
Pannarano| Uccise il fratello decapitandolo: Benito Miarelli era capace di intendere e di volere
CronacaProvinciaIl perito esclude l’infermità mentale per l’uomo accusato dell’omicidio e della decapitazione del fratello Annibale Miarelli. Processo verso la sentenza del 6 marzo.
Aveva decapitato il fratello Annibale, portandone poi la testa in strada. Un delitto che, per modalità e contesto, aveva sconvolto Pannarano nella tarda serata del 3 luglio 2024 e che in questi giorni è tornato al centro dell’aula giudiziaria con un passaggio ritenuto decisivo.
La perizia psichiatrica disposta dalla Corte di Assise ha, infatti, escluso l’infermità mentale di Benito Miarelli, 59 anni, stabilendone la piena capacità di intendere e di volere e la possibilità di stare in giudizio. A illustrarne gli esiti è stato il perito Vincenzo Scarallo, ascoltato in udienza, le cui conclusioni coincidono con quelle del consulente del pubblico ministero Marilia Capitanio, il dottor Alfonso Tramontano. Dubbi erano stati invece avanzati dal consulente della difesa, affidata all’Avv. Nicola Covino, con il dottor Ferdinando Melchiorre che, invece, ha concluso per l’incapacità di intendere e di volere del 59enne.
Scarallo ha descritto l’imputato come “vigile ed orientato”. I disturbi psichici riferiti – in particolare allucinazioni uditive e percezione di voci – sarebbero risultati correlati al consumo di alcol, ma senza evidenze di danni organici come sofferenza epatica o neuropatie periferiche. Da qui, la valutazione di piena imputabilità.
Secondo la ricostruzione accusatoria, la sera del 3 luglio 2024 Miarelli avrebbe ucciso il fratello Annibale Miarelli, 70 anni, soffocandolo mentre era a letto e decapitandolo. Nell’immediatezza dei fatti l’uomo aveva parlato di un ordine ricevuto da Sant’Antonio; successivamente aveva riferito di una voce che lo avrebbe spinto ad agire. Durante l’interrogatorio davanti al gip Vincenzo Landolfi, aveva inoltre sostenuto di essere convinto che il fratello fosse posseduto dal diavolo.
Detenuto dal 4 luglio 2024 e difeso dall’avvocato Nicola Covino, l’imputato si avvia ora verso la fase conclusiva del processo: discussione e sentenza sono fissate per il 6 marzo.
