
L’INTERVISTA – Il lutto e la scrittura: Alma Maio presenta ‘Sorella del mio cuore’
Cultura e SpettacoloSidebar intervistaDare voce al dolore per attraversare il lutto e metabolizzarlo: è ciò che ha scelto di fare Alma, condividendo con questa breve ed intensa opera il ricordo di sua sorella Criseide e i momenti più salienti della sua malattia.
Conosco Alma da una vita e lei conosce me. Conosco la sua storia e il suo vissuto, i valori che insegue e con cui ha scelto di vivere la vita. Lei conosce i miei. La conosco da così tanto tempo che a legarmi a lei ormai è un rapporto di stima e affetto, di rispetto e vicinanza reciproca, fatto di presenza e comprensione, anche nei momenti più duri. Ed è proprio perché conosco Alma e conosco la sua anima dolce, sensibile e gentile, che ho voluto condividere con lei questo breve viaggio tra le pagine del suo nuovo libro, ‘Sorella del mio cuore‘. Un viaggio che, attraverso il ricordo di sua sorella, ci porta dentro una storia dolorosa e profondamente umana: quella di Criseide e della sua malattia. Criseide è volata in cielo lo scorso 27 novembre 2025 a causa di un tumore raro, un sarcoma dei tessuti molli. In questo libro, sua sorella Alma Maio promette di metabolizzare quel lutto e attraversare quel dolore così grande, raccontando piccoli frammenti di vita di Criseide attraverso la testimonianza di chi l’ha conosciuta e i momenti più salienti della malattia.
Con Alma abbiamo cercato di dar voce a un dolore che spesso si cela, di cui non tutti parlano, ma che siamo certe che in molti potranno condividere. Con lei non abbiamo voluto raccontare soltanto una perdita, ma anche ciò che resta dopo: i ricordi, l’amore, gli innumerevoli interrogativi che nascono nell’essere umano e quell’esigenza di dover dare una risposta a tutto. Da qui nasce questa intervista: dal desiderio di conoscere meglio il libro, ma soprattutto di entrare, con delicatezza, in questa storia che siamo sicure accomuni migliaia di persone.
L’INTERVISTA
Partiamo dal nome… ‘Sorella del mio cuore‘: perché hai scelto questo nome? “Ho scelto questo nome perché ‘Sorella del mio cuore’ era il modo in cui mi chiamava mia sorella durante la malattia. Chiaramente per me lo era allo stesso modo.“
‘Breve storia di un amore infinito‘, io invece credo che queste pagine contengano molto più di quanto si possa immaginare perché narrano di una vita intera spesa per gli altri. Il motivo della pubblicazione di quest’opera è chiaro: il lutto è un qualcosa che va vissuto, non evitato. Il lutto va attraversato e tu lo hai fatto con dignità. Come è nata l’idea di scrivere questo libro e cosa ti ha spinto a raccontare la storia di tua sorella? “Dopo la morte di mia sorella sono stata malissimo, i primi mesi sentivo una grande rabbia e non riuscivo ad accettare che fosse accaduto. Camminavo per strada e sentivo un vuoto, ma soprattutto avvertivo una mutilazione. Premetto che io e Criseide abbiamo vissuto 58 anni insieme. Abbiamo avuto la fortuna, infatti, di rimanere nello stesso posto anche da sposate e pertanto la frequentazione era quotidiana oltre alle nostre telefonate. Non abbiamo dovuto forzare la frequentazione tra le nostre famiglie perché i nostri rispettivi coniugi hanno legato subito e ciò ha sempre favorito i nostri pranzi e i nostri viaggi. Dopo questi primi mesi di profondo dolore, mio marito – che ha sempre apprezzato la mia forza – ha capito che stavolta era diverso. Non riuscivo ad accettare, non riuscivo a farmene una ragione. Ha prenotato quindi un viaggio ad Assisi, dove da sempre io e la mia famiglia ci rechiamo ogni anno durante i giorni del ‘Perdono di Assisi’. Questa volta, in occasione dell’ostensione del corpo di San Francesco (un evento straordinario) siamo partiti a marzo per due giorni. Durante la visita è successo qualcosa che mi è arrivato come un balsamo di consolazione. Durante il viaggio del ritorno, ho iniziato ad elaborare. La morte di mia sorella non poteva essere vana. Lei è stata una persona che ha vissuto serenamente e facendo sempre del bene, pertanto, una volta rientrata a casa, ho deciso che durante i fine settimana, sarei andata a fare visita alle persone che l’avevano conosciuta. Man mano che facevo queste visite anche nei luoghi più lontani, capivo che mi faceva bene parlare di mia sorella. Ho chiesto quindi alle persone che mi raccontavano di lei, di mandarmi delle testimonianze scritte, iniziando così una vera e propria raccolta dei loro contributi.“
