Pietrelcina, ‘Spiritualità e politica. Manifesto per la felicità pubblica: idee per un’elaborazione condivisa’: ieri il quinto incontro

Pietrelcina, ‘Spiritualità e politica. Manifesto per la felicità pubblica: idee per un’elaborazione condivisa’: ieri il quinto incontro

AttualitàDalla Provincia

Palazzo De Tommasi – Bozzi a Pietrelcina ha ospitato ieri pomeriggio il quinto incontro sul tema “Spiritualità e politica. Manifesto per la felicità pubblica: idee per un’elaborazione condivisa” organizzato dal “Laboratorio per la felicità pubblica” in collaborazione con Base Benevento, “Argomenti2000 – Associazione di amicizia politica”, CSV Irpinia Sannio ETS e Archeoclub Pietrelcina.

L’incontro ha visto il confronto, introdotto dal coordinatore del Laboratorio per la felicità pubblica Ettore Rossi, tra l’assessore al Comune di Pietrelcina Domenico Rossi; Morena Cecere Vicesindaco di Montesarchio; Vito Fusco Sindaco di Castelpoto; Giovanni Tommaso Manganiello Sindaco di San Nazzaro; Simone Paglia Sindaco di Campolattaro; Danilo Parente Sindaco di Apollosa ed Angelo Pepe Sindaco di Apice.

Le conclusioni sono state affidate invece a don Matteo Prodi, direttore della Scuola di Impegno socio-politico della Diocesi di Cerreto Sannita – Telese – Sant’Agata de’ Goti.

«Pietrelcina ospita ancora una volta questa meravigliosa iniziativa di Ettore Rossi e del Laboratorio per la felicità pubblica, e la cornice rappresentata da Pietrelcina – ha spiegato l’assessore Domenico Rossiè proprio quella di un luogo che è nato per unire, per agglomerare attorno ad un’idea di comunità, di destino, il territorio, tutti i comuni del territorio. Noi siamo stati benedetti per essere stati il paese natale del Santo più venerato del ventesimo secolo e questo per noi è da un lato un grande onore, e dall’altro è un qualcosa che ci mette di fronte ad un grande responsabilità che è quella di essere luogo di discussione, luogo aperto alle opinioni di tutti, in cui tutti possano trovare la chiave per confrontarsi e poter favorire una crescita umana e civile prima che politica della propria comunità».

«Abbiamo provato a fare una prima sintesi dei diversi incontri che abbiamo tenuto qui a Pietrelcina con i sindaci e gli amministratori locali sul tema della spiritualità e politica. In particolare – ha sottolineato Ettore Rossiabbiamo lanciato agli amici sindaci la proposta di raccogliere delle idee e delle proposte alla luce della loro esperienza sul campo chiedendo loro di misurarsi sul tema la felicità pubblica per provare a scrivere, con una elaborazione condivisa, un manifesto per la felicità. Naturalmente lo scriveremo nell’arco di qualche incontro e questa sera sarà una prima parte legata appunto alla raccolta. Perché ci sembra molto interessante focalizzare questo tema in quanto da una parte le nostre comunità sono attanagliate da tante paure e le paure si traducono in solitudini. Ma lo scopo fondamentale della politica è dire al prossimo “tu non sei solo”, perché abbiamo la possibilità di costruire insieme una comunità di destino.

Ecco, quindi, dichiarare che il prossimo non è solo attraverso l’azione collettiva, l’azione politica, è il primo passo come per costruire condizioni di ben vivere nelle comunità. Noi abbiamo più volte insistito sul tema di favorire la partecipazione civica, che significa incentivare la co-progettazione, il coinvolgimento, la democrazia deliberativa, l’attivismo del terzo settore per concorre ad individuare i bisogni e poi dare delle risposte ai problemi delle persone.

Ecco, tutte queste cose, certamente, sono un altro elemento che determina felicità nelle comunità. Così come in questi incontri abbiamo più volte sostenuto che la politica deve ispirare fiducia perché le istituzioni della politica funzionano quando la gente si rapporta con esse in termini di fiducia. E, soprattutto, la fiducia è importante per le persone più deboli, quelle che hanno meno risorse perché in questo caso la politica può svolgere una funzione promozionale, mentre chi ha più risorse può anche in determinate circostanze fare a meno della politica.

