Bct, la spumeggiante ironia di Paolo Bonolis rapisce il pubblico di piazza Roma (FOTO E VIDEO)

Bct, la spumeggiante ironia di Paolo Bonolis rapisce il pubblico di piazza Roma (FOTO E VIDEO)

AttualitàBenevento Città
“Sordi per noi romani è un po’ come per voi Mastella”, tra le battute sarcastiche del presentatore romano, ospite della quarta serata del Festival.

Paolo Bonolis, conduttore televisivo, showman ed autore di molte felici trasmissioni, è stato protagonista della quarta serata del Bct, il festival del cinema e della televisione di Benevento, nell’incontro predisposto dall’organizzazione in suo onore a Piazza Roma.

Accolto da un caloroso applauso, l’artista, fedele al suo personaggio, ha immediatamente intrattenuto il numerosissimo pubblico presente, in un racconto, tra la memoria e l’esilarante descrizione di momenti particolari della sua vita artistica e personale, memorie che ben presto hanno coinvolto i presenti in una specie di diretta televisiva durante la quale sono stai numerosi i momenti di ilarità e risate.

Intervistato dalla giornalista della redazione spettacoli di Sky Tg24 Martina Riva, in merito al successo della sua carriera, Bonolis, dopo aver salutato tutti i “beneventini”, ammette, con sarcasmo, di voler continuare il suo lavoro finchè “il fascino sottile della decomposizione delle carni” non gli impedirà di farlo.

Racconta di aver iniziato il suo lavoro con i bambini, con la trasmissione “Bim Bum Bam”, programma nel quale ha voluto parlare ai piccoli non nel modo smielato della tradizione, ma con immediatezza e realtà, con un procedere che ha decretato il successo del programma stesso, continuando poi con l’altra trasmissione “3,2,1contatto” diretto ai ragazzi.

Continua a raccontare, sempre con simpatia, di aver poi continuato con gli adulti e, scherzando con se stesso ed il pubblico, ha ammesso che gli manca solo “frontiere dello spirito” e poi ammette di avere chiuso il cerchio della sua professione.

Alla domanda se al ricordo della sua attività da giovane avesse più nostalgia o tenerezza, egli ammette che, avendo tutti un passato, è bello però godersi il presente, senza malinconia, cosa che finisce con l’intristire.

Ammette ancora di non aver pensato da giovane di fare il mestiere che poi lo ha reso famoso, voleva fare la carriera diplomatica, laureandosi in Scienze Politiche…per poi cambiare mestiere, rivela con grande ironia.

L’intervista è stata spesso momento di interazione con il pubblico che di sovente è intervenuto dalla sala per chiedere o suggerire possibili risposte.

Racconta poi del suo primo libro “Perché parlavo da solo”, composto da suoi scritti integrati da interviste ed in cui racconta alcuni episodi della sua vita ed accenna al suo secondo lavoro “Notte fonda”.

Parla poi dei suoi viaggi, fra cui quello alle isole Galapagos ed il suo “incontro/scontro” con due leoni marini e l’esilarante rapporto con i due animali.

Ricorda ancora la sua balbuzie da bambino e di come sia riuscito a vincerla attraverso la recitazione, che gli ha fatto superare “l’affollarsi dei pensieri” e la sua “zagaia”, come si dice simpaticamente in romanesco.

Alla domanda sul fatto che sembra che lui si diverta durante le sue trasmissioni, Bonolis risponde che è certo che per divertire gli altri devi prima essere tu a divertirti, perché a lui piace vedere che le persone stanno bene e se lo fanno per suo merito ne è felice.

Ammette poi di aver amato la comicità surreale di Cochi e Renato, ma coloro che hanno fortemente influenzato la sua vita professionale sono stati, ammette, certamente, Corrado Mantoni con la sua divertente trasmissione “La Corridadilettanti allo sbaraglio”, da cui si è ispirato per il suo programma “Avanti un altro”, e Raimondo Vianello. Di quest’ultimo racconta un paio di episodi capitati durante alcuni incontri che gli hanno fatto apprezzare il cinismo e la sua sottile ed intelligente ironia.

