Presentati, ieri sera, i lavori di messa in sicurezza dell’alveo fluviale in zona Pantano-Serretelle. Diversi gli abitanti che hanno preso parte all’incontro, svoltosi presso il Centro Maleventum, di contrada Pantano. Presenti anche diversi amministratori comunali e provinciali.
Ad introdurre i lavori è stata Rita Velardi, Presidente della Associazione “La Voce delle donne”, la quale ha sottolineato come l’intervento di manutenzione straordinaria dell’alveo fluviale a cura della Provincia di Benevento sia stato più volte sollecitato dalla Associazione da lei presieduta che si batte perché l’area sia resa sicura e che i residenti non abbiano più a patire timori ogni volta che piove.
Ha preso quindi la parola l’ing. Feliciano Cefalo, consulente tecnico per l’Associazione, il quale, ricordati i disastri causati nell’area di Pantano, di Santa Clementina di Serretelle, da alcuni fenomeni alluvionali degli anni precedenti, ha dichiarato che i lavori programmati ed in corso di realizzazione dalla Provincia costituiscono una vera svolta per la vita della contrada, in quanto verranno create le condizioni per un deflusso più veloce delle acque dei fiumi Sabato e Calore anche in caso di piena.
Subito dopo hanno preso la parola il sindaco di Benevento, Clemente Mastella, e il presidente della Provincia, Nino Lombardi, che hanno sottolineato come la realizzazione delle opere pubbliche siano frutto di una sinergia tra gli Enti.
Ascoltiamo le loro parole ai microfoni di BeneventoNews24.it.
Provincia, per la messa in sicurezza dei corsi d’acqua occorrono 40 milioni di euro (che non ci sono)
Si è riunito il Tavolo Tecnico convocato di urgenza dal Presidente della Provincia e dal Sindaco di Benevento, Nino Lombardi e Clemente Mastella, a seguito delle eccezionali precipitazioni delle ultime ore, per l’esame della situazione del reticolo idrico provinciale a seguito delle piogge torrenziali delle ultime ore.
Vi hanno preso parte rappresentanti della Regione Campania, del Genio Civile, dell’Autorità Distrettuale dell’Appennino Meridionale, del Consorzio dell’Area industriale di Benevento, con il Presidente Luigi Barone, e della la Società partecipata della Provincia Asea, responsabile della manutenzione della Diga di Campolattaro, con il Presidente Giovanni Mastrocinque ed il responsabile tecnico Enzo Rosiello.
Erano presenti, per la Provincia, anche i Consiglieri Provinciali Umberto Panunzio ed Antonio Capuano, il Dirigente del Settore Tecnico Angelo Carmine Giordano ed il Responsabile di Servizio Salvatore Minicozzi; mentre per il Comune erano presenti il Vice Sindaco Francesco De Pierro, l’assessore Mario Pasquariello, il Comandante della Polizia Municipale Fioravante Bosco ed il Segretario Riccardo Feola.
Al termine dei lavori, svoltisi presso la Sala Consiliare della Rocca dei Rettori, è stato concordato di richiedere una Conferenza di Servizi presso la Regione Campania per definire, con tutti gli Enti presenti e con l’Università del Sannio e l’Arpac, l’avvio del programma, da tempo richiesto dalla Provincia di Benevento, consistente nell’istituto della compensazione delle spese per la manutenzione ordinaria e straordinaria dei fiumi, articolando subito su 4 progetti per interventi su altrettanti punti critici della reticolo idrico sannita.
In altri termini, si chiede di dare corso non al programma generale, ma solo a quelli nell’area di Ponte Valentino, Pantano, Ponte – Solopaca, ed Amorosi, cioè quelle più fragili, concedendo a Ditte private di prelevare dagli alvei gli inerti fluviali che in tutto o in parte li ostruiscono e di rivendere il materiale lapideo raccolto a copertura delle spese sostenute.
Il Presidente della Provincia Lombardi ha commentato positivamente l’esito della riunione perché, ha dichiarato, ha consentito di cogliere risultati superando difficoltà di ordine amministrativo, burocratico e soprattutto finanziario negli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria di competenza provinciale sul reticolo che si estende per circa 300 chilometri lineari.
