La cucina italiana è ufficialmente parte del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO. Un riconoscimento storico, annunciato poche ore fa a New Delhi alla presenza del Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani, con l’approvazione della candidatura: “Cucina italiana fra sostenibilità e diversità bio-culturale”.
Un risultato che valorizza i principi più autentici della nostra tradizione: sostenibilità, lotta allo spreco, rispetto della biodiversità, trasmissione dei saperi culinari come elemento identitario. La Cia Agricoltori Italiani Campania esprime grande soddisfazione per questo traguardo, che conferma il ruolo centrale dell’agricoltura e dei territori nella definizione dell’identità gastronomica italiana.
”Questo riconoscimento”, dichiara Carmine Fusco, Commissario regionale CIA Campania, “è anche la vittoria dei territori che ogni giorno custodiscono e rinnovano l’identità agroalimentare del nostro Paese. La Campania ha un ruolo centrale: la pizza, simbolo globale della cucina italiana, nasce dalla qualità dei nostri ingredienti, dalla mozzarella campana, dal grano campano, dal pomodoro campano, dall’olio campano, frutto del lavoro di migliaia di agricoltori che garantiscono filiere sane, sostenibili e riconoscibili. La nostra regione non offre solo prodotti, ma cultura, saperi, tradizioni ed un modello produttivo che unisce storia e innovazione”.
Fusco aggiunge: “Il riconoscimento UNESCO dà forza alle nostre produzioni e rende ancora più efficace la lotta contro l’Italian Sounding. Valorizza il legame unico tra piatti, territori e comunità: ogni ricetta racconta una storia, un luogo, una tradizione. Per la Campania è una straordinaria occasione di crescita, di turismo enogastronomico e di promozione internazionale delle nostre eccellenze”.
Il ministro Masaf Francesco Lollobrigida ha ricordato come questo risultato sia frutto di un lavoro lungo e condiviso, reso possibile dall’impegno delle filiere agricole, delle scuole alberghiere, dei ristoratori e da una forte azione diplomatica che ha portato la cucina italiana in tutto il mondo, valorizzandone qualità, identità e radici. Ha inoltre sottolineato che il riconoscimento UNESCO rafforzerà la tutela delle produzioni autentiche, favorirà la crescita economica e contribuirà allo sviluppo del turismo legato all’enogastronomia.
Fusco dal canto suo conclude: “come CIA Agricoltori Italiani Campania continueremo a difendere e a promuovere le nostre eccellenze. Dietro ogni piatto della tradizione c’è il lavoro quotidiano delle imprese agricole, delle famiglie e delle comunità che fanno grande la nostra regione. Oggi l’UNESCO conferma che questo patrimonio appartiene non solo all’Italia, ma all’intera umanità e noi né siamo fieri ed orgogliosi”.
Torrecuso, furto all’azienda “Il Poggio” di Carmine Fusco: solidarietà di CIA Campania
Nella notte scorsa ignoti hanno colpito l’azienda vinicola Il Poggio di Torrecuso, in provincia di Benevento, di proprietà del commissario regionale della CIA Campania e presidente di CIA Benevento, Carmine Fusco. Un gesto vile e increscioso che ferisce non solo un imprenditore agricolo stimato e appassionato, ma l’intero mondo agricolo campano, fondato sul lavoro, sulla dedizione e sui sacrifici quotidiani delle famiglie che lo animano.
La CIA Agricoltori Italiani Campania, insieme a tutti i presidenti provinciali, dirigenti e funzionari ed iscritti, esprime profonda solidarietà a Carmine Fusco e alla sua famiglia, colpiti da un episodio che rappresenta l’ennesimo duro colpo a chi ogni giorno lavora con impegno per far crescere l’agricoltura del territorio. Ancora una volta, i ladri prendono di mira gli agricoltori, categorie troppo spesso lasciate sole a difendere le proprie aziende in territori dove la sicurezza è tutt’altro che garantita.
La provincia di Benevento continua a registrare troppi episodi di furti e danneggiamenti, segno evidente di un controllo insufficiente e di una preoccupante sensazione di abbandono che serpeggia tra gli operatori del settore.