A seguire sono stati proiettate clip di alcune sue trasmissioni come “Ciao Darwin” e “Avanti un altro”, ma soprattutto durante quest’ultimo estratto del programma, l’interazione con il pubblico di allora durante la trasmissione, ha letteralmente fatto sciogliere i presenti in risate fragorose e contagiose.

Non poteva, per Bonolis, mancare il ricordo di Alberto Sordi, di un attore maestro di recitazione ed ironia – racconta che alla sua morte i romani abbiano esposto uno striscione con su scritto “a Marchese rialzati, basta co sti scherzi”, un personaggio importante per i romani “come per i beneventani Mastella” continua con divertito sarcasmo.

Simpatici i ricordi di suo padre, milanese di nascita, ma poi diventato romano verace, del quale rammenta l’esilarante episodio di un tamponamento da lui subito ed al quale il papà ha risposto con un termine volgare e romanesco di grande valore di comicità.

Altro aneddoto divertente che racconta è quello che ha per protagonista Mike Buongiorno e Alberto Sordi durante i festeggiamenti per i venti anni di Canale 5, momento a cui lui era presente da giovane artista, un incontro di due “mostri dello spettacolo”, come lui li definisce, che si sono canzonati sull’età e all’affermazione   di Buongiorno in merito al fatto che lui faceva attività fisica di diverso genere e del perché lui, Sordi, non facesse lo stesso, quest’ultimo ha risposto con fine sarcasmo : “’a Mike, la vecchiaia è una brutta bestia, a chi le piglia le gambe e a chi gli piglia la testa!”

Dopo un ricordo di Enzo Bottesini a “Rischiatutto”, che durante la trasmissione, presentandosi come sub professionista, si è sentito rispondere da Mike che anche lui era un “sub..normale!” ed uno affettuoso a Luca Laurenti, collega e fratello d’arte e di vita, la serata è scivolata piacevolmente ed allegramente verso la sua conclusione, fino alla premiazione di Bonolis da parte di Antonio Frascadore, direttore artistico del Bct, per il suo impegno televisivo e professionale.

Bct, da De Filippo alla “Casa di Ninetta”: Lina Sastri emoziona il pubblico con la sua storia di attrice e regista (FOTO)

Bct, da De Filippo alla “Casa di Ninetta”: Lina Sastri emoziona il pubblico con la sua storia di attrice e regista (FOTO)

AttualitàBenevento Città

La kermesse del Bct cittadino, “Benevento cinema, televisione”, ha avuto il privilegio, nella serata del 26 giugno, di avere sua ospite l’attrice/cantante Lina Sastri, artista poliedrica che ha lavorato con attori e registi di fama come Pasquale Squitieri, Nanni Moretti, Damiano Damiani e molti altri, per non dimenticare il grande Eduardo De Filippo, attore/regista/scrittore/sceneggiatore con cui ha interpretato “Natale in casa Cupiello”.

Accolta da un caloroso applauso, la Sastri, rispondendo alle domande dell’intervistatore, nel presentare il film “La casa di Ninetta”, lavoro che segna il suo esordio alla regia, ha incantato i presenti raccontando di sé, della storia del film in cui si parla di una donna anziana affetta da Alzheimer, in realtà sua madre, dei vicoli della sua Napoli in cui è vissuta, dei profumi e dell’affabilità della sua gente, ma soprattutto del bisogno di ricordare Ninetta, madre straordinaria di cui porta nel cuore non solo il ricordo, ma soprattutto la capacità di amare e di dare valore solo alle cose veramente importanti.

Immediatamente, la cosa che ha colpito gli astanti, è stato il suo sguardo magnetico, la capacità di parlare all’anima di ciascuno, la sincerità e l’immediatezza nel presentare ricordi e convinzioni in merito alla vita ed al suo lavoro, per il quale si sente una privilegiata in quanto le consente la libertà di dire la verità e di parlare e fare, ma soprattutto la semplicità di un linguaggio che, tra italiano e vernacolo partenopeo, ha assunto il valore di un messaggio di grande immediatezza e significato.

