io a inizio anno ho fatto una scelta. Ero stato invitato ad andare via e per gli altri non avrei fatto nulla, ma non sono andato via senza prima fare qualcosa per riparare agli errori del passato. E sono rimasto. Potevo anche perdere quest’anno, ma sono rimasto per un senso di responsabilità. Siamo partiti perché questa società, con questi signori a parte Floro Flores che è arrivato dopo, in un mese ha fatto 18 acquisti, cambiando tutto lo staff tecnico e ripartendo con calciatori sulla groppa che costano milioni ma che ha saputo mettere da parte. E’ stato un esempio perfetto di società, per questo la vittoria l’ho dedicata a me. Se non avessi avuto persone, in primis Auteri che ringrazio anche oggi e che è stato vicino a una società che ha lavorato per liberarsi da quello che negli anni precedenti ha afflitto questa società ma di cui non aveva colpe, non ci saremmo arrivati. Nove persone su dieci sarebbero andate via, io sono rimasto per amore di questa città e per amore dei tifosi. Sono rimasto per quelli che amano il calcio, per quelli silenziosi che non scrivono sui muri e che stanno zitti anche quando non sono d’accordo con me. Quando si acquista e ci si mette a fare il leader di qualsiasi cosa bisogna avere il coraggio di prendersi colpe e meriti. Mostrare di piangere ed essere capaci di essere sensibili è una prova di forza. Mi prendo il merito perché ho avuto il coraggio, i famosi attributi, di rimanere un altro anno, spendere milioni e riportarvi in Serie B. Non riportarci, perché io sto in Serie A“.

SULL’IMPORTANZA DELLE GIOVANILI E SU FLORO FLORES: “Abbiamo una sola anima, il Benevento, ma tanti loculi. Non esiste solo la prima squadra, ci sono anche i giovani e le giovanili. Floro Flores era conosciuto dalla società e dai collaboratori che lo vedevano tutti i giorni. Era arrivato il primo anno alla finalissima nazionale dell’U17 ed era un allenatore emergente. Abbiamo fatto la caccia all’allenatore, anche grazie all’aiuto della stampa. Ce ne stavano tanti e tanti ne abbiamo contattati. Chi era troppo grande, chi troppo piccolo, chi non voleva venire… E allora abbiamo chiesto informazioni in casa. Un anno fa dopo il secondo posto con l’U17 gli chiesi se voleva fare la Primavera, mi disse che voleva fare ancora esperienza tra i giovani. Per questo non l’ho chiamato subito, per primo. Poi gliel’ho richiesto e ho trovato un Floro Flores cambiato, cominciando con Monopoli, Cosenza e Salernitana: mi disse ‘da qualcuno dobbiamo cominciare’. Nei suoi occhi ho visto la voglia, mi disse che aveva sempre voluto fare l’allenatore una volta cominciata questa carriera. E non ha voluto neanche l’aumento dello stipendio: lui e Caldirola hanno firmato in bianco. I soldi averli o non averli non fa diventare grandi. Ci eravamo informati, conoscevamo l’importanza che dà al gruppo. Floro ha vinto la prima e dissi in riunione a Maita e Scognamillo che il segreto per vincere il campionato era vincerle tutte. Abbiamo passato tre anni difficili, che ci hanno logorato. Abbiamo trovato gente che ci aiutato e sostenuto, altri no e questa è la bellezza del calcio e della libertà“.

SU PROMOZIONI, RETROCESSIONI, ESONERO DI AUTERI E ANEDDOTI: “Le cinque promozioni le abbiamo conquistate sul campo, le retrocessioni hanno delle nuvole… Auteri l’ho esonerato dopo una vittoria, qui di allenatori ne sono passati tanti ma l’ho esonerato da secondo. Con lui avevamo perso 6 partite e alcuni giocavano solo pochi minuti. L’anno scorso un calciatore a maggio ebbe l’ardire di dire a Nunziante, dopo una parata in allenamento: ‘Non hai parato tutto l’anno, vuoi parare oggi?’. Vuol dire che c’era qualcosa che non funzionava, non c’era voglia di stare insieme. E se poi una società come l’Udinese ti paga una somma del genere per Nunziante, qualcosa vuol dire. Quando si firmano i contratti devono essere rispettati, altrimenti ci si allena fuori come è accaduto quest’anno. Vengono prima quelli che vogliono esserci, poi quelli che sanno fare i palleggi“.