Nel libro possiamo apprezzare Criseide attraverso la testimonianza di chi l’ha conosciuta e ha vissuto con lei parte della sua esistenza. Quanto è stata determinante – per te, ma anche per Criseide – la vicinanza di queste persone in un percorso così tortuoso che ti toglie tutta la serenità con cui invece andrebbe vissuta la vita? “Molte persone le conoscevo in quanto spesso andavo a trovare Criseide nei paesi dove lei ha insegnato e vissuto. Altre invece le ho conosciute in questa triste occasione, ma devo dire che da subito abbiamo legato moltissimo. Ho avuto la vicinanza di tante persone durante la malattia, le amiche più care, le colleghe della scuola di Benevento dove ha insegnato fino a quando non è arrivata la malattia, le nostre cugine e cugini, le amiche care che hanno condiviso i primi anni di insegnamento e il gruppo degli insegnanti di Arienzo. Senza la loro presenza non ce l’avrei fatta.“
Una collega scrive: “il bene vero non finisce, si trasforma”. Questo è ciò che fa la morte: non cancella, ma cambia il modo di esserci. Tu sei d’accordo? “Se mi avessi fatto questa domanda qualche mese fa, ti avrei risposto di non aver ancora sperimentato questa cosa. Oggi invece ti dico che sto facendo piccoli passi verso questo obiettivo. Il Bene vero non finisce, ma si trasforma in qualcosa di più grande. L’assenza di mia sorella sta diventando presenza quotidiana. Un modo diverso di esserci, perché la mia fede mi ha insegnato questo. Questo evento luttuoso e devastante è per me uno spartiacque, c’è un prima e un dopo. Nulla potrà mai essere più come prima, ma possiamo sforzarci di fare il bene che perseguiva lei: nell’ambiente lavorativo, in famiglia, nel sociale e in tutte le cose che faceva.“
La seconda parte del libro è la più bella perché a parlare di Criseide non è più un adulto, ma sono i bambini: i suoi alunni. Nelle ultime pagine troviamo le lettere che ognuno di essi ha voluto dedicarle. Qui il bianco e nero del carattere stampato lascia spazio a disegni colorati e calligrafie tondeggianti. Secondo te, come si insegna ad un bambino così piccolo che la vita non è sempre un film a colori? Aver chiesto loro di partecipare alla stesura di questo libro pensi che sia stato utile affinché anche loro possano comprendere la malattia, il dolore di una perdita ma anche l’elaborazione di un lutto? “La parte che riguarda i suoi alunni è sicuramente la più intensa perché riguarda i più piccoli. Fin dal primo momento c’è stata una grande attenzione nei confronti degli alunni, in quanto le insegnanti fin dall’esordio della malattia di Criseide hanno cercato di non turbarli. Poi è successo qualcosa di straordinario durante la stesura delle testimonianze da parte delle insegnanti. A scuola si è saputo che io, in qualità di sorella, avevo iniziato questa raccolta e pertanto alcune mamme, insieme agli alunni, autonomamente hanno chiesto ad una delle insegnanti se potessero contribuire con i loro elaborati. È stata una sorpresa meravigliosa che ha molto gratificato me e la mia famiglia. Volutamente abbiamo lasciato i colori da loro utilizzati e la loro grafia perché i bambini sono così spontanei e vivaci che meritano tutta l’attenzione possibile. È difficile spiegare ad un bambino che una delle loro insegnanti, così amata, non c’è più, ma sono sicura che le loro famiglie insieme alle altri insegnanti hanno saputo affrontare questo delicato tema. Sicuramente, scrivere di lei – come lo è stato per me – è stato anche per loro un modo per attraversare quel dolore.“