«Poiché infatti», ha spiegato Lombardi, «non ci sono le risorse finanziarie necessarie, pari a non meno di 40 milioni di Euro, si può intervenire con la procedura della compensazione delle spese (una sorta di “project financing”), concedendo ai privati di rivendere il materiale lapideo raccolto negli alvei fluviali per metterli in sicurezza, garantendo così il deflusso normale e regolare dei corsi d’acqua».
Nel corso della riunione si è quindi preso atto, ha continuato il Presidente Lombardi, «che negli ultimi mesi la Provincia ha realizzato interventi di ripristino in particolare dell’alveo del fiume Tammaro all’altezza dell’area industriale di Ponte Valentino di Benevento e proprio tali interventi hanno consentito un deflusso regolare della gran massa d’acqua creata dalle ultime abbondantissime precipitazioni».
Si è inoltre appreso che sono stati appaltati dalla Provincia lavori di messa in sicurezza del fiume Calore nell’area di Pantano del capoluogo per circa 1,5 milioni di Euro.
Infine, si comunica che la Società partecipata della Provincia Asea, con il Presidente Giovanni Mastrocinque, ha reso noto che, nel corso di una sola giornata, ovvero dal primo pomeriggio del 17 gennaio al primo pomeriggio del 18, è caduta al suolo una massa d’acqua paragonabile a quella caduta nei due giorni dell’alluvione dell’ottobre del 2015: il lago artificiale formato dalla diga sul fiume Tammaro a Campolattaro si è pertanto innalzato in sole 24 ore da quota 377,25 metri sul livello del mare a quota 379,68 metri sul livello del mare, con un aumento dunque di 2,43 metri. Dopo le 14, tuttavia, si è registrato fortunatamente una attenuazione delle precipitazioni, tanto che la quota massima dell’invaso si è abbassata di circa due centimetri all’ora.
Rosa: “Dati sull’ambiente deludenti: pesa la mancata depurazione dei fiumi”
“I dati sull’ambiente naturalmente non soddisfano, considerando che la conservazione e il miglioramento del nostro ecosistema rappresenta un punto fondamentale del programma di questa amministrazione e ovviamente del mio assessorato” scrive Alessandro Rosa.
“Dati su cui pesa naturalmente e in maniera preponderante la mancanza della depurazione dei fiumi che tuttavia è un aspetto su cui il sindaco Mastella è intervenuto direttamente, portando a casa un risultato storico.
Risultati che stanno arrivando anche in questi mesi di assessorato (ricordo che i dati presi in considerazione per la classifica sono del 2021, e sono diventato assessore nell’ottobre di quell’anno): ricordo gli investimenti sui parchi pubblici e aree verdi rese più pulite, vivibili e fruibili in particolare dai bambini, ricordo la risoluzione dell’atavico problema dei pini e numerosi interventi sull’ecosistema urbano come ad esempio l’istituzione dell’apiario cittadino, fiore all’occhiello che solo pochissime realtà in Italia possono contare”, prosegue l’assessore all’ambiente del Comune di Beneventoche conclude: “Altri interventi sono ovviamente in programma e arriveranno, pur comprendendo il gioco delle parti in politica e la polemica che si trascina dietro”.
Gesesa, sequestrati 78 milioni di euro per ingiusto profitto
Nella mattinata odierna, i Carabinieri del Gruppo per la Tutela Ambientale e la Transizione Ecologica di Napoli, all’esito di un’articolata e complessa indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Benevento, hanno dato esecuzione, in collaborazione con il Nucleo Polizia Economica e Finanziaria del Comando Provinciale della Guardia di finanza di Benevento, ad un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente di denaro, di beni mobili e immobili nella disponibilità della stessa società, per un ammontare di € 78.210.529,00 nei confronti della società GE.SE.SA – Gestione Servizi Sannio S.p.A., società che gestisce attualmente il Servizio Idrico Integrato, o suoi segmenti, in plurimi Comuni di competenza dell’ATO 1 Campania.
