FOTO – Aurora Ruffino debutta come scrittrice: alla Ubik la presentazione di ‘Volevo salvare i colori’

FOTO – Aurora Ruffino debutta come scrittrice: alla Ubik la presentazione di ‘Volevo salvare i colori’

Cultura e Spettacolo
Dalla recitazione al romanzo d’esordio, il racconto di un percorso tra lutto, filosofia e libertà creativa. Per l’occasione, l’attrice annuncia in anteprima nazionale il suo secondo libro.

La genesi di un viaggio spirituale: da “Braccialetti Rossi” al romanzo d’esordio

Ci sono incontri che superano i confini della classica presentazione editoriale per trasformarsi in profonde riflessioni sull’esistenza, sulla verità e sulla cura dell’anima. È quanto accaduto questa mattina alla libreria Ubik di Benevento, dove l’attrice e scrittrice Aurora Ruffino si è raccontata al pubblico attraverso il suo romanzo d’esordio, Volevo salvare i colori. Un dialogo intimo in cui la scrittura si è rivelata non solo come un atto creativo, ma come uno strumento di auto-scoperta.

Nato spontaneamente nel 2015 durante le riprese della serie Braccialetti Rossi, il romanzo è fiorito da una prima pagina scritta di getto, quasi “vomitata” per un’esigenza interiore inevitabile e, pur non essendo un’autobiografia, attinge a un dolore che l’autrice conosce intimamente: l’elaborazione del lutto materno: “Sono cresciuta anch’io senza mamma, quindi quel tipo di dolore è un dolore che conosco. Ovviamente non avrei mai potuto scrivere un libro sull’elaborazione del lutto materno se non avessi provato in prima persona quel tipo di dolore”, spiega la scrittrice.

Nel romanzo, questo vissuto si trasforma nella storia della protagonista, Vanessa, che a vent’anni vive schiacciata dal senso di colpa, convinta di aver sottratto la vita alla madre, morta proprio il giorno della sua nascita. “Vanessa cresce con la passione per le farfalle, perché le farfalle non hanno bisogno di una madre per nascere: semplicemente evolvono”. La svolta arriva quando scopre l’esistenza della Vanessa del cardo, una specie reale che compie una migrazione straordinaria dalla Norvegia al Marocco. Da qui inizia un viaggio on the road, letterario e spirituale, in cui la protagonista impara a trasformare il proprio dolore, scoprendo l’amore, l’amicizia e le ferite degli altri – un viaggio che, tutto sommato, ricorda da vicino la stessa evoluzione personale dell’autrice.

La ricerca interiore: da Jung a Nietzsche per ritrovare se stessi

Durante il dialogo, infatti, Aurora ha condiviso apertamente il suo percorso di ricerca interiore, iniziato a trent’anni a seguito di una profonda crisi esistenziale che si è intrecciata inevitabilmente con la genesi profonda dell’opera:

“A un certo punto la notte non riuscivo a dormire perché mi chiedevo quale fosse il senso di questa esistenza. Genuinamente mi chiedevo che senso ha nascere, crescere e poi lasciare questo mondo”.

Una notte passata a cercare risposte su Google l’ha portata a scoprire Carl Gustav Jung, la porta d’ingresso verso un viaggio filosofico e spirituale. Per spiegare questo cambio di visione, la scrittrice ha usato una metafora suggestiva:

Normalmente è come se fossimo capaci di vedere solo cosa succede all’interno di una stanza. Quando inizi a farti delle domande più grandi, esci fuori da quella stanza e guadagni una prospettiva. È come la differenza tra Aristotele, che guardava le cose da vicino concentrandosi su una singola strada, e Platone, che amava osservare la città dall’alto di una montagna. È solo una questione di focalizzazione dell’attenzione”.

Questa espansione dello sguardo porta inevitabilmente a un percorso di verità e a scardinare le identificazioni fittizie con cui lottiamo ogni giorno. Citando Nietzsche (“Diventa ciò che sei”), l’autrice ha invitato il pubblico a fare il lavoro dinamico e difficile di togliersi le maschere indossate per compiacere la famiglia, gli amici o la società, affrontando anche la sofferenza che ne deriva. In quest’ottica, persino l’inevitabilità della morte smette di essere un tabù drammatico e diventa, paradossalmente, una “bella notizia”: la consapevolezza della fine è ciò che dà valore al presente, ridimensiona i fallimenti quotidiani (l’ansia per un esame, la perdita di un lavoro) e ci permette di fermarci a contemplare la meraviglia della vita, che sia l’incredibile architettura di un formicaio o il profumo di una rosa.

Dalla terapia della recitazione alla libertà della pagina bianca.

Sollecitata dal pubblico sul confronto tra i suoi due mondi, Aurora ha spiegato come la recitazione sia stata terapeutica nella prima parte della sua vita, permettendole di dare sfogo a un dolore blindato (attraverso ruoli intensi come quello di Cris in Braccialetti Rossi). Oggi, però, quella ferita è guarita. Per questo motivo, l’autrice ha confessato di non voler recitare in un eventuale adattamento del libro: “Voglio solo scrivere. Quel ruolo deve farlo una ragazza che ha bisogno della recitazione per tirare fuori le sue emozioni, come succedeva a me”.

I progetti futuri: Scorsese, la Rai e il sequel del romanzo

Il futuro di Aurora Ruffino è straordinariamente denso. Sul fronte cinematografico e televisivo, è reduce dall’esperienza sul set della serie firmata da Martin Scorsese, dove ha interpretato Santa Lucia (in uscita quest’anno in America), e ha da poco terminato una commedia più leggera per la Rai al fianco di Bianca Guaccero e Nicole Grimaudo (prevista per il prossimo inverno).

L’evento si è poi concluso tra gli applausi e con la consegna di un riconoscimento speciale, conferito nell’ambito degli appuntamenti culturali targati BCT – Festival Nazionale del Cinema e della Televisione di Benevento, che si conferma così non solo una vetrina per il grande schermo, ma anche uno spazio di profondo scambio culturale, capace di premiare la versatilità di un talento che sa muoversi con la stessa intensità tra la macchina da presa e le pagine bianche.:

Ad Aurora Ruffino, per aver saputo emozionare il pubblico attraverso interpretazioni intense e una scrittura autentica e personale”. Una motivazione che rispecchia perfettamente la donna e l’artista che, oggi, ha scelto di vivere e creare guidata solo dalla propria verità.