Tra le pagine di questo libro, prima ancora di arrivare al casello della malattia, conosciamo una Criseide leggera e spensierata. Dai primi giorni dietro la cattedra, al legame con le amiche di sempre, fino alla scoperta dell’attesa di Maria Letizia. Questo spiega il dono meraviglioso che ti fa la vita quando decide di donarti un figlio, ma anche lo strazio di quando una madre viene strappata a questo figlio da un destino crudele. “I primi anni di insegnamento sono stati bellissimi. Criseide è entrata nella scuola a 19 anni, oggi forse quasi impossibile per i nostri giovani. Il suo primo inserimento è stato in vari paesi della provincia di Caserta. Chiaramente ha dovuto trasferirsi, ma ciò ha permesso che lei si dedicasse completamente al suo lavoro. Le numerose amiche che aveva conosciuto le permettevano di stare bene nonostante la distanza da casa. Il trasferimento in provincia di Benevento, successivamente, le ha permesso – così come ho scritto nel libro – di coltivare gli interessi che aveva maturato negli anni, ma soprattutto di conoscere suo marito. Per la maternità Criseide ha dovuto aspettare diversi anni, ma poi ha avuto una gioia grande nel dare alla luce sua figlia, Maria Letizia. Sono stati anni felici, pieni di premure verso la bambina. Era una mamma pienamente appagata. Finalmente il sogno della sua vita, si era realizzato. Oggi, se penso a quel periodo mi viene tanta tristezza, ma se penso a ciò che ha lasciato, rispondo che Criseide ha vissuto pienamente tutto ciò che la vita le ha dato. È profondamente ingiusto che una figlia debba vivere senza la mamma, ma gli strumenti che mia sorella ha dato alla sua ragazza sono innumerevoli, tanto che oggi Maria Letizia è molto autonoma e matura nonostante la sua giovane età. Cerco di spiegarmi con la fede ciò che umanamente non si può accettare, e la mia più grande insegnante è la nostra mamma: lei, nonostante il dolore grande per la perdita di nostra sorella e i suoi anni, continua a pregare e promuovere il bene.“
Oggigiorno i tempi di attesa per visite ed esami possono essere molto lunghi, l’accesso a percorsi più rapidi è sempre meno alla portata di tutti e non sempre è facile avere una diagnosi: cosa ti ha spinto a raccontare anche dal punto di vista medico il percorso affrontato con Criseide? Alla luce della vostra esperienza, credi che ci sia ancora molto da fare per garantire a tutti un’assistenza sanitaria tempestiva e adeguata? “Sicuramente i tempi di attesa possono essere molto lunghi, ma soprattutto la diagnosi del male che ha colpito mia sorella è molto difficile. Ecco perché lo scopo del libro è benefico. Durante la malattia di mia sorella ho iniziato ad interessarmi alla ‘Fondazione Gonzato Ets’ il cui presidente Ornella Gonzato ha perso a sua volta una sorella venti anni fa. Questa Fondazione da anni svolge un lavoro di diffusione e di sensibilizzazione presso le Istituzioni affinché si investa di più nella ricerca in merito a questo tipo di malattie molto rare. Oggi le donazioni che vengono effettuate per il mio libro, dunque, vengono devolute proprio alla Fondazione Gonzato creata dalla presidente Ornella per la morte di sua sorella Paola. La Fondazione, inoltre, ha pubblicato i centri di riferimento in Italia per la diagnosi e la cura dei sarcomi. Io ho voluto presentare questo libro per raccontare la storia di Criseide, affinché altre persone possano accedere a tutte le informazioni necessarie. Mia sorella ha potuto accedere a tutte le cure dei vari centri perché ne aveva la possibilità; ha potuto contare sulla presenza di noi familiari che ci siamo alternati per assisterla. Tuttavia, tutto questo non dovrebbe essere un lusso. Credo che tutto ciò non debba essere sostenuto dalle famiglie, ma dal servizio sanitario. Perché si tratta di un diritto per tutti.“