Quindi il valore delle relazioni, in quanto in una comunità la felicità è fondata sulle relazioni e allora la politica deve costruire condizioni perché all’interno della comunità si sviluppino relazioni generative. Anche questo è un tema importante che poi si può tradurre in tante iniziative concrete che favoriscano le relazioni pensando agli anziani, pensando ai bambini, pensando ai giovani. Le comunità povere di relazioni sono comunità infelici, le comunità più ricche di relazioni sono comunità felici».

«Scrivere il Manifesto per la felicità pubblica – ha detto nelle sue conclusioni don Matteo Prodivuol dire prendere posizione su cosa vuol dire “felicità pubblica”. L’aggettivo “pubblica” caratterizza in modo molto profondo questo tema della felicità. Perché vuol dire innanzitutto essere consapevoli che non si può essere felici da soli. Questo è il punto di partenza. La politica è sempre la costruzione di una città, di una comunità, e quindi non può non occuparsi della felicità pubblica. Dobbiamo fare riferimento alla comunità perché comunità vuol dire che ognuno porta il suo dono, “munus”, mettere insieme i doni, questo è la politica, mettere tutti nelle condizioni di portare il proprio contributo affinché la nostra città e la nostra comunità, il nostro luogo, il nostro territorio, sia sempre più bello e davvero più capace di far fiorire le persone. Abbiamo bisogno di amministratori profetici, capaci di abitare la sofferenza del popolo. Cominciamo con il dire quello che ognuno di noi pensa e poi certamente ci sarà il modo di scrivere questo manifesto e la speranza è che in molti lo possano sottoscrivere».                                                   

Claudio Sardo: “Sassoli ha lavorato perché l’Europa avesse una dimensione sociale, che è l’altra faccia della democrazia”

Claudio Sardo: “Sassoli ha lavorato perché l’Europa avesse una dimensione sociale, che è l’altra faccia della democrazia”

Attualità

La figura di David Sassoli, “politico cristiano mite e coraggioso”, è stata al centro dell’incontro organizzato martedì pomeriggio presso la sala formazione della sede di Benevento del CSV Irpinia Sannio Ets dal “Laboratorio per la felicità pubblica” in collaborazione con “Base Benevento” e “ACLI Provinciali di Benevento”.

E’ stata l’occasione per ricordare la figura del Presidente del Parlamento Europeo scomparso ad inizio 2022 e presentare il libro “David Sassoli. La saggezza e l’audacia. Discorsi per l’Italia e l’Europa” (Edizione Feltrinelli, 2023) con la prefazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e curato dal giornalista Claudio Sardo. In sala con l’autore anche il consigliere del CSV Irpinia Sannio Ets Pasquale Orlando, il presidente provinciale Acli Benevento Maria Giovanna Pagliarulo, il coordinatore del Laboratorio per la felicità pubblica Ettore Rossi, il presidente di Acli Campania Filiberto Parente, ed il coordinatore nazionale di Base Italia Marco Bentivogli. Nutrita la partecipazione con un dibattito arricchito anche dai numerosi interventi da parte del pubblico.

«Come Centro Servizi per il Volontariato Irpinia Sannio – ha spiegato Pasquale Orlando – abbiamo ospitato un appuntamento davvero importante sulla bella figura di David Sassoli. Lo abbiamo fatto con entusiasmo, perché promosso da associazioni come il Laboratorio per la felicità pubblica e le Acli, e perché come Centro Servizi abbiamo l’idea che nel fare quotidiano delle esperienze del volontariato c’è bisogno sempre di pensiero per alimentare l’azione, senza pensiero non si fanno tanti passi avanti.

Oggi, quando pensiamo alla politica, tutte le cose che ci vengono in mente spesso sono cattive, negative. Invece Davide Sassoli ha saputo lasciare una buona immagine di sé, di amministratore onesto, di cristiano impegnato, di riformatore, di coraggioso politico e quindi in qualche modo nell’epoca attuale è opportuno indicare ai ragazzi, ai giovani, ai volontari, alle associazioni testimoni, persone che con il loro esempio dimostrano che la bella politica si fa con le belle persone. Come David Sassoli».

«Sassoli – la riflessione di Ettore Rossi – è per noi un testimone e un maestro dell’impegno in politica da cristiano. Faremmo, però, un torto a David se lo trattassimo come un santino, un’immaginetta. Piuttosto dobbiamo considerarlo come una grande fonte di ispirazione per quanti come noi vogliono spendere la propria vita per gli altri anche nel difficile territorio dell’impegno sociale e politico.