In merito a Eduardo De Filippo, grande artista con cui ha lavorato da giovanissima, ha voluto ricordare come all’inizio, lei che veniva dal teatro in lingua italiana, ha guardato con un po’ di “spocchia” il teatro popolare in lingua napoletana di De Filippo, salvo accorgersi, di lì a poco, della grandezza non solo del personaggio, ma soprattutto del valore di una recitazione che andava al di là del gesto scenico.

 Eduardo era un grande uomo, afferma, sensibilissimo, severo, ma comunicativo ed affettuoso, elegante ed intelligente, che le ha insegnato il valore della regola, del rispetto per se stessi e per gli altri, l’andare avanti, con coraggio, se sai quello che vuoi fare, ma soprattutto le ha insegnato “a stare nudi davanti alla propria anima”.

In merito al film ella ricorda con grande affetto, le strade, i vicoli nei quali è cresciuta, i sapori e gli odori di una città unica, di una Napoli che oggi splende, dove la gente si riversa nelle vie del centro illuminate a festa e nei locali aperti fino a notte fonda, la casa nella quale la madre è vissuta e che lei aveva preso quando la madre si è ammalata, con tre donne che l’accudivano.

La stessa casa, in maniera economica, ironizza, nella quale è stato girato il film, in un procedere semplice della storia che va dal passato al presente, dai tempi del vigore deciso di Ninetta, dei rapporti difficili con suo padre e dei luoghi oggetti della memoria,  a quelli della malattia che spesso le impediva di comunicare, ma non di cantare, la madre, afferma, aveva una splendida voce.

Esercizio di regia che ha affrontato, continua, con la praticità e l’immediatezza di portare sullo schermo una storia che lei stessa aveva scritto per ricordare sua madre, un film in cui lei interpreta Lucia, la figlia artista e un po’ nervosa che però ama sua madre ed i suoi ricordi scomposti, memorie importanti che Lucia rivive nella storia e che le si presentano spesso intrecciate tra passato e presente, seguendo un tempo che, ella afferma, non esiste se non per quello delle cose importanti.

Dopo aver ricevuto un premio alla sua carriera di grande attrice e attualmente di regista da parte dell’organizzazione del Bct, la Sastri ha salutato il pubblico accompagnata da un caloroso applauso.

Segue poi la proiezione del film “La casa di Ninetta”, racconto di una donna, di un tempo e di vicende che accadono a Napoli, nella zona dell’Arenaccia, in via degli Zingari, reale luogo di infanzia della Sastri.

  Il film non indulge nella descrizione della malattia, ma la vede come un’occasione per riflettere sul ruolo di genitore e figlia, in un rapporto di amore con la madre in cui non manca il ricordo di un padre spesso collerico con la moglie, sempre lontano, in Brasile, dove poi si è creato un’altra famiglia.

Particolare e coinvolgente l’ambientazione del film, tra storie di personaggi particolari e tombolate nelle case, strade strette , ma piene di vita, saluti affettuosi di vicini, spesso invadenti, momenti familiari con il ricordo di dolci tipici napoletani per Natale ed altri di  personaggi in difficoltà economica, tutto sotto il sole di una Napoli che non tradisce, accompagnata da saluti e discorsi in vernacolo napoletano, ma soprattutto dalla recitazione spontanea ed accattivante di una grande attrice come Lina Sastri.  

Al Bct di Benevento i “Mare fuori”, successo streaming e fenomeno tra i giovanissimi

Al Bct di Benevento i “Mare fuori”, successo streaming e fenomeno tra i giovanissimi

AttualitàBenevento Città

Nella serata di sabato 24 giugno, ultima kermesse cittadina prima dello show finale di Checco Zalone nella struttura periferica del Musa, in un’affollata Piazza Roma di Benevento, ospiti del Festival Bct della città, il gruppo di ragazzi di “Mare fuori”, serie televisiva italiana prodotta da Rai Fiction, hanno trascinato il pubblico presente con le loro storie di attori/ragazzi e con le emozioni e difficoltà nella realizzazione di un lavoro con mille risvolti sociali e psicologici.

La piazza in sold aut per le presenze, vede sul palco i giovani attori Artem Tkachuk, Antonio D’Aquino, Clotilde Esposito, Francesco Panarella, Giuseppe Pirozzi e Alessandro Orrei, accompagnati dal regista Ivan Silvestrini e dal direttore Film Commission Campania Maurizio Gemma.