La CIA Campania auspica che l’episodio non sia un atto intimidatorio nei confronti del presidente Fusco, da sempre in prima linea nella difesa dei diritti e della dignità degli agricoltori campani, e confida nel rapido intervento delle forze dell’ordine per individuare i responsabili e assicurare giustizia. È tempo che si intervenga concretamente per tutelare chi, come gli agricoltori campani, rappresenta la vera forza e il cuore del territorio.
La CIA Campania ribadisce la necessità di un maggiore presidio delle aree rurali e produttive, affinché episodi come questo non si ripetano più e perché il lavoro, la passione e la legalità tornino ad essere i veri protagonisti della nostra terra. Al Commissario Carmine Fusco l’invito a non abbassare mai la testa, la CIA gli starà sempre vicino.
Olio, proroga di buon senso e direttiva ‘Breakfast’: due buone notizie per le imprese agricole campane
Fusco (CIA Campania): “Scelte giuste che danno respiro alle aziende e valorizzano la qualità del nostro territorio”
Due buone notizie per l’agricoltura campana: da un lato, la proroga al 1° luglio 2026 per l’obbligo di consegnare le olive ai frantoi entro sei ore; dall’altro, il via libera alla direttiva europea “Breakfast”, che introduce nuove regole su miele, succhi e confetture, premiando trasparenza e qualità.“È una boccata d’ossigeno per le nostre imprese”, sottolinea Carmine Fusco, commissario regionale della CIA Agricoltori Italiani Campania .
“La proroga sulla consegna delle olive è una scelta di buon senso: il principio della norma resta valido, ma in Campania, dove la filiera olivicola coinvolge migliaia di aziende, spesso in aree collinari e con frantoi distanti, sarebbe stato impossibile rispettare l’obbligo senza compromettere la raccolta e la qualità stessa del prodotto. Ora abbiamo tempo per costruire insieme una soluzione equilibrata che tuteli la tracciabilità senza penalizzare chi lavora con serietà”.
In Campania l’olivicoltura rappresenta una colonna portante dell’agroalimentare regionale, con oltre 70 mila ettari coltivati, più di 55 mila aziende attive, una produzione di circa 11.219 (2022) mila quintali di olio ogni anno che rappresentano il 6,3% della produzione nazionale con eccellenze produttive DOP come l’Olio del Cilento, Olio del Sannio beneventano, Colline Salernitane, Penisola Sorrentina e Irpinia, Colline dell’Ufita. Parallelamente, la direttiva “Breakfast” approvata dal Consiglio dei ministri introduce importanti novità per il settore agroalimentare. Per il miele, sarà obbligatorio indicare i Paesi d’origine delle miscele e le relative percentuali; per le confetture, cresce il contenuto minimo di frutta (dal 35% al 45%, e dal 45% al 50% per le “extra”); arrivano i succhi di frutta a tasso ridotto di zuccheri, con almeno il 30% di zuccheri in meno rispetto agli standard attuali.
“Si tratta di cambiamenti epocali che vanno nella direzione giusta, più prodotti naturali più salute per i consumatori” spiega Fusco .” In Campania contiamo circa, 750 aziende con 50 mila alveari ed una produzione media di 1.300 tonnellate di miele l’anno, con varietà apprezzate come il millefiori del Cilento, il castagno dell’Irpinia e l’acacia del Sannio. Le nuove regole sulla tracciabilità aiuteranno a distinguere il miele autentico campano da quello d’importazione, spesso di qualità inferiore. Lo stesso vale per confetture e succhi, che coinvolgono il nostro comparto ortofrutticolo, trainato da produzioni di eccellenza come albicocche del Vesuvio, fichi del Cilento e agrumi della Costiera. Queste misure” , conclude Fusco ,”offrono una prospettiva di equilibrio tra tutela della qualità e sostenibilità economica. Servono politiche che uniscano rigore e realismo, dando alle imprese agricole il tempo e gli strumenti per crescere. La Campania, con le sue filiere fortemente identitarie, è pronta a raccogliere la sfida di un’agricoltura sempre più trasparente, competitiva e di valore.”