SULLA FESTA PROMOZIONE E SULL’UNIONE ATTORNO AL BENEVENTO: “Sarà per la festività pasquale, ma ho visto famiglie felici. Felici che la loro città ha dimostrato ancora una volta che si vince anche a Benevento. Non si nasce in quella città e si diventa di quella città, si diventa cittadino se di quella città uno si nutre e nutre gli altri. Se dopo 85 anni siamo andati una volta in B, tornarci in 7-8 anni non è una cosa semplice. A livello nazionale questa categoria ci darà una grande visibilità, a tutti. Abbiamo capito di aver fatto qualcosa di bello, non solo per noi ma per tutti. Questa sera siamo qui non per fare passerella, ma per continuare a dirvi grazie. E a chi ci ha seguiti, al caldo o al freddo, tra insulti o sguardi di ammirazione che la gente ha quando arriva la Strega e il popolo sannita, sappiate che è anche e soprattutto per quello che dimostrate come tifoseria e città. Noi non siamo tante persone, ma una sola persona divisa in tanti corpi: la capacità di fare questo va a Carli che è la cosa che unisce e a un giovane allenatore che è venuto con entusiasmo e gioia del cuore, alla stampa, agli ospiti di questa trasmissione. Il mio sogno è fare un azionariato popolare, come il Barcellona con cui abbiamo in comune la B: metto in vendita le azioni, se ognuno di noi fa un piccolo sacrificio… venite a darci una mano, siamo aperti a tutti“.

SULLA SODDISFAZIONE DI VINCERE CON I FRUTTI DEL SETTORE GIOVANILE: “Mi ha dato soddisfazione perché è come quando mangi l’insalata del tuo orto e la senti più buona di quella che puoi comparare. E poi era il sogno di Ciro: costruire e aiutare dei ragazzi a trovare una strada, nel calcio ma anche a livello personale sulla base di disciplina e correttezza. Ho sempre detto che ogni vittoria è stata la nostra vittoria e ogni sconfitta è stata la nostra sconfitta, mio fratello è andato via troppo presto per quelle che sono state le soddisfazioni ma sono convinto che lui corra insieme a noi. La mia gioia nel vedere i ragazzi è la stessa sua e ci accompagnerà anche per il futuro. Questo progetto, di cui è parte anche Floro Flores, ci deve portare avanti, perché è il futuro. Il futuro del calcio non può essere lo spettacolo, ma l’amore. Prisco sta qui da 9 anni, Talia da 8, Carfora da 6… Ma anche Romano, Mignani, Saio, Ceresoli: non sono proprio nostri, ma averli a 20 anni è come fossero tuoi. Penso sia una delle cose più belle per una società e speriamo di continuare così. E la città è aperta e positiva a questo, ha recepito bene. Fino al 2015 erano felici con i grandi nomi ma non avevamo vinto niente. Tre anni fa volevo avere 7-8 ragazzi su 10 dei settori giovanili: meglio il nostro, ma vogliamo continuare“.

SUL RANCORE VERSO LE CRITICHE: “Non ho rancore verso chi scrive ‘Vigorito vattene’, l’amarezza e il dispiacere non riguardano le critiche calcistiche. Riguarda chi ha bestemmiato i miei morti, e questo non lo posso dimenticare. Ma non ho rancore verso nessuno“.

SULLE AGEVOLAZIONI AI TIFOSI: “Sono 20 anni che il Benevento Calcio fa una politica di agevolazione e inclusione, questo è sicuro. Ma se a ogni partita abbiamo una perdita di spettatori non possiamo permetterci di continuare lo spettacolo gratis. La Giornata Giallorossa ha una fase di prelazione per gli abbonati. Ho molto rispetto per chi paga, anche un solo euro… ma qualcuno confonde la generosità con la possibilità di fare le cose. Cercheremo comunque, anche l’anno prossimo, di far combaciare le due cose. La società terrà conto delle esigenze di una città come Benevento“.

SUL FUTURO DI CARLI (E FLORO FLORES): “Voglio vedere negli occhi di Carli, anche se non ne ho bisogno perché me lo sogno… Mi offrì la sua testa, dissi che se andava via non era un darmi una mano ma un abbandonarmi. Chiedere stasera il futuro, con un campionato che deve finire, sia veramente fuori luogo. Una cosa è certa: con loro stiamo programmando la prossima stagione. Ma il regista di un film non ha scelto già gli attori. Dobbiamo parlarci, vedere che cosa condividiamo e che cosa no. Si parte con quest’organizzazione e con questo team che abbiamo. Negare che ci sia accordi sarebbe stupido, affermarlo anche. Oggi dobbiamo goderci la festa e ringraziare tutti i collaboratori. Floro Flores? Ho la parola sua, andrà via solo se non resterà qua. Vuole restare mettendo solo la firma? Ah bene, neanche lo pago (ride, ndr)… I contratti servono solo per legare qualcuno, noi siamo qui“.

SUL MESSAGGIO DELLA FAMIGLIA IMBRIANI A FLORO FLORES: “Il Benevento Calcio è molto vicino alla famiglia Imbriani e la famiglia Imbriani è molto vicina a noi, voglio dirlo con amore. E Imbriani è stato il primo allenatore da me scelto per il settore giovanile. Saranno sempre con noi, in silenzio ricordandoli. Ma noi non dimentichiamo quelli che non ci sono, Imbriani come mio fratello che voleva il settore giovanile a tutti i costi“.

Foto: Screen OttoChannel