Sul palco, seduti a fronte pubblico, ciascuno di loro, sollecitati a raccontare le emozioni provate nella realizzazione della fiction, hanno rivelato difficoltà e affinità con i personaggi interpretati.

La serie, giunta alla quarta edizione, in via di realizzazione, narra le vicende dei giovani detenuti e di un immaginario istituto penitenziario minorile di Napoli, liberamente ispirato al carcere di Nisida.

In modo particolare “Mare fuori” racconta di una bellissima Napoli in cui convivono ambienti tetri e poco vivibili con le vite di giovani spesso nati in ambiente camorristico, altre volte coinvolti in situazioni negative, ma tutti poi, uno vicino all’altro, in un ambiente nel quale devono fare ammenda dei propri errori e capire come poter rinascere e tornare a vivere in libertà.

Tutti i detenuti hanno alle spalle storie difficili, c’è chi è nato in famiglie criminali e non vuole cambiare vita, chi ha alle spalle famiglie disagiate che lo hanno lasciato solo nelle sue difficoltà e paure, chi ha sbagliato perché affascinato dal “danaro subito” e chi, pur nato all’interno di famiglie oneste, ha finito per farsi affascinare dal “sistema malavitoso” nell’illusione dell’agiatezza che esso garantirebbe.

Ciascuno dei protagonisti ha parlato con affetto del proprio personaggio, magari sottolineando le differenze con il proprio essere nella realtà, giustificando le scelte fatte che il soggetto compie a causa dell’ambiente nel quale è costretto a vivere, o cercando di analizzarne i meccanismi psicologici del suo rapportarsi con gli altri.

Le loro parole si sono alternate con particolari scene della serie televisiva, da quella di una rissa violenta in un locale, scena che vede “Micciarella”, interpretato da Giuseppe Pirozzi, picchiarsi con gli altri per affermare il suo “piccolo” potere – in merito Pirozzi afferma che ha fatto fatica ad uscire da quel personaggio, ma si dichiara contento per la sua recitazione – a quella amara di una madre che ripudia il figlio rinchiuso in carcere, a cui corrisponde una splendida recitazione del giovane attore, a quella di un dialogo tra due giovani detenuti che rivelano la loro omosessualità.

Ovviamente le scene sono recitate in dialetto napoletano, vernacolo di elezione nei luoghi e tra i personaggi della serie.

Fra gli attori c’è anche il beneventano Alessandro Orrei, da tutti chiamato Leonardo Di Caprio per via della sua notevole somiglianza con l’attore americano. In merito il giovane ha dichiarato: “E’ bello essere riconosciuti dove sono nato e cresciuto”.

Il regista, Ivan Silvestrini, ha tenuto a sottolineare le difficoltà nella gestione del set, specie quando vengono girate scene in esterno, capita spesso infatti che l’affetto della gente che assiste alle riprese impedisca che il lavoro proceda speditamente, tuttavia l’amore della gente dona emozione e, dopo il primo entusiasmo, si ritrova l’equilibrio necessario per continuare a girare.

Egli riconosce ai suoi giovani attori professionalità e capacità, al di là delle sue indicazioni sul set, di entrare nel personaggio anche aggiungendo sfaccettature non previste che, però, lui spesso lascia perché arricchiscono il personaggio. Ricorda anche la decisione di Artem, prima di girare una scena del detenuto in cella di sicurezza, di dormire in quella cella per entrare nel personaggio, cosa che Silvestrini afferma di avere potuto realmente verificare al mattino reincontrandolo prima delle riprese.

Le parole dei presenti vengono spesso interrotte dai lunghi applausi e grida di entusiasmo dei giovani presenti in piazza, niente a che vedere con il fanatismo a cui si è assistito con Can Yaman, ma certamente segno di condivisione nelle emozioni e nelle difficoltà che i personaggi e gli attori di “Mare fuori” esternano al pubblico.