Taglio risorse agricoltura, Fusco (CIA Campania): “Colpo durissimo al settore in un momento storico delicato”
Un taglio del 22% alle risorse destinate all’agricoltura italiana è semplicemente insostenibile e rischia di compromettere il futuro delle nostre aziende agricole e delle comunità rurali. Proprio ora che servirebbero maggiori investimenti per affrontare le sfide del cambiamento climatico, delle tensioni internazionali e della sicurezza alimentare, la Commissione Europea sceglie invece di ridimensionare una delle politiche cardine dell’Unione. Questo è il messaggio che arriva da CIA – Agricoltori Italiani, dopo l’annuncio della Commissione UE sulle dotazioni finanziarie della PAC post-2027, che per l’Italia prevedono 31 miliardi di euro, con una riduzione di circa 9 miliardi rispetto all’attuale programmazione.
La preoccupazione è forte: la PAC, che fino a ieri rappresentava oltre il 30% del bilancio europeo con 378 miliardi di euro, si troverà a scendere a circa 294 miliardi, con un peso che si riduce al 15% del totale, mentre il bilancio UE complessivo cresce da 1.210 a quasi 2.000 miliardi.
A margine della manifestazione Campania Mater, organizzata dall’assessorato all’Agricoltura della Regione Campania che si è conclusa oggi al Palazzo Reale di Napoli, il Commissario Regionale Carmine Fusco ha dichiarato: “Questa decisione rappresenta un colpo durissimo per l’agricoltura, non solo a livello nazionale ma anche per territori come la Campania, dove il settore primario è essenziale per l’economia e per la tutela del paesaggio e delle tradizioni. In un periodo segnato da crisi climatiche, instabilità geopolitica e necessità di garantire cibo sicuro e di qualità, ridurre le risorse significa indebolire ulteriormente un comparto già sotto pressione. Servono investimenti, non tagli, per sostenere innovazione, sostenibilità e redditività delle aziende agricole”.
La CIA chiede con forza che Consiglio dei Ministri UE e Parlamento Europeo rivedano questa scelta, ascoltando le richieste del mondo agricolo e ripristinando un impegno finanziario adeguato. “Ci auguriamo, ha concluso Fusco, che le istituzioni europee comprendano la gravità di questa decisione e intervengano per ridare centralità alla Politica Agricola Comune, evitando di relegarla a un ruolo marginale, privo di visione e risorse”.
Fusco (CIA Campania): “Denominazioni vitivinicole un patrimonio collettivo da tutelare”
Un filo rosso che lega storia, tradizione e futuro. Così si è presentato il convegno dedicato alla promozione e alla valorizzazione delle denominazioni vitivinicole campane, svoltosi a Torrecuso, nel cuore del Sannio, in occasione della 50a edizione di Vinestate, una delle manifestazioni più longeve e sentite della Regione. Davanti ad una platea gremita di produttori, giornalisti di settore, rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni agricole, il commissario regionale della CIA – Agricoltori Italiani Campania, Carmine Fusco, ha tracciato una panoramica lucida ed appassionata sul presente e sul futuro del comparto vitivinicolo. “La qualità”, ha esordito Fusco, “ non è solo un requisito tecnico, ma un patrimonio collettivo che va tutelato e promosso attraverso una filiera coesa. Le denominazioni vitivinicole sono l’identità agricola della Campania e uno strumento fondamentale per rafforzare la competitività sui mercati, sia nazionali che internazionali”.
Nel suo intervento, Fusco ha ricordato come, solo pochi decenni fa, in molte zone della Campania le uve venissero spesso accantonate e poco valorizzate.“Cinquant’anni fa, ha raccontato ,” in molte aree della nostra provincia, quella di Benevento, le uve venivano lasciate da parte, mentre in territori come Torrecuso si produceva già vino con determinazione e visione. Oggi questo impegno è diventato una realtà consolidata: a Torrecuso operano oltre 30 cantine, simbolo di una crescita straordinaria che ha trasformato questo paese in un vero punto di riferimento per la viticoltura campana”.
