“La Croce Rossa Italiana – scrive il sindaco Angelo Ciampi, in risposta all’interrogazione della minoranza sull’apertura del centro accoglienza migranti in via San Francesco – con propria nota del 12.09.2023 Prot. 13030 ha informato il comune di aver attivato..” su disposizione della Prefettura,- Ufficio Territoriale del Governo ed in esecuzione della Convenzione stipulata in data 2 agosto c.a. il Centro di Primissima accoglienza sito in San Giorgio del Sannio BN) alla I traversa Via San Francesco 40/42 ; la struttura si è resa operativa in data 01.09.2023 u.s. ed ospita ad oggi n. 19 persone per una capienza massima di numero 49 persone.”
La Prefettura, per le vie brevi – prosegue – ha chiarito che la struttura non è classificabile come CAS (Centro Accoglienza Straordinaria) quale centro di accoglienza permanente e convenzionata ma si tratta di una struttura temporaneamente assegnata in locazione alla Prefettura di Benevento e gestita dalla Croce Rossa Italiana in virtù di un contratto di comodato d’uso gratuito e per un periodo limitato, fino al 31 dicembre 2023 collegato allo stato di emergenza dichiarato con Delibera del Consiglio dei Ministri dell’11 Aprile 2023.
La struttura temporanea suindicata è utilizzabile per offrire i servizi di accoglienza ai migranti qualora assegnati in soprannumero rispetto ai posti disponibili presso le strutture preposte in provincia, al fine di far fronte agli incrementi dei flussi migratori”.
“Si precisa – continua il sindaco – che la procedura di individuazione dei locali e la relativa locazione è stata gestita direttamente dal Ministero dell’Interno per il tramite dell’Ufficio Territoriale di Governo –Prefettura di Benevento che ha individuato le strutture disponibili ubicate sul territorio provinciale tramite “Avviso pubblico esplorativo per la locazione passiva di immobili ubicati nel territorio della provincia di Benevento da adibire a strutture di accoglienza temporanea per cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale”.
Nel predetto avviso venivano indicate le caratteristiche edilizie, urbanistiche, di sicurezza antinfortunistica e di prevenzione incendi, di certificazione energetica che dovevano possedere gli immobili per la partecipazione alla predetta manifestazione di interesse. Pertanto le verifiche circa il possesso dei requisiti necessari è stato fatto direttamente dal Ministero dell’Interno per il tramite dell’Ufficio Territoriale di Governo –Prefettura di Benevento”.
“Si specifica che nel predetto avviso nessuna preclusione o limitazione veniva posta all’ubicazione dell’immobile rispetto a scuole o altri luoghi di istruzione”, conclude.
Da settimane l’ex centro geriatrico “Padre Pio”, di San Giorgio del Sannio, si è trasformato in un centro accoglienza migranti.
Difatti, presso la struttura sita in via San Francesco, nelle vicinanze dei plessi scolastici cittadini, sono stati accolti diversi migranti che, stando a quanto risulta, proverebbero da un altro centro sannita. Insomma, si tratterebbe di un trasferimento di persone già presenti in Italia.
La notizia dell’apertura del centro, soprattutto per la sua collocazione, ha suscitato diverse polemiche tra i residenti della zona e tra i condòmini dell’edificio cui fa parte anche l’ormai ex centro “Padre Pio”.
Sul punto è intervenuto anche l’ex consigliere comunale di San Giorgio del Sannio, Franco Cuomo, il quale ha fortemente criticato la scelta di ospitare proprio in quella struttura e in prossimità delle scuole i migranti giunti nella cittadina del Medio Calore: “Solidarietà, ospitalità non significa, e in alcun modo deve significare, perdita assoluta della sicurezza e della tranquillità sociale – scrive Cuomo -. E noi, ogni giorno di più, proprio questa sicurezza e tranquillità sociale stiamo perdendo. Basta vedere il livello dei furti e del disordine generale. Se poi a tutto ciò aggiungiamo anche la scelta di strutture inidonee ad ospitare i nostri migranti, allora il quadro si fa veramente desolante, per non dire pericoloso”.
“Con questo cosa voglio dire? – prosegue – Dico che non è pensabile trasformare l’ex centro geriatrico Padre Pio, in pieno centro cittadino a ridosso delle scuole e per giunta in un palazzo condominiale in un hotspot, in un centro di accoglienza per migranti, con tutti i rischi che ne conseguono”.
