La lirica si afferma come regina di emozioni intense attraverso l’unione di canto, drammaturgia e musica negli spazi incantati del Teatro Romano di Benevento, luogo d’eccellenza per scenari storici ed acustica sopraffina, grazie al programma la “Lirica al “Teatro Romano”.
La produzione ha visto la supervisione del soprano Katia Ricciarelli con la direzione del Maestro Leonardo Quadrini e la regia di Alessio Rizzitiello, rappresentazione accompagnata dall’Orchestra Internazionale della Campania.
Le voci liriche, con la loro potenza di estensione musicale, forti dell’incredibile interpretazione artistica dell’Orchestra di cui sopra,diretta dal già citato Maestro Leonardo Quadrini, hanno portato in scena la Turandot, opera in tre atti scritta su libretto di Giuseppe Adami e Renato Simon con musica del grande compositore Giacomo Puccini.
L’opera lasciata incompiuta per la dipartita dello stesso Puccini, sarà in seguito completata da Franco Alfano.
A dare vita e spessore artistico alla rappresentazione della grande opera pucciniana, hanno contribuito gli interpreti della stessa e precisamente Daniela Zerbinati nel ruolo di Turandot, Giorgio Casciarri nella parte di Calaf, principe ignoto, Mimma Briganti nella parte di Liù, schiava che accompagna Timur e Luca Gallo nel ruolo di Timur, padre di Calaf, più una serie di bravissimi altri artisti che hanno accompagnato quelli già indicati nello svolgimento della vicenda e nella conformazione musicale di uno dei capolavori di Puccini.
Potente e totalizzante la musica del grande musicista lucchese, capace di catturare le emozioni umane attraverso melodie accattivanti e coinvolgenti, il tutto in un andamento emotivo nello stesso tempo dolce ed autorevole, quasi a solleticare le corde più profonde dell’intimo umano, ma senza mai ignorarne le manifestazioni concrete della vita.
La sua musica, figlia anche della cultura romantica dei suoi anni, è infatti capace di tratteggiare i temi della vita e della morte tipici del Romanticismo, temi affrontati con un’intensità emotiva ed una complessità che riflettevano la crisi dei valori illuministici e la contemporanea ricerca di un nuovo valore esistenziale.
Puccini, da compositore profondamente romantico, è riuscito nelle sue opere ed anche nella Turandot, ad esplorare le emozioni umane in contesti drammatici nei quali, amore, desideri, passione e sofferenza si fondono coinvolgendo inevitabilmente il pubblico.
L’opera ambientata nella favolosa Pechino, è la storia della bellissima e crudele principessa Turandot che, per concedere la sua mano, pretende la risoluzione di tre enigmi che rispondono a “Speranza”, “Sangue” e “Turandot”, pena la morte.
Il principe ignoto Calaf si mette alla prova e risolve gli enigmi, ma non accetta il matrimonio se prima la stessa Turandot non sappia scoprire il suo nome prima dell’alba. Turandot, disperata, ordina che nessun dorma a Pechino per scoprire il nome del principe, ma Calaf, certo ormai della vittoria, intona la famosa area “Nessun dorma”.
Timur e Liù vengono accusati di conoscere il nome del principe ed allora Liù, pur di non rivelare quel nome, si uccide per amore di Calaf. Infine lo stesso Calaf rivela a Turandot il suo nome, gesto che porta la principessa a dichiarargli il suo amore affermando, di fronte all’imperatore ed al popolo, che il nome dello straniero è Amore.
Tanti e convinti gli applausi del numeroso pubblico presente, coinvolti nella storia e nell’andamento musicale che ha fatto risuonare ripetutamente, nell’andamento generale lirico, le note del “Nessun dorma”.
La potenza della musica pucciniana, ricca di caratteristiche della cultura romantica, ha dunque riempito l’aria e gli spazi del Teatro Romano che, arricchito da scenari ricchi e significativi e dalla danza del Corpo di ballo Studi Danza F. Saveria Cotroneo, hanno regalato ai presenti, tutti amanti della musica lirica, una serata di fascino e coinvolgimento tanto emotivo quanto melodico.
Madama Butterfly, storia d’amore, dolore e morte al Teatro Romano
E’ tornata, nella serata di martedì 30 luglio, negli spazi dell’antico e prestigioso Teatro Romano di Benevento, la “Lirica al Teatro Romano” con la rappresentazione della “Madama Butterfly” di Giacomo Puccini.
Il cartellone operistico organizzato dalla Direzione Regionale Musei Campania, dall’Area Archeologica del Teatro Romano, dall’Associazione Musicainsieme con il patrocinio del Ministero della Cultura, in occasione del centenario pucciniano (1924-2024), ha rievocato, con la musica del grande compositore lucchese, la vicenda tragica di una giovane donna giapponese – Cio Cio-san, che significa Madama Farfalla, in inglese Madama Butterfly – amata e poi abbandonata da un giovane ufficiale della marina degli Stati Uniti, Benjamin Franklin Pinkerton.