Una crescita che oggi si riflette anche nei numeri: secondo il XXII Rapporto Ismea-Qualivita, nel 2023 la Campania ha registrato un valore alla produzione di circa 101 milioni di euro nel settore vitivinicolo, con il coinvolgimento attivo di 4.406 operatori. La provincia di Benevento, in particolare, guida la produzione regionale con quasi 14 milioni di bottiglie certificate nei primi mesi del 2024 e un valore superiore ai 50 milioni di euro. “La recente accelerazione verso la DOCG per la Falanghina del Sannio – ha aggiunto Fusco – è un riconoscimento importante, che premia l’impegno e la dedizione dei produttori, ma che deve essere accompagnato da una strategia condivisa di comunicazione e promozione”.
“Noi produttori siamo i primi ambasciatori del territorio”, ha detto Fusco con orgoglio . Ogni bottiglia di vino racconta la storia delle nostre comunità rurali, il lavoro delle famiglie e le tradizioni che si tramandano da generazioni. Ma per dare forza a questo racconto serve un sistema integrato, capace di unire produttori, consorzi di tutela, istituzioni e associazioni di categoria. Non basta produrre bene, dobbiamo raccontare bene ciò che produciamo, investendo in promozione, marketing e turismo esperienziale. Le grandi fiere come Vinitaly oggi hanno un impatto minore rispetto al passato. Non sono d’accordo con l’idea di creare un Vinitaly al Sud: le fiere, da sole, non bastano più. I social network, invece, possono essere strumenti potenti, ma non sostituiscono il valore del rapporto umano, dell’incontro diretto con buyer e operatori che possono davvero aiutarci a far conoscere i nostri vini. Per questo è fondamentale avere fondi adeguati, destinati a progetti di comunicazione mirata”.
Lo sguardo di Fusco si è poi spostato sui mercati esteri, con una particolare preoccupazione per gli Stati Uniti, uno dei principali sbocchi per l’export campano: “Siamo in ansia per i dazi ed attendiamo la decisione della Corte americana, che potrebbe portare alla loro abrogazione. Una conferma di queste misure protezionistiche metterebbe in seria difficoltà le nostre aziende, compromettendo la loro competitività su un mercato strategico” il messaggio della CIA Campania sicuramente. Vitigni autoctoni da proteggere e soprattutto giovani da coinvolgere. Difendere i vitigni autoctoni è, per Fusco, una priorità assoluta: “La nostra battaglia è proteggere vitigni storici come l’Aglianico del Taburno, Falanghina, Greco di Tufo e Fiano. Chi pensa di introdurre varietà estranee al territorio commette un errore strategico. Allo stesso tempo, dobbiamo essere capaci di innovare con intelligenza: oggi i giovani consumatori cercano vini frizzanti e per questo un Aglianico del Taburno frizzante può essere una proposta vincente, che non tradisce la tradizione ma apre a nuove opportunità di mercato”.
“Stiamo producendo meno e, di conseguenza, guadagniamo meno. È un problema reale che richiede soluzioni condivise, investimenti nella sostenibilità e nuove strategie di adattamento”. Coinvolgere le nuove generazioni diventa quindi essenziale: “Dobbiamo interessare i giovani all’agricoltura, offrendo loro formazione, risorse e prospettive concrete. Creare cooperative flessibili, in cui la manodopera possa spostarsi in base alle necessità stagionali, è uno strumento utile per sostenere le aziende e combattere lo spopolamento delle aree rurali”. Guardando al turismo enogastronomico, Fusco ha sottolineato l’urgenza di preparare il territorio all’accoglienza: “Abbiamo un gap importante, anche rispetto a Vinestate di Torrecuso, sul fronte della comunicazione. Dobbiamo portare qui giornalisti, influencer e operatori del settore per far conoscere i nostri vini e le nostre storie. Ma per accogliere i visitatori servono infrastrutture adeguate. Le strade della Provincia di Benevento, oggi sono inguardabili, e questa situazione rappresenta un ostacolo enorme allo sviluppo turistico. Per questo chiediamo fondi mirati: senza una rete viaria moderna e servizi di qualità, il turismo enologico non può diventare quel motore di crescita che immaginiamo”.