“Mare fuori” rappresenta dunque un fenomeno sociale che va al di là della semplice fiction televisiva, è una serie al passo coi tempi, fenomeno tra i giovanissimi che si riconoscono nelle turbe e nei pensieri dei personaggi interpretati, nella voglia di riscatto che agita gli stessi, oltre che nel bisogno di essere compresi e sostenuti negli atti e nelle scelte della loro giovane età.

Al Bct di Benevento irrompe Can Yaman accendendo il delirio tra le sue fan

Al Bct di Benevento irrompe Can Yaman accendendo il delirio tra le sue fan

AttualitàBenevento Città

Nella terza giornata del Bct di Benevento irrompe Can Yaman, attore e modello turco lungamente atteso dalle tantissime fan che hanno affollato Piazza Roma. Rilassato e ammiccante, trascina le tante donne presenti nel piazzale in un turbinio di urla, lancio di baci, eccitazione psicologica e irrequietezza che danno molto da fare alla security addetta al controllo dell’evento.

L’incontro assume caratteri stupefacenti, infatti ancora prima del suo arrivo sul palco, in più occasioni, le tante fan presenti hanno avuto l’impressione che l’attore stesse arrivando da direzioni diverse e per questo, armate di telefonino e improbabili taccuini per l’autografo, si sono alzate, all’unisono, gridando di gioia e chiamandolo per nome.

Quando finalmente egli è comparso sul palco, mentre una marea di persone si sono riversate verso le transenne mettendo a dura prova la sicurezza, nella piazza è risuonato un boato di urla di gioia e compiacimento ed egli, forte della sua prestanza fisica e di un sorriso davvero accattivante, ha salutato tutti con la sola sua presenza e, con aplomb, ha salutato la giornalista Martina Riva, sua intervistatrice, rivolgendo uno sguardo “complice” alle tante donne convenute in piazza per vederlo che si sono lanciate  in urla di entusiasmo.

Amore per il Cinema? In questo caso il Bct è fenomeno secondario, rappresenta solo un pretesto per godere della presenza di un giovane aitante che non si sottrae all’affetto delle sue fan.

Tra il pubblico un gruppo di sostenitrici espongono uno striscione con il volto di Yaman dichiarandosi Le Yamanine

Sul palco, accanto all’attore, erano presenti Francesco Cirulli, Presidente dell’Associazione benefica “Can Yaman For Children” e Francesco Pisani, primario di Neuropsichiatria infantile al Policlinico Umberto I di Roma, testimoni dell’impegno sociale di Yaman contro i disagi giovanili. Argomento di chiara importanza sociale, ma tra il pubblico l’attenzione era solo per l’animatore del tema sociale, infatti dalla piazza, però durante l’intervento del professore, è partito un acuto: “bellissimo!”, rivolto a Yaman.

Momento particolare è stato anche quello messo in atto da Yaman alla proiezione di una prima clip della serata sul suo lavoro; improvvisamente e imprevedibilmente, egli è saltato giù dal palco verso la platea per, secondo quanto ha spiegato poi, godersi il video da prospettiva migliore. Il gesto ha scatenato l’arrembaggio delle fan che, lasciati i posti a sedere, si sono riversati verso di lui acclamandolo e “rompendo le righe” stabilite dalla sicurezza che, a grande fatica, ha allontanato la calca di persone che, senza pudore, era salita anche sul palco.

Momento di timore, ma anche esilarante per chi, da lontano, ha assistito al fatto.

Finalmente l’intervista riprende grazie alla Riva che ricorda la gavetta fatta dall’attore in Turchia, i suoi primi lavori come la serie “Day Dreamer”con i quali, risponde Yaman, ha imparato a recitare per ore sul palco, anche 150 di seguito, perché così si lavora nel suo paese nel cinema, ma ha anche fatto esperienza di recitazione fatta di azione, ma anche di sentimenti.

Avendo studiato in una scuola italiana, Can Yaman perla un ottimo italiano, lingua nella quale si è espresso con disinvoltura e, grazie alla conoscenza della quale, ha lavorato per una serie televisiva italiana, girata a Civita Castellana, dal nome “Viola come il mare”. In merito egli ha dichiarato: “Quando ho recitato per la prima volta in Italiano mi sentivo una pippa, ma sono una persona molto ambiziosa e sicura di sé. Le sfide non mi spaventano”.

