
Caso Maleventum, Potere al Popolo Sannio: “Serve controllo popolare sull’uso dei fondi pubblici”
PoliticaRiceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa di Potere al Popolo – Sannio relativo agli sviluppi della vicenda Maleventum.
“Potere al Popolo ritiene che la vicenda Maleventum continui a rappresentare uno dei casi più emblematici delle distorsioni che possono verificarsi quando la gestione di servizi finanziati con denaro pubblico sfugge a un controllo rigoroso e costante da parte delle istituzioni.
Già ai tempi in cui il consorzio era pienamente operativo, chi di noi faceva parte della Rete Antirazzista di Benevento denunciava la gestione opaca dei migranti in attesa del riconoscimento di protezione internazionale da parte delle cooperative sociali che furono costituite con l’unico scopo di “beneficiare” e ricavare utili dal flusso migratorio di quegli anni di emergenza. Strutture di accoglienza spesso fatiscenti, in condizioni igienico-sanitarie discutibili ed incapienti per il numero di migranti accolti, ben presto spostati in centinaia, da un giorno all’altro, più volte, come pacchi postali, senza tenere minimamente conto di legami familiari e reti relazionali formatisi con il tessuto sociale, impedendo di fatto qualsiasi processo di integrazione.
Fu tramite la Rete Antirazzista di Benevento che furono raccolte dagli attivisti le denunce delle centinaia di migranti che soggiornavano nei centri di Benevento e provincia delle violazioni e soprusi: pocket money e cellulari mai consegnati, mediazione culturale spesso inesistente, assistenza legale gratuita negata, allocazione dei migranti in ambienti sovraffollati e inagibili, che poi diedero via all’inchiesta giudiziaria che oggi vede tornare sotto i riflettori una pagina vergognosa non solo per la città, ma per l’Italia intera: il sistema di accoglienza basato su grossi centri e cooperative private così concepito ha causato abusi e sofferenza verso i rifugiati perché i peggiori ipocriti potessero approfittare della propria posizione per poter lucrare a spese della comunità.
Per noi la questione non è soltanto giudiziaria. È prima di tutto politica e morale.
La vicenda da un lato ci raggela e dall’altro ci conforta: ci raggela perché, se non ci fosse stata la Rete Antirazzista di Benevento e gli attivisti che ne hanno fatto parte a sopperire alle mancanze delle coperative, attivando uno sportello legale, una scuola di italiano e spesso assistenza medica oltre a supporto materiale (vestiti, scarpe, prodotti di prima necessitá per l’infanzia ecc) che ha consentito di raccogliere le istanze dei richiedenti asilo, tutto ciò non sarebbe mai venuto alla luce e i protagonisti si troverebbero ancora nelle condizioni di poter agire impunemente sfruttando la rete di rapporti di potere.Ma ci conforta rilevare come questa vicenda sia anche una prova ulteriore che un vero controllo popolare fatto dal basso, esterno alle istituzioni, è possibile e assolutamente necessario in tutti gli ambiti per arginare le storture della gestione delle risorse pubbliche.
Quando fondi pubblici destinati all’assistenza delle persone più fragili finiscono al centro di inchieste e contestazioni, quando emergono dubbi sull’efficacia dei controlli e sulla qualità dei servizi erogati, quando si crea una distanza tra gli interessi della collettività e quelli di chi gestisce risorse pubbliche, la politica ha il dovere di interrogarsi e di pretendere risposte.Come Potere al Popolo continueremo ad esercitare controllo democratico popolare dal basso sulla gestione delle risorse pubbliche e a schierarci, senza se e senza ma, contro la costruzione e l’apertura di un nuovo Centro per i rimpatri (CPR) di Castel Volturno, un centro di detenzione, luogo di dolore e violenza utilizzato per punire le persone migranti per la sola “colpa” di non avere un pezzo di carta. Investire milioni di euro nella costruzione di un lager per parlare di sicurezza è inaccettabile.Chi amministra denaro pubblico deve accettare il massimo livello di controllo democratico. Chi gestisce servizi essenziali rivolti a persone vulnerabili deve essere sottoposto a standard ancora più rigorosi.
Come comunità, non possiamo tollerare nessuna forma di lucro a scapito della dignità e della vita umana, men che meno possiamo ammettere che vengano istituiti veri e propri sistemi di sfruttamento nei nostri comuni.”