In carcere per narcotraffico, detenuto sannita fa ricorso alla Corte Costituzionale

In carcere per narcotraffico, detenuto sannita fa ricorso alla Corte Costituzionale

BeneventoCronaca

Erano stati arrestati nel periodo del primo lockdown quando le restrizioni alla circolazione erano rigidissime, per questo motivo i due corrieri della droga si erano mossi alle prime luci dell’alba per ricarsi a Napoli per rifornirsi di droga, pensando così di eludere i controlli della Questura di Benevento che, però, già era sulle loro tracce.

I due beneventani Primo Aniello De Luca e Antonio Amato furono tratti in arresto alle porte di Benevento alle 6 del mattino del 27 aprile 2020 perchè trovati in possesso di circa 33 grammi di eroina suddivisa in 24 ovuli già pronti per lo spaccio.

In sede di convalida dell’arresto i due rivendicarono immediatamente il possesso dello stupefacente per uso personale ma il Gip applicò nei loro confronti la misura cautelare degli arresti domiciliari.

A fronte della richiesta da parte del Pm di 6 anni di reclusione per entrambi per l’ipotesi di spaccio di stupefacenti, il giudice dell’udienza preliminare, dopo la discussione dell’Avv. Claudio Fusco (per De Luca) e dell’Avv. Luca Russo (per Amato), riqualificata l’ipotesi accusatoria in quella di spaccio di lieve entità, condannò il primo ad anni 1 e mesi 4 di reclusione ed il secondo ad anni 1 e mesi 2 di reclusione.

La Corte Costituzionale dovrà, ora invece, pronunciarsi su di una questione di legittimità costituzionale della norma che non consente ai detenuti imputati di delitti di grave allarme sociale di accedere alle misure alternative alla detenzione. Questa è la decisone del Tribunale di Sorveglianza di Firenze che, accogliendo l’eccezione di legittimità costituzionale sollevata dalla difesa di Piscopo Arpino (Avv. Luca Russo), ha trasmesso gli atti alla Consulta.

Il detenuto beneventano sta scontando una pena di anni 20 di reclusione per il delitto di associazione finalizzata al narcotraffico.

Ora la Corte dovrà fissare un’udienza di discussione a seguito della quale dovrà pronunciarsi sulla legittimità della norma.

Amato: “Ecco perché referendum eutanasia e cannabis sono inammissibili”

Amato: “Ecco perché referendum eutanasia e cannabis sono inammissibili”

AttualitàDall'Italia

Leggere o sentire che chi ha preso ieri la decisione sull’eutanasia non sa cosa sia la sofferenza mi ha ferito. La parola ‘eutanasia’ ha portato a tutto questo. Il referendum era sull’omicidio del consenziente, che sarebbe stato lecito in casi ben più numerosi e diversi dall’eutanasia”. Così il presidente della Corte Costituzionale Giuliano Amato, in conferenza stampa dopo la Camera di consiglio che ha deciso sull’ammissibilità dei referendum: via libera a cinque quesiti sulla giustizia, stop a quelli su responsabilità civile dei giudici, eutanasia e cannabis legale.

Considero un dovere della Corte spiegare le decisioni che prende, mi piace che si parli e si spieghi. Ho fatto tanti mestieri e ho lavorato anche nei giornali, so quanto sia importante formare l’opinione dei propri lettori. Bisogna conoscere i temi per spiegarli bene“, ha sottolineato l’ex premier.

L’INVITO AL PARLAMENTO: “SI ESPRIMA SU QUESTI TEMI”. Sull’eutanasia, Amato precisa che “il quesito referendario apriva aree di impunibilità. Il primo ragazzo 18enne che arriva e decide di farla finita, trova un altro ragazzo come lui che glielo fa fare. Allora è bene che si esprima il Parlamento, siamo tutti responsabili”.

Per quanto riguarda la cannabis legale, il presidente della Consulta spiega: “Abbiamo dichiarato inammissibile il referendum sulle sostanze stupefacenti, non sulla cannabis sulla quale, con le parole, c’è stata una parziale analogia con il quesito dell’eutanasia”.

Il presidente della Consulta muove un appunto al potere legislativo: “Il nostro Parlamento forse sarà troppo occupato dalle questioni economiche ma forse non dedica abbastanza tempo a cercare di trovare la soluzione su questi temi valoriali. È fondamentale che in Parlamento capiscano che se questi temi escono dal loro ordine del giorno possono alimentare dissensi corrosivi per la coesione sociale”, conclude Amato.

Agenzia DiRe – www.dire.it