In chiusura, Fusco ha lanciato una proposta concreta: “È indispensabile creare un tavolo di lavoro permanente, che riunisca produttori, consorzi, istituzioni e associazioni di categoria e che veda la Provincia di Benevento promotrice, ho già raccolto un positivo riscontro dal presidente Lombardi. Solo con un confronto stabile e costruttivo potremo difendere le nostre denominazioni, combattere la concorrenza sleale e le contraffazioni, e garantire un futuro solido e sostenibile alle eccellenze vitivinicole campane. Le denominazioni non sono solo etichette, ma una promessa di sviluppo per i territori e una garanzia di qualità per i consumatori”. Il convegno si è chiuso con un forte messaggio di unità, tra applausi e strette di mano, con la consapevolezza che il futuro del vino campano dipende da un impegno condiviso. Torrecuso, con la sua storia e le sue cantine, si conferma così cuore pulsante della viticoltura sannita grazie alle aziende che hanno creduto nell’uva e nel vino, pronta a raccogliere le sfide globali senza dimenticare le proprie radici.
Dazi Usa definitivi sul vino, Fusco (Cia Campania): “Colpo durissimo al settore. Campania penalizzata”
“I dazi Usa del 15% sull’import del vino, ora resi definitivi, sono un colpo durissimo per il comparto vitivinicolo campano e italiano. Sappiamo che le trattative non sono ancora concluse, ma per ora resta una grande delusione per la mancanza di misure concrete a difesa del vino, un settore strategico per l’economia del Paese e presidio vitale per le aree interne”.
A dichiararlo è Carmine Fusco, Commissario di Cia-Agricoltori Italiani Campania, che denuncia come “una bottiglia di vino italiano negli scaffali americani rischi di subire un aumento medio del 40%, tra cambio sfavorevole e nuove tariffe. Un danno che comprometterà gravemente la competitività delle nostre aziende a vantaggio di vini provenienti da Paesi terzi”. Il rischio, avverte Fusco, è un crollo delle esportazioni verso il primo mercato extra-Ue, con conseguenze pesantissime per la Campania e tutte le sue province produttrici di vini di eccellenza: dall’Aglianico del Taburno nel Beneventano, al Greco di Tufo e al Fiano d’Avellino nell’Irpinia, dalla Falanghina del Sannio, fino ai vini del Casertano e del Salernitano.
“Queste non sono solo etichette pregiate, spiega Fusco, ma il risultato del lavoro di migliaia di famiglie e di imprese agricole che, con sacrificio e innovazione, tengono vivi i territori e raccontano la vera identità della nostra regione nel mondo”. Per la CIA Campania, la risposta non può limitarsi a dichiarazioni di principio: servono indennizzi immediati, sgravi fiscali, accesso semplificato al credito e un forte piano di promozione e di educazione al consumo consapevole, sia nei mercati maturi che in quelli emergenti. “Il Governo e l’Europa devono assumersi le proprie responsabilità” , aggiunge Fusco .
“È indispensabile utilizzare anche le risorse del PNRR per compensare le perdite e proteggere un comparto che vale economia, cultura, occupazione e futuro per l’intero Mezzogiorno. Ora il Governo deve mettere in campo senza ulteriori ritardi aiuti concreti, e può farlo proprio attingendo dal PNRR. Non possiamo accettare che i nostri produttori di vino e dell’agroalimentare vengano trattati come aziende di serie B”.
Fusco annuncia inoltre un’iniziativa diplomatica: “Come Cia Campania inviteremo l’Ambasciatore degli Stati Uniti in Italia e il Console statunitense a Napoli a visitare una serie di cantine del nostro territorio , per far comprendere loro in maniera chiara di che pasta sono fatte le aziende vitivinicole campane, con la loro storia, la loro qualità e la loro capacità di innovazione perchè ; Italians do it better” .
Il Commissario conclude con un appello accorato: “Difendere il vino significa difendere il Made in Italy autentico e soprattutto la Campania, che con i suoi vitigni storici e i suoi territori unici dà un contributo insostituibile al prestigio internazionale del nostro Paese. Lasciare che i dazi mettano in ginocchio i nostri produttori sarebbe una sconfitta non solo economica, ma anche culturale e sociale”.