Ha dichiarato di amare Benigni, di cui ha visto tutti i film e il regista Ozpetek. Ha inoltre rivelato che è in cantiere una serie su Sandokan, che dovrebbe iniziare a marzo prossimo. Ha dichiarato infine di amare l’Italia e ha detto: “Sono stato due ore qui, mi sembra una bella città, molto accogliente. Ma io amo l’Italia, c’è molto meno caos rispetto alla Turchia e mi riconosco nella mentalità del suo popolo”.

Ha riferito di come tutti gli parlassero di lui come di un qualcuno che emanava un profumo particolare e, per questo, ha deciso di produrne uno che, per la serata è stato anche in vendita.

Riva gli ricorda di aver prodotto una biografia ed egli risponde di averlo fatto per mettere fine alle fake news sul suo conto e raccontare la sua vita prima che diventasse famoso, ragazzo normale, ma con una prodigiosa capacità di imparare e memorizzare, cosa, ha continuato, che gli hanno insegnato a fare i docenti della scuola da lui frequentata.

Dichiara poi di amare il suo lavoro, ma di volerlo fare con impegno e in sinergia con quanti collaborano con lui, nel rispetto di tutti, ma soprattutto in modo sempre più attento e preciso, secondo il suo modo di essere e pensare.

In chiusura di serata Antonio Frascadore, Direttore Artistico del Bct, gli ha consegnato due premi da parte della rassegna Bct.

Emblema del sex symbol, Can Yaman si rivela anche, con il suo intervento, uomo maturo e sincero, legato ai valori della vita e, soprattutto, vicino a chi è in difficoltà, un giovane quasi perfetto che si affeziona alle persone ed ai progetti che porta avanti, anche per questo una moltitudine di gente, in stragrande maggioranza donne, gli hanno tributato attenzione, interesse e vera passione, nella speranza forse di poter solo sfiorare i suoi muscoli scolpiti.

Al Bct di Benevento, Marco Bellocchio e l’opera “Rapito”, splendida lezione di cinema (FOTO)

Al Bct di Benevento, Marco Bellocchio e l’opera “Rapito”, splendida lezione di cinema (FOTO)

Eventi

Nella seconda serata del Bct ( Festival Nazionale del Cinema e della Televisione) di Benevento, particolare rilevanza e interesse ha suscitato la presenza del regista, sceneggiatore e produttore cinematografico italiano Marco Bellocchio.

Calorosa l’accoglienza del numerosissimo pubblico presente in Piazza Roma, tutti in attesa di ascoltare le parole dell’artista e, a seguire, godere della proiezione del suo film “Rapito”, opera con la quale il registra ha ritirato 7 Nastri D’Argento 2023 come miglior film, per la migliore regia, per la migliore attrice protagonista, per la sceneggiatura, per l’attore non protagonista, per il montaggio e per la produzione. L’opera ha ricevuto quindici minuti di applausi al Festival di Cannes.

Accolto sul palco dalla giornalista Martina Riva, il discorso si è subito incanalato sul film “Rapito”, sul suo andamento storico, morale, di potere della Chiesa e, soprattutto, di Papa Pio IX.

In merito alla storia, su domanda della Riva, Bellocchio racconta di essere stato ispirato dalla lettura di  un libro, scritto da Vittorio Messori, un cattolico piuttosto integralista, proprio sulla vicenda di Edgardo Mortara, testo scritto per difendere la scelta del Papa di prendere il bambino e in seguito alla pubblicazione del libro di David Kertzer ( “Prigioniero del Papa Re”) .

La storia vera di Edgardo Mortara è quella di un bambino di sei anni di Bologna che, dopo essere stato battezzato da una domestica che temeva per la vita del piccolo e che potesse essere destinato al “limbo”, il tutto senza che i genitori ebrei lo sapessero , viene prelevato dal maresciallo Lucidi. Era il 23 giugno 1858, giorno in cui il bambino viene “rapito” dalle autorità ecclesiastiche per essere portato in un luogo segreto, senza che né il padre, Momolo Mortara, né la madre, Marianna Padovani, potessero impedire il tragico gesto.