Cuomo, poi, si rivolge all’Amministrazione Ciampi, la quale ad oggi non è intervenuta sul tema: “A questo punto una domanda e d’obbligo: i nostri amministratori sono al corrente di questa nuova situazione ? Vogliamo chiedere al Prefetto il perché di tale scelta? Non sarebbe preferibile offrire ospitalità in ben altra struttura pubblica…meglio controllata? Non credo che si possano abbandonare i cittadini a se stessi invitandoli a fare una riunione di condominio. Per fare cosa? Sostituirsi a chi è preposto per Legge all’ordine e alla sicurezza?”
“Siamo seri! Cerchiamo almeno per una volta di badare agli interessi dei nostri concittadini alla stessa stregua di come doverosamente siamo chiamati a fare per i nostri fratelli d’Africa! Confido nel Sindaco e nell’intera Amministrazione”, conclude Cuomo.
Scena da far west, la scorsa in Valle Caudina: in un centro accoglienza di Bonea, infatti, è scoppiata una rissa tra due gruppi di immigrati. Da un lato tre bengalesi e dall’altro altrettanti senegalesi.
E’ accaduto tutto in tarda serata, quando i due gruppi, per motivi ancora al vaglio delle autorità inquirenti, sono venuti alle mani.
Ad avere la peggio sono stati i bengalesi: tutti e tre sono stati trasportati al Pronto Soccorso del San Pio, uno di loro, un ragazzo di 20 anni, in codice rosso. Gli altri due hanno 20 e 28 anni.
Sul posto sono giunti, oltre alle ambulanze del 118, i Carabinieri di Montesarchio che hanno dato avvio alle indagini del caso per chiarire movente e dinamiche dell’accaduto.
Erano stati accusati di truffa aggravata ai danni dello Stato, false dichiarazioni, subornazione di testimone per aver gestito una struttura di accoglienza per migranti, sita in Morcone, Sergio Parlapiano (44 anni), Fabrizio Parlapiano (42 anni) e Daniela Vascello (41 anni) e per questo erano stati attinti da ordinanza cautelare emessa dal GIP dr.ssa Gelsomina Palmieri, notificata nel luglio del 2018 a seguito della quale fu disposto il sequestro della struttura.
Oggi la conclusione del processo con sentenza assolutoria per insussistenza del fatto, emessa dal Giudice Monocratico Dr.ssa Rotili, in accoglimento delle richieste formulate dal difensore avv. Antonio Leone.
All’esito di un’articolata indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Benevento, i finanzieri del Comando Provinciale di Benevento, Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, hanno dato esecuzione ad un Decreto di sequestro preventivo – ex art. 321 c.p.p. emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Benevento, su richiesta della Procura, nei confronti di tre soggetti, uno dei quali amministratore di fatto di un Consorzio, con sede in Benevento, avente quale oggetto sociale la gestione dei centri di accoglienza per migranti siti in vari territori della provincia di Benevento, in relazione al delitto di peculato. Il richiamato provvedimento ablativo è stato emesso all’esito delle indagini delegate dalla Procura alla GdF di Benevento che aveva già condotto – nel mese di luglio 2020 – all’emissione di un primo decreto di sequestro preventivo da parte del Tribunale sannita, eseguito in data 24.07.2020 dal Nucleo Pef Benevento ed avente ad oggetto la somma di euro 1.146.602,28, ancora da erogare a saldo delle prestazioni operate dal citato consorzio (riconducibile ad uno degli indagati), in quanto profitto del reato di cui all’art. 356 c.p. (frode nelle pubbliche forniture). Quest’ulteriore provvedimento di sequestro finalizzato alla confisca è stato emesso in ordine ad ulteriori beni nella disponibilità dei suindicati indagati fino alla concorrenza di euro 774.127,49, quale profitto del reato di peculato ad essi ascritto. Le indagini svolte, alle quali ha fornito utile apporto anche la Prefettura di Benevento, consentivano di acquisire elementi, ritenuti sufficienti dal GIP ai fini del sequestro, in ordine all’accertamento, nello specifico, che l’amministratore e gestore di fatto del Consorzio, struttura – quest’ultima – aggiudicataria dei bandi di gara e delle convenzioni stipulate con la locale Prefettura, si appropriava, sia direttamente che attraverso alcuni congiunti, di ingenti somme di denaro erogate al predetto Consorzio, che venivano utilizzate per sostenere costi non inerenti l’oggetto sociale ma transitavano su conti personali e destinati ad un utilizzo diverso quello consentito dal titolo di erogazione ed impiegate ed in diversi occasioni, per spese personali dell’amministrazione di fatto, avente carattere voluttuario. Si rappresenta che il provvedimento ablatorio è soggetto ad impugnazione e i destinatari sono persone sottoposte alle indagini da ritenersi innocenti sino a sentenza definitiva.