Benevento, altro che “isola felice”: violenza e paura entrano nella quotidianità

Benevento, altro che “isola felice”: violenza e paura entrano nella quotidianità

Spari, aggressioni, rapine e risse. In poche settimane una sequenza di episodi ha riportato con forza il tema della sicurezza al centro del dibattito cittadino. Tanto da spingere il sindaco Mastella a chiedere una sessione straordinaria del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza. Benevento resta una città relativamente sicura? I numeri dicono di sì. Ma la realtà raccontata dalle cronache impone una domanda: siamo ancora un’isola felice o siamo diventati un’isola tutt’altro che felice?

C’è una contraddizione che Benevento deve avere il coraggio di affrontare. Da una parte ci sono le statistiche che, negli anni, hanno consegnato il Sannio all’immagine di una delle realtà più sicure d’Italia. Dall’altra c’è una cronaca recente che racconta episodi di violenza sempre più ravvicinati e, soprattutto, consumati in luoghi della quotidianità: il centro storico, le piazze, i locali, perfino il pronto soccorso di un ospedale.

Non significa che Benevento sia improvvisamente diventata una città pericolosa. E sarebbe scorretto sostenere, sulla base di queste sole cronache, che esista già un aumento statisticamente dimostrato della criminalità.

Ma una cosa è innegabile: nelle ultime settimane si è concentrata una sequenza di episodi che ha modificato la percezione di sicurezza. Sino agli ultimi due gravissimi fatti delittuosi avvenuti in questa settimana: dall’aggressione di piazza Roma (leggi QUI), ai colpi d’arma da fuoco esplosi ieri sera al Wikka Park (Parco De Mita).

Una escalation di violenza che deve far riflettere le istituzioni, da quelle civili a quelle militari e non da ultimo quelle culturali e formative. Perché la violenza – se non si vuol scadere nel becero populismo – ha sempre una matrice “culturale”, nel senso di mancanza di strumenti culturali e formativi tali da permettere alle persone di riconoscere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Se dalle liti degenerate in aggressioni – già di per sé fatti gravissimi – si giunge all’uso di una pistola, il rischio di trovarsi dinanzi a una tragedia allora diventa enorme. Questa volta il bilancio è stato quello di un giovane ferito alla mano. Poteva andare molto peggio.

Altro che “isola felice”?

Ed eccoci allora alla domanda. Benevento è ancora un’isola felice? Se guardiamo alle statistiche complessive, il Sannio continua a essere una realtà relativamente sicura. Questo dato va riconosciuto. Ma una statistica non può cancellare la paura di un padre e di un figlio aggrediti in piazza Roma. Non può restituire serenità a un anziano rapinato in centro. Non può spiegare la paura di chi assiste a una rissa o, peggio ancora, sente degli spari durante una serata.

La sicurezza, infatti, non è soltanto una questione di numeri. È anche percezione, qualità della vita e libertà di vivere gli spazi pubblici senza paura. E proprio per questo sarebbe sbagliato sia gridare all’emergenza criminale sia, al contrario, minimizzare tutto come una semplice serie di episodi isolati. La strada più seria è un’altra: guardare i fatti per quello che sono.

La sicurezza non può essere soltanto una risposta dopo la violenza

Le forze dell’ordine, in questi episodi, hanno spesso risposto con tempestività. Gli autori o presunti autori sono stati individuati, fermati o sottoposti ai provvedimenti previsti.

Ma la repressione arriva necessariamente dopo. La vera sfida è la prevenzione. Significa più presenza nelle aree sensibili e nelle ore più tarde, illuminazione adeguata, videosorveglianza realmente utilizzata, controlli mirati. Ma significa anche politiche per i giovani, contrasto alle dipendenze, recupero delle aree degradate e capacità di intervenire sui fenomeni di marginalità prima che sfocino nella violenza. Perché non basta arrestare. Bisogna impedire che la violenza diventi normale.

Non alimentare la paura, ma nemmeno nasconderla

Benevento non ha bisogno di essere descritta come una città assediata. Sarebbe falso. Ma non ha neppure bisogno di rifugiarsi dietro l’etichetta di “isola felice” ogni volta che accade qualcosa di grave. Perché gli episodi di queste settimane sono reali.

Aggressioni, rapine, risse e, infine, una pistola che spara in un luogo frequentato da centinaia di persone. Non sono tutti fenomeni uguali e non dimostrano da soli un’emergenza criminale strutturale. Ma rappresentano un campanello d’allarme che una città responsabile non può ignorare.

Benevento ha ancora tutte le caratteristiche per essere una città sicura, vivibile e accogliente. Ma la sicurezza non è un titolo conquistato una volta per tutte.

Forse, allora, è arrivato il momento di abbandonare almeno per un attimo la definizione rassicurante di “isola felice”. Benevento può continuare a essere un’isola sicura, ma soltanto se avrà il coraggio di guardare le proprie crepe e intervenire prima che diventino fratture.