Bellocchio dichiara di aver voluto fare il film sulla tragica vicenda del bimbo ebreo per la grande emozione che il caso aveva suscitato in lui, non per polemiche pro o contro il cattolicesimo, ma solo come rievocazione di una vicenda dolorosa e triste. Riflessioni e discussioni sull’evento e sul potere papale in quegli anni in netto calo, verranno dopo il film; ricordiamo che l’opera cinematografica è ambientata negli anni della seconda guerra di indipendenza italiana e anche gli anni in cui i territori sotto il controllo papale erano stati erosi dagli eventi risorgimentali e, lo stesso Pio IX, Papa dell’epoca, vedeva il suo potere universale in forte crisi e dunque fece del caso Mortara un metodo per mostrare che fosse ancora determinante.

La vicenda Mortara dunque si innesta all’interno di un quadro sul controllo del potere da parte del Papa e dell’assoluta condanna cattolica di altre forme di fede che non fossero quella cattolica, è la vicenda di un bambino conteso all’interno di una storia più grande di lui. La notizia di questo rapimento, racconta ancora Bellocchio, si diffuse prima in Italia, poi in Europa e anche in America e tutta la comunità ebraica si ribellò e cercò di convincere, inutilmente, il Papa a restituire il bambino.

Il Papa però, seppure accerchiato, volle sempre tenere il bambino, simbolo del suo potere, che poi, nonostante incontri con la madre ed il padre, finirà con il restare volontariamente a Roma divenendo anche sacerdote e poi missionario.

Bellocchio afferma di volere che l’attuale Papa Francesco, che vedrà in udienza venerdì, veda il suo film, vista la grande apertura mentale e morale del nostro Pontefice.

Edgardo Mortara, continua Bellocchio, era solo un bambino che, nonstante cerchi all’inizio di mediare il suo mondo ebraico con quello cattolico, continuando a ripetere le preghiere della sua fede, per senso di sopravvivenza, si chiude in se stesso di fronte ad una realtà tanto più grande e potente di lui con cui non poteva confrontarsi e combattere, anche perché ribellarsi sarebbe stato impossibile e finisce così per accettare la religione cattolica, sostenuto in ciò dall’atteggiamento di Pio IX che si rapportava a lui in modo benevolo e quasi paternale,  sovrastato inoltre dalla teatralità cattolica da cui resta colpito.

Rimandando le riflessioni sul film “Rapito” che sarebbe stato proiettato in piazza a breve, la Riva ha ricordato poi al regista la sua candidatura politica del 2006 con il partito radicale della “Rosa nel pugno”. Egli conferma di avere fatto la sua scelta politica condividendo gli ideali e l’integrità morale e sociale che quel movimento prometteva e, pur non essendo stato eletto, avendo conosciuto anche Pannella, ha approvato quella posizione politica.

Vengono poi ricordati dalla Riva altri lavori significativi cinematografici di Bellocchio come, tra gli altri,  “Esterno notte” e  “Buongiorno notte”- sulla storia del rapimento Moro – e “Il Traditore”- intorno al personaggio Tommaso Buscetta, ma anche tantissimi altri capolavori come lungometraggi che il regista ha prodotto ricevendo innumerevoli riconoscimenti, tutti intrisi di verità sociali ed emotive che hanno coinvolto il pubblico e la critica.

 In merito vengono proiettate alcune sequenze di alcuni film, soprattutto  una scena di “Esterno notte” in cui si è potuto assistere ad uno splendido Fabrizio Gifuni nell’interpretazione di Aldo Moro in confessione.

I film da lui girati, afferma il regista, sono ricostruzioni di fatti storici a cui però non manca mai un’aurea di invenzione, necessaria per elaborare una storia in forma filmica e per distinguere un’opera cinematografica dal lavoro di uno storico.

Al termine dell’intervista, Antonio Frascadore, direttore artistico della manifestazione, consegna al regista un premio per la sua presenza al Bct di Benevento.

E’ poi seguita la proiezione del film “Rapito” a cui hanno assistito, affascinati dalla trama e dalla tecnica cinematografica di Bellocchio, i tantissimi presenti in piazza.