Fusco (CIA Campania): “Grandinata devastante nel Beneventano e Nolano, compromessi vigneti e oliveti”
La CIA – Agricoltori Italiani della Campania esprime forte preoccupazione per la violenta grandinata che nelle ultime ore ha colpito duramente la provincia di Benevento, interessando in modo particolare le aree del Fortore, della Valle Telesina, del Taburno e Contrada San Vitale a Benevento. Ingenti danni anche nel Nolano, dove le grandinate hanno investito i comuni di Cimitile, Roccarainola e Tufino.
L’evento atmosferico, di eccezionale intensità, ha provocato gravi perdite alle colture, con conseguenze pesanti soprattutto per vigneti e oliveti, compromettendo una parte consistente della produzione agricola locale.
“È stata una vera e propria tempesta di ghiaccio” dichiara Carmine Fusco, Commissario regionale CIA Campania “e che in pochi minuti ha cancellato mesi di lavoro e investimenti da parte delle nostre aziende agricole. I grappoli nei vigneti sono stati distrutti e gli olivi hanno perso gran parte della fruttificazione. Siamo di fronte a una situazione drammatica che mette a rischio l’economia agricola di interi territori. L’evento di oggi si aggiunge a quello di mercoledì scorso che ha colpito le pendici del Matese e la Valle del Titerno”.
Fusco sottolinea come gli eventi climatici estremi stiano diventando sempre più frequenti e violenti: “Questa grandinata si aggiunge a una serie di anomalie climatiche che ormai scandiscono le nostre stagioni. Chiediamo alla Regione Campania e al Governo nazionale di attivare subito una ricognizione puntuale dei danni e predisporre misure straordinarie di sostegno, inclusa la possibilità di accedere agli strumenti del Fondo di Solidarietà Nazionale. Non possiamo lasciare soli gli agricoltori in questa emergenza”.
CIA Campania ribadisce la necessità di rafforzare le politiche di prevenzione e gestione del rischio, con interventi strutturali e assicurativi in grado di tutelare le aziende agricole da eventi climatici sempre più imprevedibili.
Fusco (CIA Campania): “Marchio di provenienza per la carne marchigiana. Senza sanità, viabilità e scuola le aree interne muoiono”
Grande partecipazione e confronto concreto alla tavola rotonda “La zootecnia da carne nelle aree interne: tra adeguamenti normativi e sviluppo sostenibile”, svoltasi a San Giorgio La Molara (BN), nell’ambito della XVIII Mostra bovina di razza marchigiana. L’incontro ha visto la presenza di numerosi rappresentanti istituzionali e del mondo agricolo e zootecnico, tra cui: Nicola De Vizio, Zaccaria Spina, Davide Minicozzi, Gennaro Masiello, Andrea Quaglia, Nino Lombardi, Carmine Varricchio e Carlo Goduti.
Ad animare il dibattito, le dichiarazioni del Commissario regionale della CIA Campania e Presidente della CIA Benevento, Carmine Fusco, che ha lanciato un accorato appello: “Sulle aree interne non servono più parole, ma strategie concrete. Non possiamo continuare ad assistere allo spopolamento dei nostri territori. Il primo passo è garantire i servizi essenziali: una sanità efficiente, una viabilità adeguata e una scuola pubblica di qualità. Senza questi tre pilastri, nessuno resterà. Non andremo da nessuna parte”.
Fusco ha messo in luce le criticità strutturali della provincia sannita: “La sanità nella provincia di Benevento è in condizioni serie. I cittadini devono percorrere decine di chilometri per un pronto soccorso o per una visita specialistica. Se non si affrontano questi problemi con coraggio e programmazione, ogni investimento in agricoltura sarà vano, perché le famiglie continueranno a lasciare le campagne”.