David Sassoli era un uomo di sintesi avanzate, proteso sempre verso disegni di unità e non di divisioni, uno che provava a ricucire. Un politico capace di tradurre i valori alti a cui guardava in scelte operative capaci di toccare ed incrociare la vita concreta delle persone, quelle in carne ed ossa.

Dai gesti semplici ma di grande umanità quando, in pieno lockdown, ha deciso che la “casa della democrazia europea” aprisse le sue cucine per preparare fino a 1000 pasti al giorno per i senza fissa dimora e i volontari e ospitare anche 100 donne vulnerabili.

Grazie a questo libro abbiamo avuto modo di approfondire tanti aspetti sui quali si è speso David nella sua esperienza politica che, se ci riflettiamo, dal punto di vista temporale è stata relativamente breve, circa 12 anni, dopo aver svolto una carriera giornalistica di primo piano. La densità e ricchezza del suo percorso politico e istituzionale affondano le radici nella sua formazione giovanile, dal punto di vista spirituale, sociale e politica.

Quella di David Sassoli è, quindi, la vicenda di un laico cristiano, soprattutto un cattolico non clericale, che sta dentro la storia del cattolicesimo democratico. Il nostro Paese ha ancora un estremo bisogno di personalità come lui interpreti di questa importante tradizione, nel senso della ricerca di un dialogo autentico, dell’ascolto delle domande provenienti dalla società, di costruire mediazioni alte tra posizioni distanti, con lo sguardo fisso sulle condizioni dei più deboli ed emarginati.

C’è bisogno di uomini e donne che si ispirino al cattolicesimo democratico e scrivano pagine nuove d’impegno nel segno di una politica popolare, provando a elaborare un pensiero all’altezza delle sfide dei tempi che ci è dato vivere. E dobbiamo farlo anche in questi nostri territori dove i cristiani, rispetto all’impegno politico, sono afoni, timorosi di prendere l’iniziativa».

 «A noi delle Acli sta molto a cuore la figura di David Sassoli – ha spiegato Filiberto Parente – e ne sentiamo la mancanza. Egli viene da una formazione che è vicina a quella del mondo del terzo settore. Sassoli è stato un uomo della profezia ed ha rappresentato soprattutto le persone che non hanno voce, aprendo uno scenario nuovo rispetto ad un’Europa che vedevamo lontana e distante da quelle che sono le fragilità del nostro Paese ma anche di altri stati europei».

«E’ importante non solo ricordare la figura di Davide Sassoli – ha voluto sottolineare Marco Bentivogli – ma anche quello che ha rappresentato ed il libro curato da Claudio Sardo è sicuramente molto utile per poter raccogliere il testimone di un europeismo fatto di saggezza, fatto soprattutto di coraggio, ed oggi con la guerra, con i nazionalismi c’è tanto bisogno di solidarietà, di sentirsi comunità europea. Servono persone, servono maestri e per me Davide oltre che un amico è stato un punto di riferimento. Ci ha lasciato troppo presto e portare avanti la sua testimonianza è oggi assolutamente indispensabile».

Di come è nata la pubblicazione ha parlato Claudio Sardo al quale sono state anche affidate le conclusioni dell’incontro. «Quando David Sassoli ci ha lasciato – ha raccontato il giornalista – c’è stata una ondata di commozione, sentimenti sinceri nei suoi confronti perché David è una persona apprezzata ed anche chi non lo conosceva ha capito che l’Italia aveva perso una personalità di grande rilievo ed autorevolezza.

L’idea del libro nasce dal desiderio di far conoscere meglio David oltre la sua immagine positiva, farne conoscere i contenuti, la profondità delle sue riflessioni, delle sue idee e delle sue battaglie politiche.

Chi leggerà il libro troverà questa profondità, questa ricchezza, qualcosa che probabilmente non si aspettava. David ha lavorato perché l’Europa avesse una dimensione sociale, che è l’altra faccia della democrazia. Il suo è stato un tentativo di mettere insieme libertà e uguaglianza.

Sassoli ha avuto il coraggio di essere pronto quando gli è stato offerta la possibilità di rivestire ruoli di responsabilità. Oggi è il tempo di ricostruire le culture politiche anche quella cattolico democratica a cui David si ispirava e c’è l’esigenza di esprimere un forte bisogno di radicalità evangelica». 