Ha accompagnato la rappresentazione l’Orchestra Sinfonica Internazionale della Campania diretta, in modo egregio, dal maestro Leonardo Quadrini.
Puccini decise di musicare il testo, da un libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, dopo aver assistito al Duke of York Theatre di Londra, nel giugno del 1900, alla tragedia in un atto “Madame Butterfly ” di David Belasco, a sua volta tratta da un racconto dell’americano John Luther dal titolo “Madame Butterfly”, del 1898.
L’opera, basata su un fatto realmente accaduto in America, fu composta tra il 1902 ed il 1903 e rappresentato per la prima volta al Teatro alla Scala di Milano. Fu un fallimento e solo dopo una rielaborazione dell’opera da parte di Puccini e dei suoi librettisti, essa ebbe un grande successo a Brescia nel 1904.
Attento e scrupoloso nella ricostruzione di una vicenda ambientata in oriente, Puccini, per la sua storia vissuta a Nagasaki, si fece aiutare da un’attrice giapponese, Sada Yacco, e dalla moglie dell’ambasciatore nipponico, da ambedue ottenne la descrizione degli usi e costumi del popolo giapponese che poi riportò nel suo capolavoro.
La storia di d’amore, dolore e morte, è stata portata sul palco del teatro cittadino dalle potenti e calde voci del soprano Luciana Distante, nel ruolo di Butterfly, del tenore Mickael Spadaccini, in quello di F.B.Pinkerton, di Laurent Kubla, nella parte del console Sharpless, di Sara Tiburzi nel ruolo di Suzuki, di Giordano Farina in quello dello Zio Bonzo, di Silvano Paolillo nel ruolo di Goro, di Angelo Nardinocchi in quello del Principe Yamadori, di Maura Minicozzi nella parte di Kate Pinkerton e di Giuseppe Montanaro che ha impersonato il Commissario Imperiale.
Il sipario si è alzato raccontando, con le splendide voci degli interpreti pucciniani, il matrimonio “giapponese” che Pinkerton contrae con Butterfly, ma anche l’atteggiamento conflittuale ed ironico che quest’ultimo dimostra nei confronti delle regole sociali e della tradizione del paese nipponico.
Nello stesso tempo la rappresentazione ha narrato, il desiderio di evasione da una realtà percepita come limitante e la voglia di immedesimarsi in quella dell’amato da parte di Butterfly, che rinuncia alla sua fede venendo così rinnegata dalla famiglia e dalla sua società.
L’amore tra i due ben presto vive il distacco dovuto alla partenza di Pinkerton che, dopo aver promesso il suo ritorno, abbandona la donna per tre anni, tempo nel quale viene al mondo un loro bambino.
La Butterfly però attende ancora fiduciosa il suo uomo, famosa è l’aria “Un bel dì, vedremo” durante il secondo atto dell’opera.
Quando finalmente Butterfly vede tornare in porto la nave americana, sperando di rivedere l’amato, vive in realtà la disillusione di un ritorno tradito, l’uomo, che ella considera ancora suo marito, ha sposato un’altra donna americana ed insieme, loro chiedono l’affido del bambino per offrirgli un futuro migliore.
Grande la sofferenza ed il dolore della donna che, pur amando suo figlio, decide di affidarlo ai nuovi venuti, ma anche di togliersi la vita affinchè il bambino, non avendo più sua madre, possa dimenticare e vivere in terra lontana.
La libertà conquistata dopo il suo passato di geisha, grazie all’amore per uno straniero e la idealizzazione totale dell’oggetto amato, visto in maniera adolescenziale, Butterfly aveva solo 15 anni al tempo della vicenda, appariva alla donna come la più bella possibilità di affrancarsi da un mondo angusto e limitato dalla povertà, accompagnata però, subito dopo, dalla disillusione cocente nei confronti delle proprie scelte.
Tutto questo porta Butterfly alla consapevolezza della necessità di tornare alla vecchia vita, con la conseguente scelta della morte, compiuta col rituale della tradizione, un coltello che riporta sulla lama la scritta: “Con onor muore chi non può serbar vita con onore”.
Magnifica interpretazione di una delle opere più belle ed intense del genio pucciniano, una tragedia particolare che occupa un posto rilevante nel panorama culturale della fin de siecle e del primo novecento, la storia di un amore straziante e di una donna pucciniana che vive un afflato religioso controverso, ambientato in Giappone e che tocca un tema centrale della cultura del decadentismo: il dramma della perdita.
“Madame Butterfly” , che vede ancora una volta come protagonista una donna, è dunque un’opera unica sia per ambientazione che per un procedere melodico simile ad una continua conversazione.
Una storia ed una rappresentazione che il numeroso pubblico presente ha molto apprezzato riservando a tutti gli interpreti, gli organizzatori e ad Alessio Rizzitiello, assistente alla regia su note di Alessandro Cecchi Paone, applausi a scena aperta che avevano l’implicita richiesta di replicare l’esperienza lirica anche per il prossimo anno.
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