Sul fronte della PAC, il presidente CIA ha espresso preoccupazione e un invito all’unità: “Dobbiamo fare fronte comune. Forse c’è stata una distrazione da parte dei nostri referenti politici a Bruxelles, ma è il momento di vigilare e di pretendere che la politica agricola sia costruita ascoltando davvero gli agricoltori. Non si può calare dall’alto un sistema che non tiene conto delle esigenze di chi lavora la terra ogni giorno”.
Tra i punti centrali del suo intervento anche la valorizzazione delle produzioni locali. “Voglio rilanciare un’idea dello scorso anno: creare un marchio di provenienza per la carne marchigiana. È il modo più diretto per tutelare il reddito dei nostri allevatori e dare valore aggiunto a una razza che rappresenta l’identità di queste aree. Ma serve il coraggio di partire.”.
“Ma non abbiamo solo la marchigiana. Il nostro territorio è ricco: l’olio, il caciocavallo, il pomodorino. Prodotti unici che ci invidiano in tutta Italia. Ma senza una filiera organizzata e senza un sistema di promozione integrato, resteranno solo potenzialità inespresse”.
Rilevante anche la proposta di un turismo rurale educativo: “Ci sono bambini nelle metropoli che non hanno mai visto una mucca. Perché non costruire percorsi turistici dedicati ai più piccoli, per avvicinarli alla terra, agli animali, alla vita vera? Sarebbe un modo per creare reddito, ma anche per piantare un seme nelle nuove generazioni”.
Infine, un richiamo all’importanza del coinvolgimento reale delle categorie agricole nella stesura dei bandi: “Se nei tavoli tecnici non c’è chi rappresenta davvero gli agricoltori, i bandi sono inadeguati. Non si può fare agricoltura dietro a una scrivania. Serve partecipazione, ascolto, competenza sul campo”.
Il suo appello finale ha ribadito una visione chiara: “L’agricoltura può ancora dare lavoro e dignità, ma bisogna crederci. Servono investimenti strutturali e visione a lungo termine. La politica deve scegliere: o abbandona definitivamente le aree interne, oppure ci mette mano, con coraggio e coerenza. Noi come CIA siamo pronti a fare la nostra parte”.
Expo 2025 Osaka: successo per il workshop della Campania. Fusco (CIA): “DOP Economy leva strategica per sviluppo rurale e salute”
Grande partecipazione e attenzione al workshop organizzato dall’Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania all’interno dell’Expo 2025 di Osaka, in occasione delle giornate dedicate alla Regione presso il Padiglione Italia. L’incontro, dal titolo “Campania Food For Health”, ha rappresentato un momento di confronto tra istituzioni, mondo produttivo e comunità scientifica, per approfondire il valore dell’agroalimentare campano sotto il profilo salutistico, economico e ambientale.
Tra i protagonisti, la CIA Agricoltori Italiani Campania, presente con il commissario regionale Carmine Fusco, che ha sottolineato come l’iniziativa abbia messo in luce la capacità della Regione di portare avanti una visione moderna e integrata dell’agricoltura, capace di coniugare identità, qualità e salute. Fusco ha ribadito come la DOP Economy rappresenti oggi un’infrastruttura fondamentale per costruire filiere solide e competitive.
Secondo il Commissario regionale della CIA ,” è indispensabile continuare a investire in reti organizzative, formazione e modelli innovativi, in grado di aumentare la redditività agricola e generare valore condiviso lungo tutta la filiera, fino a un consumatore sempre più attento all’origine e alla qualità dei prodotti. L’agricoltura campana “, ha aggiunto, “ può e deve giocare un ruolo da protagonista nei mercati internazionali, facendo leva su biodiversità, innovazione e autenticità territoriale”.
A rappresentare la Regione Campania, l’assessore all’Agricoltura Nicola Caputo, che ha evidenziato come il workshop abbia riscosso un’ottima partecipazione e rappresentato un importante momento di promozione per il sistema agroalimentare campano. Nel corso dell’intervento, Caputo ha soprattutto illustrato le principali direttrici della strategia regionale: rafforzare la DOP Economy e valorizzare la funzione salutistica dei prodotti tipici campani. In particolare, sono state messe in risalto le eccellenze regionali come la mela annurca e l’olio extravergine d’oliva.
