Donatiello tra malattia e Benevento: “Floro è speciale, Vigorito un presidente presente”

Donatiello tra malattia e Benevento: “Floro è speciale, Vigorito un presidente presente”

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Il giovane centrocampista del Benevento, fresco d’esordio tra i professionisti lunedì scorso nel derby contro la Cavese dopo aver vinto la battaglia con il linfoma di Hodgkin, ha rilasciato una lunga e toccante intervista a La Gazzetta dello Sport. Di seguito le parole di Matteo Donatiello:

SULL’ESORDIO CON I GRANDI: “Non me lo aspettavo. Certo, con la promozione del Benevento immaginavo di avere la fiducia per esordire, ma non così presto. Ho giocato in Primavera il 4 aprile, dopo un allenamento in prima squadra il giorno prima, nonostante non fossi ancora al top fisicamente. Ma volevo giocare le mie carte, quando i treni passano vanno presi al volo. Ho fatto un bell’allenamento, ricevendo anche i complimenti da mister Floro Flores e dalla prima squadra. Poi il giorno dopo sono tornato in campo in Primavera dopo 404 giorni: la combinazione di queste cose ha fatto capire alla società che ero tornato, ero pronto. E così è scattata la convocazione in prima squadra“.

SULLE SENSAZIONI PRIMA DELL’ESORDIO: “Sabato vado con la Primavera a Terni, e disputo 45 minuti buoni contro la Ternana. Al termine della gara mi vengono mostrate delle dichiarazioni di Floro Flores che mi citava nella conferenza pre-partita, confermando che mi avrebbe convocato contro la Cavese, garantendo che mi avrebbe fatto esordire. Lì ho realizzato che era tutto vero, nel giro di una settimana la mia vita calcistica si è stravolta del tutto. Ero tornato pensando di procedere step by step, recuperare piano piano con la speranza di giocarmi il ritiro… invece c’è stata una magia. L’emozione è stata infinita, anche perché in pratica è la terza partita che faccio dopo un anno. Ero emozionatissimo ma allo stesso tempo carico. Quando ti capita un’occasione del genere devi avere la lucidità e la personalità di giocarti bene le carte. Avevo paura, certo, ero teso. Ma allo stesso tempo ho fatto sì che il coraggio prevalesse su tutte le emozioni negative che possono esserci in un momento del genere. Cercavo di andare a prendere palla, di fare le giocate semplici così da prendere fiducia. Mi sono subito sentito sicuro, non potevo chiedere esordio migliore“. 

SULLA SCOPERTA DELLA MALATTIA: “La settimana dopo una gara mi sono reso conto che qualcosa non andava. Avevo un linfonodo di 2,4 cm nella zona sinistra del collo, sopra la clavicola. E avevo sudorazioni anomale durante la notte: mi saliva la febbre, avevo freddo, poi nel giro di due ore passava e la mattina dopo lasciavo chiazze di sudore sul letto. Sono andato a svolgere dei controlli, sotto consiglio anche di mia madre, pensando fosse una palla di grasso. Fatta l’ecografia, si è visto che il dottore era poco tranquillo. Con le analisi del sangue sono risultate delle anomalie. Dall’esame istologico ho scoperto che si trattava di linfoma di Hodgkin. Fortunatamente è una patologia curabile ma si trattava di un tumore del sangue. Infatti appena l’ho scoperto avevo ovviamente mille ansie e paranoie, scrivevo di continuo alla mia ematologa: il 20 marzo mi ha spiegato tutto, dal percorso di cura alla riabilitazione. Un iter preciso, sei mesi di terapia. Mi ha detto: sei giovane, lo sconfiggerai, quando vieni a fare la terapia devi essere fiducioso, perché se tu sei forte i medicinali risponderanno bene. Io l’ho affrontata così, con tutte le ansie e i momenti di sconforto, ma con coraggio. Perché, per quanto possano dirti che devi affrontare sei mesi di cure, non ne hai la certezza fino alla fine“. 

SUL RAPPORTO CON FLORO FLORES E VIGORITO: “Il mister è una persona speciale. Esprime parole positive su di me già dai tempi dell’Under 17. Quando allenava la Primavera manifestava quasi il bisogno di riavermi in campo, ha sempre messo in mostra una grande stima nei miei confronti. Poi mi ha definito un giocatore straordinario in conferenza stampa. Ma oltre a tutto questo ha raccontato anche la mia storia, le mie difficoltà, pubblicamente. E la fiducia: ha lanciato me, un ragazzo di 20 anni fermo da un anno, in Serie C. Per quanto la fiducia derivi anche dalla società e dal presidente. Non ho mai incontrato una persona come il presidente Oreste Vigorito. Mi ha ospitato a casa sua quando ha saputo del mio male. Mi ha scritto durante il periodo delle terapie, mi ha mostrato una vicinanza estrema. Ho la massima stima per lui. È un presidente presente, quasi fosse un giocatore: si mette al nostro livello, parla con tutti, ha massima confidenza con i calciatori, è dentro lo spogliatoio. Non so quanti presidenti si sarebbero comportati così con un ragazzo del settore giovanile“. 

SULL’ESSERE SICURO DI POTER TORNARE IN CAMPO: “Questa è la cosa che mi ha tenuto in piedi. Perché nella vita devi lottare per qualcosa, devi avere un obiettivo. Quando ti svegli la mattina hai bisogno di un motivo per affrontare la giornata. E questo vale per tutti, a chiunque affronti la vita, per darle un senso. Perché oggi spesso è faticoso farlo. Io per primo, in questa fase, non lo trovavo in molte cose. Mi sono fatto coraggio per uscirne, perché nella vita ho un obiettivo. E voglio affrontare ogni giorno con la consapevolezza di portarlo avanti. Perché altrimenti si fatica. Ed è anche noioso vivere senza un perché. Questa è stata la mia forza, insieme a mio padre Vito, che è sempre stato il mio primissimo tifoso da quando ero davvero piccolo, e a mia madre, Simona. Questa situazione mi ha fatto avvicinare ancora di più alla famiglia, risvegliando valori che troppo spesso nella quotidianità si finiscono per perdere. La vita riserva sorprese, il tempo non va sprecato. Ma non dovrebbero capitare queste cose per ricordarcelo“.

SULLA SUA MATURITA’, OGGI: “Guardo la vita in maniera diversa, sono maturato velocemente. Mamma mi ripeteva in continuazione di quanto fosse dispiaciuta che abbia dovuto affrontare una cosa del genere così presto, perché i ragazzi meritano di vivere la vita da ragazzi finché lo sono. Invece ho visto cose che un ragazzo di 19 anni non dovrebbe vedere. Non lo merita. Anche perché facevo le terapie soltanto con persone anziane e poi c’ero io, con la voglia di rincorrere la mia vita e i miei sogni. E la vita ti sbatte questo palo in faccia“.

SUL FUTURO: “Il sogno è arrivare più in alto possibile, non mi accontento di una presenza tra i professionisti in Serie C. Voglio sfruttare al meglio le opportunità che mi verranno date. Perché fare il calciatore è il mio piano A, il mio carattere è quello di non accontentarmi. Questo è l’augurio che mi faccio, qualsiasi cosa la vita mi riservi“.

Foto: Screen Rai Play