Il Laboratorio per la felicità pubblica lancia proposte per un ecosistema territoriale virtuoso e relazionale

Il Laboratorio per la felicità pubblica lancia proposte per un ecosistema territoriale virtuoso e relazionale

AttualitàBenevento Città

Benevento ed il Sannio, tra scenari di crisi e visione future, sono stati al centro dell’incontro-dibattito che si è tenuto ieri pomeriggio presso la sede di Benevento del CSV Irpinia Sannio Ets ed organizzato dal Laboratorio per la felicità pubblica in collaborazione con Base Benevento.
 
Un evento aperto dai saluti di Pasquale Orlando, consigliere del CSV Irpinia Sannio Ets, e che ha poi visto i contributi dinanzi ad una attenta platea del coordinatore del “Laboratorio per la felicità pubblica” Ettore Rossi; di Alessio Valente, docente di Scienze della Terra presso l’Università del Sannio; di Antonio Leone, già Primo Ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche; di Gianna De Lucia dell’equipe della Scuola Diocesana di Impegno Socio-Politico della Diocesi di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti; di Franco Bove, architetto urbanista; e di Guido Tortorella Esposito, docente di Storia del Pensiero Economico presso l’Università del Sannio. In sala numerosi sindaci, ex amministratori, i rappresentanti del mondo accademico e delle organizzazioni del Terzo Settore.
 
“Il Laboratorio per la felicità pubblica – ha spiegato il coordinatore Ettore Rossi -, da diversi mesi, insieme con alcuni appassionati docenti dell’Università del Sannio, ricercatori, liberi professionisti, esponenti dell’associazionismo, ha preso la forma di un gruppo di lavoro sulle prospettive della città di Benevento e del Sannio. Siamo partiti dalla storia urbanistica, geologica, economico-sociale, paesaggistica e agricola di Benevento. Per rileggere l’identità della comunità beneventana, interrogarsi sulla sua attualità e, soprattutto, capire come costruire su quelli basi nuove progettualità per il futuro”.
 
“Un obiettivo importante che il gruppo di lavoro si è dato – ha sottolineato Ettore Rossi – è di suscitare dibattito intorno ai destini della città e del territorio provinciale, sia con i competenti che con la cittadinanza più in generale. La nostra aspirazione è favorire processi di attivazione in cui soprattutto i cittadini si sentano parte della soluzione dei problemi comunitari, senza che la stessa soluzione venga delegata ad altre entità”.
 
Nel suo intervento Ettore Rossi ha quindi esposto alcuni dati che disegnano un complesso quadro della città e del Sannio. Negli ultimi dieci anni Benevento ha perso 4.358 abitanti e non si scorgono segnali, allo stato, per un’inversione di tendenza. L’intera provincia di Benevento sempre nell’ultimo decennio ha perso 21.238 abitanti. La fuga riguarda soprattutto i giovani. La provincia di Benevento ha il più alto indice di vecchiaia tra le province della Campania (201,6), mentre ha il più basso tasso di natalità in Campania (6,3 nati su 1000 abitanti). Sul versante sociale, poi, si registra una crescente povertà e vulnerabilità. La sfida è di promuovere servizi di cura efficienti e contraddistinti da una marcata prossimità. “Consideriamo la città e i nostri paesi – continua Rossi – alla stregua di organismi viventi in cui tutte le parti – strati sociali, diverse generazioni, quartieri periferie e contrade – debbono essere contraddistinte da tratti di una vita degna e se è carente in alcuni segmenti e situazioni è l’intera comunità a soffrirne e a doversi attivare per superare le difficoltà e disparità”.
 
“La nostra prospettiva di lavoro – queste le conclusioni di Ettore Rossi – è di dare vita ad un vero e proprio ecosistema territoriale virtuoso sul piano prima qualitativo, cioè relazionale, e poi quantitativo. Partiamo oggi con questo primo step e proveremo a proseguire con ulteriori incontri, frutto di dialoghi con quanti sono interessati a promuovere tali comunità operose nel Sannio”.
 