Nel libro racconti anche il momento in cui la malattia porta con sé la consapevolezza della morte imminente, affrontandolo da un punto di vista spirituale. Secondo te, si parla abbastanza del dolore, delle paure e delle difficoltà che vivono i familiari accanto a una persona malata? Alla luce della tua esperienza, credi che oggi venga garantita davvero la dignità del paziente nella fase terminale della sua malattia? “Ho raccontato gli ultimi momenti di vita di mia sorella dal punto di vista spirituale perché penso sia chiaro che da sempre faccio un percorso di fede. Il testamento spirituale che Criseide mi ha affidato e che io ho trascritto nel libro non è avvenuto nel momento della morte chiaramente, ma in tanti momenti in cui pensando di non farcela ha voluto trasmettere tutto l’amore verso sua figlia e il marito in primis, verso la nostra mamma, verso noi fratelli e verso tutte le persone che lei ha amato. Per me c’è una linea sottile tra la vita e la morte, e ciò che abbiamo visto in ospedale me ne ha dato la certezza. Il dolore provato per la sua morte è indelebile, ma c’è una certezza che non perderò nonostante la devastazione. Quando arriva un dolore così grande puoi fare solo due cose: Affrontare o Fuggire. Per quanto riguarda la dignità personale, credo non sia abbastanza garantita. Molto dipende dalle risorse dell’ospedale e da come la famiglia riesce a supportare il malato. Si dovrebbe fare molto di più. Il personale sanitario passa quotidianamente per l’assistenza del malato, ma sicuramente non c’è abbastanza personale per l’assistenza. Noi abbiamo avuto la fortuna di essere aiutati da una persona che era vicino alla mamma, accanto a Criseide. Era un OSS che lavora a Genova. Ci ha aiutato e ci ha insegnato come ci si prende cura di una persona ammalata. Lo considero il nostro Angelo. Il percorso da fare per garantire la dignità e la giusta assistenza è ancora lungo, ma con l’impegno delle Istituzioni e della nostra forma mentis ci possiamo riuscire.”
Dopo aver vissuto così da vicino la malattia e la morte di tua sorella, cosa hai imparato e come è cambiato per te il valore del tempo dedicato alle persone che amiamo? “Ciò che ho imparato dalla morte di mia sorella è quello di non aspettare a fare le cose per le persone care pensando di avere tanto tempo. Non so se è un caso, ma noi non ci siamo mai risparmiati con lei. Per alcuni eventi, in modo particolare, le abbiamo preparato tante sorprese, non abbiamo mai lesinato il nostro affetto e, soprattutto durante la malattia, l’abbiamo sempre riempita di attenzioni. Con lei ho imparato che il tempo ha un valore straordinario: noi pensavamo di invecchiare insieme, ma ciò non ci è stato concesso.“
Cosa ti auguri che questo libro possa lasciare nel cuore di chi lo leggerà? Cosa vorresti che rimanesse loro, una volta arrivati all’ultima pagina? “Con questo libro ho voluto trasmettere tre messaggi: l’importanza della ricerca e della sensibilizzazione verso le malattie, soprattutto quelle rare; l’amore infinito, che in un periodo come questo può aprire un varco nei cuori delle persone; l’aspetto spirituale perché, anche se chi leggerà questo articolo non la pensa allo stesso modo, la testimonianza di fede ha sempre un valore grande.“
Alma, se Criseide potesse leggere questo libro oggi, cosa direbbe? “Sono sicura che Criseide, nonostante non amasse stare al centro dell’attenzione, approverebbe perché la causa è grande.“
Moglie, madre e sorella. Alma Maio, commercialista di professione, è nata il 17 ottobre 1967 a Reutlingen, in Germania, per poi stabilirsi successivamente ad Apollosa (BN), dove attualmente vive e lavora. Il libro ‘Sorella del mio cuore‘, di cui lei è autrice, è acquistabile su donazione nelle librerie di Benevento. Il ricavato sarà devoluto alla ‘Fondazione Gonzato Ets’ di Ornella Gonzato.