
Digitalizzazione nelle isole italiane: il Sud corre, ma resta il nodo della velocità
AttualitàLa digitalizzazione nelle isole italiane, in particolare in Sicilia e Sardegna, procede in modo visibile ma ancora disomogeneo. Il quadro non è fermo: famiglie, imprese e pubbliche amministrazioni usano sempre più servizi online, la rete mobile è più capillare rispetto al passato e la banda ultra-larga sta sostituendo gradualmente le vecchie connessioni. Tuttavia, rispetto a molte aree della penisola, soprattutto del Centro-Nord, il percorso rimane più lento e meno uniforme.
Il problema non riguarda soltanto la presenza fisica della connessione. La questione decisiva è la qualità dell’accesso: velocità reale, stabilità del segnale, copertura nei piccoli comuni, competenze digitali dei cittadini e capacità delle imprese di usare la tecnologia per crescere. Secondo Istat, nel 2025 l’uso di Internet resta più alto nel Centro-Nord, sopra l’85%, mentre nel Mezzogiorno si ferma al 78,5%. Il divario territoriale, quindi, non è scomparso, anche se alcune regioni meridionali mostrano segnali di recupero.
Sicilia e Sardegna tra progresso e ritardi strutturali
Le isole pagano una doppia distanza: geografica e infrastrutturale. Portare fibra, potenziare reti mobili e garantire servizi digitali efficienti è più complesso nei territori montani, interni o poco popolati. In Sicilia, la differenza tra grandi città e piccoli centri resta evidente. Palermo, Catania e Messina hanno livelli di accesso e offerta digitale più avanzati, mentre molti comuni interni dipendono ancora da collegamenti meno performanti. In Sardegna il tema è simile: Cagliari e Sassari hanno una dinamica più vicina alla penisola, mentre le aree rurali e interne soffrono maggiormente.
La situazione, però, non va letta solo in negativo. I piani pubblici per la banda ultra-larga e gli investimenti privati degli operatori hanno accelerato la transizione dalle reti in rame a fibra e FWA, cioè connessioni wireless fisse. L’Agcom segnala che nel 2025 la rete fissa italiana continua a cambiare composizione, con una riduzione delle linee in rame e una crescita delle tecnologie più moderne.
Imprese, servizi pubblici e competenze
La digitalizzazione delle isole non si misura soltanto con la fibra installata. Si misura anche nella capacità di prenotare una visita sanitaria online, accedere ai servizi comunali senza sportelli fisici, vendere prodotti locali attraverso e-commerce, promuovere turismo e cultura con strumenti digitali. Qui il Sud può migliorare molto.
Le imprese italiane stanno crescendo nell’uso delle tecnologie digitali, ma il divario resta. Istat rileva che nel 2024 l’88,8% delle imprese con almeno 10 addetti usava banda larga fissa ad almeno 30 Mbit/s, ma la soddisfazione sulla velocità della connessione risulta sotto la media nel Sud e nelle Isole. Questo dato racconta bene il problema: non basta essere connessi, bisogna esserlo in modo adeguato.
Anche le competenze digitali pesano. Nel 2025 la quota di persone tra 16 e 74 anni con competenze digitali almeno di base è salita al 54,3%, ma resta lontana dall’obiettivo europeo dell’80% entro il 2030. Per le isole, investire in formazione è cruciale quanto investire nei cavi.
Intrattenimento e nuove abitudini digitali
Un segnale della trasformazione arriva anche dall’intrattenimento online. Streaming, social media, videogiochi, piattaforme sportive e contenuti interattivi sono ormai parte della quotidianità anche nei territori insulari. La diffusione di questi servizi mostra che la domanda digitale esiste ed è forte. Anche prodotti di intrattenimento come crazy time rientrano in un ecosistema più ampio in cui velocità della rete, pagamenti digitali e alfabetizzazione informatica diventano condizioni essenziali per un uso consapevole e sicuro.
Si può migliorare, ma serve continuità
La digitalizzazione nelle isole italiane sta andando avanti, ma non ancora alla velocità necessaria per colmare davvero il ritardo con la penisola. Il rischio è creare un’Italia a due velocità: da una parte città connesse, servizi efficienti e imprese digitali; dall’altra territori periferici che restano dipendenti da infrastrutture fragili.
La soluzione passa da tre priorità: completare le reti, formare cittadini e imprese, rendere davvero digitali i servizi pubblici locali. Sicilia, Sardegna e isole minori non partono da zero, ma hanno bisogno di continuità negli investimenti. La digitalizzazione può diventare una leva per turismo, lavoro da remoto, sanità, scuola e impresa. Senza un’accelerazione concreta, però, resterà una promessa più che una svolta.