Tra gli interventi quello del professore Alessio Valente. “Mi piace sottolineare l’approccio che abbiamo seguito e che è stato – ha spiegato il docente – quello di dialogare portando delle conoscenze e pensando come queste potessero essere utili per il territorio cercando di evidenziare situazioni critiche che potessero essere migliorate. Abbiamo ad esempio verificato come l’urbanizzazione del territorio non abbia seguito dei criteri che potessero aiutare lo sviluppo ma piuttosto che lo limitassero. Pensiamo alle alluvioni, alle frane ed a quello che sta accadendo rispetto ai cambiamenti climatici ed alla desertificazione che già si evidenzia nell’area del Sannio orientale. Ci siamo dati delle risposte e questo deve essere oggetto di riflessione con altri per poter rendere sostenibile quanto più possibile questo territorio”.
 
Le giovani generazioni sono stato spesso oggetto degli interventi dei relatori, come nel caso del contributo di Antonio Leone, già Primo Ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche. “Pochi sanno – ha detto – che questo territorio è stato oggetto negli anni di numerose ricerche che ne hanno analizzato le potenzialità e le peculiarità produttive, ma anche le fragilità. Probabilmente adesso c’è da fare qualche piccolo sforzo per trasferire queste ricerche a chi poi sul territorio va ad operare, ma anche ai più giovani che a volte non lo conoscono. E’ importante che sia consapevoli di quanto il territorio possa dare in termini di possibilità ed opportunità per il futuro, e questo potrebbe aiutare a limitare l fenomeno dell’abbandono di queste terre”.  

Laboratorio per la felicità pubblica: dialogo con Pierluigi Castagnetti dell’Associazione “I Popolari” sul ruolo del cattolicesimo democratico

Laboratorio per la felicità pubblica: dialogo con Pierluigi Castagnetti dell’Associazione “I Popolari” sul ruolo del cattolicesimo democratico

Eventi

Il Laboratorio per la felicità pubblica, in collaborazione con BASE Benevento, promuove per martedì 31 gennaio alle ore 18.00 un dialogo in videoconferenza con Pierluigi Castagnetti Presidente dell’Associazione “I Popolari”.

Il dialogo avrà come tema: “Il cattolicesimo democratico è un fuoco quando si manifesta in politica” .

A condurre i lavori sarà Ettore Rossi, coordinatore del Laboratorio per la felicità pubblica.

La tematica scelta trae spunto da una espressione che proprio Castagnetti ha pronunciato di recente in un incontro pubblico di importante rilievo.

Con questa iniziativa il Laboratorio per la felicità pubblica intende proporre degli approfondimenti attraverso i quali costruire un nuovo lessico e nuove visioni per la politica del futuro.

La videoconferenza sarà trasmessa in diretta streaming sulla pagina Facebook del Laboratorio per la Felicità pubblica.

Povertà energetica, il Laboratorio per la felicità pubblica promuove un dialogo con il direttore della Caritas Ambrosiana

Povertà energetica, il Laboratorio per la felicità pubblica promuove un dialogo con il direttore della Caritas Ambrosiana

AttualitàBenevento Città

Il Laboratorio per la felicità pubblica, in collaborazione con BASE Benevento, promuove per martedì 29 novembre alle ore 17.30 un dialogo in videoconferenza con Luciano Gualzetti Direttore della Caritas Ambrosiana.

Il dialogo avrà come tema: “Povertà energetica: come aiutare le famiglie a contrastarla in un’ottica progettuale”.

A condurre i lavori sarà Ettore Rossi, coordinatore del Laboratorio per la felicità pubblica.

L’appuntamento sarà l’occasione per affrontare una delle questioni che in questo momento storico crea grandi problematicità a tante famiglie per la difficoltà a garantirsi il riscaldamento della propria abitazione, l’energia elettrica per la vita domestica e altri servizi basilari. “La povertà energetica – spiega Ettore Rossi – rischia di mettere in discussione per tante persone e famiglie vulnerabili una vita minimamente dignitosa, per cui è necessario attrezzare delle risposte adeguate”.

La videoconferenza sarà trasmessa in diretta streaming sulla pagina Facebook del Laboratorio per la Felicità pubblica.

Militello: “Il South Working come politica pubblica rivoluzionaria partendo dai presidi di comunità”

Militello: “Il South Working come politica pubblica rivoluzionaria partendo dai presidi di comunità”

AttualitàBenevento Città

Il South Working, da necessità a opportunità per i giovani ed il Mezzogiorno, è stato il tema dell‘incontro on line promosso dal «Laboratorio per la felicità pubblica» in collaborazione con «BASE Benevento». Un dialogo in videoconferenza con Elena Militello, presidente dell’associazione South Working – Lavorare dal Sud e curatrice del libro recentemente pubblicato: «South Working. Per un futuro sostenibile del lavoro agile in Italia», trasmesso in diretta streaming ieri pomeriggio sulla Pagina Facebook del «Laboratorio per la felicità pubblica». Tra gli interventi, numerosi, anche quello del presidente di Fondazione Con il Sud Carlo Borgomeo intervenuto con un videomessaggio ad inizio del dibattito.

