Il presidente nazionale Franca Biglio e il presidente regionale della Campania Zaccaria Spina, in rappresentanza di ANPCI, l’associazione nazionale che raggruppa i comuni italiani fino a 5mila abitanti, hanno partecipato ad una importante audizione presso la III Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati.
“Abbiamo preso ancora una volta atto – precisano Biglio e Spina – della grande considerazione di cui gode la nostra associazione come pure del coinvolgimento e dell’attenzione che ci vengono riservati a tutti i livelli, in particolare dalle varie commissioni parlamentari, ogni qualvolta queste sono chiamate ad intervenire su leggi e provvedimenti di una certa importanza”.
“Nello specifico – proseguono il presidente nazionale e regionale di ANPCI – abbiamo analizzato il testo, composto da 7 articoli, del disegno di legge recante Disposizioni per la revisione dei servizi per i cittadini e le imprese all’estero, alcuni dei quali risultano interessanti anche per gli enti che rappresentiamo”.
“L’obiettivo finale – spiegano ancora Biglio e Spina – è quello di snellire, semplificare e rendere più funzionale l’erogazione dei servizi. Abbiamo infine rimarcato l’esigenza di proseguire sulla strada della semplificazione delle procedure soprattutto a favore dei comuni di minori dimensioni sia per la nota esiguità delle piante organiche, sia anche per l’organizzazione e la logistica degli uffici di anagrafe e stato civile che spesso risultano alquanto precarie, valutando la possibilità di prevedere fondi per la formazione specifica di amministratori e dipendenti, di prevedere altresì forme e modalità di supporto agli uffici e potenziare la funzionalità ed interoperabilità delle piattaforme a disposizione”.
Il presidente nazionale di ANPCI Franca Biglio, unitamente al responsabile dell’associazione per la Campania Zaccaria Spina, hanno partecipato all’Audizione sul Correttivo al Codice dei contratti pubblici presso la VIII Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera dei Deputati.
“Abbiamo portato il nostro contributo in sede di Audizione – spiegano la Biglio e Spina – sullo schema di decreto legislativo recante ‘disposizioni integrative e correttive al codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36’, per contribuire nel perseguimento degli obiettivi di semplificazione e di snellimento delle procedure amministrative secondo la logica del ‘fare bene e fare presto’, consapevoli che il correttivo costituisca un passo importante in questo senso e confidando che nello stesso possano trovare accoglimento alcune delle proposte fin qui evidenziate”.
Si è preso favorevolmente atto di alcune importanti innovazioni positive sottolineando, in particolare, l’introduzione di un termine predeterminato (tre mesi) tra l’approvazione del progetto e l’indizione della procedura di scelta del contraente; la disciplina dell’equo compenso; la facoltà di riservare alcuni contratti o alcune prestazioni/lavorazioni alle piccole e medie imprese; la previsione di ipotesi tassative che configurano varianti in corso di esecuzione.
Si tratta di correttivi che vanno, da un lato, nel senso auspicato dello snellimento delle procedure e, soprattutto, della chiarezza delle disposizioni, anche nell’ottica di prevenzione del contenzioso, e, dall’altro, sono finalizzate a tutelare le piccole realtà economiche presenti nelle aree interne, attraverso l’introduzione di criteri premiali che valorizzino il principio di territorialità per quei contratti che dipendono dal requisito della “prossimità” per la loro esecuzione.
Non sfugge, tuttavia, l’esigenza di ribadire la necessità di semplificare il numero degli adempimenti nonché di implementare i sistemi di interoperabilità tra le varie piattaforme informatiche, al fine di ridurre i carichi di lavoro del personale soprattutto dei piccoli enti locali.
È stata altresì espressa una preoccupazione per l’entrata in vigore, a partire dal 1° gennaio 2025, dell’obbligo di utilizzo di metodi e strumenti di gestione informativa digitale delle costruzioni (c.d. BIM), per il quale si ritiene insufficiente il solo incremento della soglia da 1 a 2 milioni di euro e che potrebbe portare a un notevole rallentamento delle attività tecniche propedeutiche alla realizzazione delle opere pubbliche. È stato inoltre richiesto di migliorare il controllo sul subappalto ed evitare il cosiddetto subappalto “a cascata”, che determina non poche criticità in ordine a qualità e sicurezza, di prevedere il divieto di ulteriori subappalti oltre al primo ed infine di rafforzare i criteri di premialita’ per le offerte qualitativamente vantaggiose.