L’incontro ha approfondito anche casi di successo concreti, come quello della Mozzarella di Bufala Campana DOP, ed il progetto EVOlio, dedicato alla valorizzazione dell’olio extravergine d’oliva campano e delle sue piccole denominazioni territoriali. Di particolare rilievo la partecipazione della comunità scientifica, con i contributi del prof. Mauro Minelli, immunologo e docente di nutrizione umana, del prof. Ludovico Abenavoli (Università di Catanzaro) e del prof. Raffaele Sacchi (Università Federico II di Napoli), i quali hanno evidenziato il ruolo della Dieta Mediterranea come modello di alimentazione preventiva e sostenibile. Gli studi illustrati hanno dimostrato il valore nutrizionale e funzionale dei prodotti campani, con un focus speciale sulla mela annurca, oggi considerata alimento funzionale di riferimento.
È intervenuto anche il dott. Antonio Limone, direttore dell’Istituto Zooprofilattico, che ha offerto un’analisi sul ruolo della sicurezza alimentare come garanzia imprescindibile per il controllo della qualità lungo l’intera filiera. “Il workshop al quale abbiamo partecipato,” ha concluso Fusco,” ha testimoniato la capacità della Campania di presentarsi sul palcoscenico globale come laboratorio avanzato di qualità agroalimentare, in cui la sinergia tra imprese, ricerca, istituzioni e territorio rappresenta la leva principale per promuovere una visione integrata di salute, sostenibilità e innovazione”.
Fusco (CIA Campania): “Difendere le Aree Interne, no alla pianificazione del declino previsto dal Governo Nazionale”
Nel nuovo Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne 2021-2027 (PSNAI), alla pagina 45, punto 4, il Governo Meloni esplicita un dato sconcertante ovvero, l’intenzione di attuare “politiche di accompagnamento allo spopolamento irreversibile”nelle aree interne del Paese. Un’affermazione che, al di là dei tecnicismi, suona come una sentenza di abbandono per milioni di cittadini e per un patrimonio territoriale, culturale e ambientale che rappresenta l’anima profonda dell’Italia.
Come evidenziato dalla CIA Campania, attraverso le parole del Commissario regionale Carmine Fusco, “queste aree non possono porsi obiettivi di inversione di tendenza, ma nemmeno essere abbandonate. Accompagnare lo spopolamento significa arrendersi, legittimare il declino, violare l’articolo 3 della Costituzione, che sancisce l’uguaglianza di tutti i cittadini e l’obbligo della Repubblica di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana.
Le aree interne italiane ospitano il 23% della popolazione nazionale, ma contano ben più del loro peso demografico. Sono il cuore pulsante dell’agricoltura di qualità, della filiera forestale e boschiva, della tutela ambientale e del paesaggio, della biodiversità, della cultura rurale. Qui si preservano le tradizioni, i saperi ed il legame profondo tra uomo e natura.
Qui “ continua Fusco,” si costruisce qualità della vita autentica, lontana dalle derive urbanistiche e speculative. Eppure, nel silenzio assordante delle istituzioni, rischiano l’estinzione a breve, medio e lungo termine, oltre 4.000 piccoli comuni, che secondo la nuova pianificazione non saranno più destinatari di investimenti strategici. Un vero e proprio colpo di grazia. Noi della CIA – Confederazione Agricoltori Italiani non possiamo stare a guardare. Non possiamo accettare una logica che rinuncia al presidio del territorio, che disinveste dove invece bisognerebbe rilanciare, che considera perse intere comunità. Non servono politiche per morire meglio, ma politiche per rinascere.
Servono investimenti nella digitalizzazione, nei servizi sanitari, scolastici e di mobilità, nell’agricoltura sostenibile, nel turismo diffuso, nelle energie rinnovabili. Servono politiche per i giovani che vogliono restare o tornare, per le imprese che credono nel futuro di questi luoghi. Le aree interne non sono scarti della modernità, ma risorse strategiche per un’Italia più equa, coesa e resiliente. Per questo “ conclude il Commissario regionale Fusco, “la nostra battaglia è e sarà senza sosta: perché senza le aree interne, non esiste un’Italia intera”.
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