«Il South working ci interessa molto – ha spiegato Ettore Rossi coordinatore del Laboratorio per la felicità pubblica, nella sua introduzione – soprattutto nell’ottica di mettere in campo per il nostro Sannio delle strategie innovative. Ma il primo tema che si pone è come è come i territori si preparano, sotto l’aspetto infrastrutturale e dei servizi per accogliere i south worker. Certamente il lavoro agile, da remoto, non è un fenomeno solo legato alla pandemia, ma diventerà sempre più una realtà strutturale». La Svimez valuta che in questi due anni il South Working abbia interessato circa 100 mila giovani cervelli meridionali rientrati nei propri luoghi di origine.

«Quel giovane che torna a casa, tra i suoi affetti, non genera un vantaggio solo per quella persona – ha sottolineato il presidente Borgomeo – ma anche per la comunità. Pensiamo ad un piccolo centro dove cinque, sei cervelli ritornano a casa e possono sviluppare impresa su quel territorio con le loro intelligenze ed il loro capitale umano. Il risultato potenziale che viene da questa opportunità giustifica un nostro sostegno, come Fondazione, per lo sviluppo del South Working e per questo stiamo lavorando ad un bando per incentivare progetti che mettano assieme l’ospitalità per lo smart working, iniziative culturali e sociali in uno stesso luogo».

Elena Militello ha quindi raccontato la sua esperienza, da ricercatrice universitaria e lavoratrice costretta a lasciare l’Italia, fondatrice e quindi presidente dell’associazione South Working.  

«Quello che abbiamo fatto – ha spiegato – è stato prendere l’esperienza del telelavoro da casa che avevamo affrontato con la pandemia senza una grande preparazione e trasformarla in una proposta di lavoro agile per obiettivi, cicli e fasi da svolgere in spazi terzi che non fossero più né l’ufficio, né la casa, superando l’effetto isolamento, il cosiddetto “effetto grotta”. Abbiamo ripensato le nostre priorità personali. Lavorare dalla nostra terra, mantenendo il nostro lavoro senza sacrificare quindi la nostra carriera. Questo era il nostro obiettivo. Ci siamo organizzati, abbiamo coinvolto amici e colleghi e poi abbiamo dato vita ad una associazione di promozione sociale».  

Il south working, quindi, non solo come una opportunità per ritornare a casa, ma anche come politica pubblica rivoluzionaria partendo dal concetto di presidio di comunità. «Non è solo uno spazio di lavoro confortevole, ma – ha chiarito Elena Militello – anche un luogo per incontrarsi, opportunità di scambio tra chi è rimasto e chi sta tornando. La discussione sui presidi di comunità è nata riflettendo sull’enorme patrimonio immobiliare che i nostri enti locali hanno a disposizione e che risulta o inutilizzato o sottoutilizzato. Sapevamo che in alcuni casi ci sarebbe stato bisogno di interventi importanti, di ristrutturazione e sistemazione, e per questo abbiamo deciso di lasciar stare quegli spazi che presentavano delle criticità e di partire da quello che si poteva già fare, magari semplicemente svuotando stanze piene di beni accatastati, recuperandole e trasformandole con poco in spazi per il lavoro o il post lavoro. Pensiamo che questi luoghi possano essere utilizzati da giovani studenti e per l’alfabetizzazione digitale.

L’effetto positivo che abbiamo registrato sui territori non si limita soltanto al consumo, all’iniezione di liquidità da parte di chi viveva fuori ed è ritornato, ma anche e soprattutto nel mettere in circolo capitale umano. Fondamentale è il rapporto con la comunità. Da un lato stimolando l’attivazione di nuove iniziative imprenditoriali. Dall’altro favorendo la nascita di nuove realtà di volontariato sul territorio. E partecipando a migliorare la vita culturale dei nostri comuni. Restituendo così, sul proprio territorio di provenienza, quanto si è imparato altrove, partecipando al miglioramento della situazione locale».