Il sequestro è stato disposto, ai sensi degli artt. 19 e 53 D. Lgs. 231/2001, per l’illecito amministrativo di cui agli articoli 24 (in relazione all’articolo 640 secondo comma c.p.) e 25 undecies (in relazione ai reati ambientali p. e p. dagli artt. 452 bis c.p., 137, 256 e 258 del D. Lgs. 152/2006) D. Lgs. n. 231/2001, commessi in Benevento negli anni 2017, 2018, 2019, per non avere adottato ed efficientemente attuato modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire i reati contestati, commessi per conto, nell’interesse e a vantaggio della società dai suoi amministratori e da dipendenti che rivestivano, all’epoca dei fatti, funzioni di direzione o vigilanza all’interno dell’ente.
Il provvedimento cautelare si inserisce nella già nota e articolata indagine, coordinata dai magistrati della Procura della Repubblica di Benevento e condotta dal Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Napoli, relativa al grave inquinamento dei fiumi Calore e Sabato che attraversano la provincia di Benevento, che nel maggio dello scorso anno, aveva portato al sequestro preventivo, disposto dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Benevento di nr. 12 impianti di depurazione gestiti dalla stessa società, al deferimento di nr. 33 persone (15 maggio 2020) e all’applicazione di nr. 2 misure interdittive, per la durata di anni uno, con divieto di esercitare qualsiasi attività imprenditoriale o professionale nei settori della depurazione di acque, nella gestione dei rifiuti di qualsivoglia tipo e natura e nella distribuzione di acque per il pubblico consumo (giugno 2021) nei confronti del Responsabile della conduzione operativa degli impianti di depurazione e dell’Assistente pianificatore, della GESESA ritenuti gravemente indiziati dei reati di inquinamento ambientale, frode nelle pubbliche forniture, truffa aggravata, gestione illecita di rifiuti, scarichi di acque reflue senza autorizzazione e falsità in atti.
Le pregresse indagini della Procura avevano consentito di acquisire gravi indizi in ordine a una presenza diffusa e massiva di scarichi diretti dalle fogne dei Comuni di Benevento città e della Provincia nei fiumi Calore e Sabato dovuta, in alcuni casi, all’assenza di depuratori, con immissione di reflui inquinanti direttamente nei corsi d’acqua, in altri al non corretto funzionamento dei depuratori esistenti.
La modifica dell’originaria consistenza della matrice ambientale dei fiumi del bacino idrografico sannita e uno squilibrio strutturale caratterizzato da un decadimento di stato o di qualità ecologico era, allo stato degli atti, nella fase delle indagini preliminari e come gravità indiziaria, il risultato di una cattiva e fraudolenta gestione operativa degli impianti da parte del personale della GE.SE.SA. s.p.a., società che ha in gestione i depuratori.
Con tale condotta si è ritenuto che venivano tutelati soltanto gli interessi privatistici di carattere economico dell’azienda a discapito del bene comune rappresentato dalla necessità di evitare che reflui inquinati o comunque non conformi a legge finissero nei corsi idrici, risorse vitali per il nostro paese e oggetto dell’affidamento alla GeSeSA da parte dei Comuni della depurazione delle acque.
Allo stato e in questa fase sono stati acquisiti gravi indizi -per come ritenuto dal Tribunale del Riesame di Napoli, che aveva accolto l’appello del PM avverso il rigetto del Gip, nei confronti dei due funzionari della GESESA- in ordine a come la scelta di trascurare gli impianti di depurazione gestiti da Ge.Se.Sa. nel Sannio fosse frutto di una politica aziendale volta a ridurre i costi di gestione di quegli impianti. Ebbene, nel prosieguo dell’attività investigativa, è stato ritenuto dal GIP, che ha accolto la prospettazione della Procura, che a tali illecite condotte, poste in essere dagli amministratori e dai dipendenti della GE.SE.SA., sia conseguita la responsabilità penale-amministrativa della stessa GE.SE.SA. ai sensi del D. Lgs. n. 231/2001. Sul punto il GIP del Tribunale di Benevento afferma che “ appare pacifico che la società nel suo complesso sia stata adoperata e funzionalmente destinata – asservita – alla consumazione continuativa e sistematica degli illeciti realizzati dai soggetti che per essa agivano, così da comporre un’organizzazione imprenditoriale unitaria, come desunto dall’organigramma societario ed evidenziato chiaramente dal tenore delle intercettazioni e dalle dichiarazioni delle persone informate dei fatti”. Invero, il Consulente della Procura ha ritenuto accertata l’omissione della predisposizione degli appositi modelli organizzativi specificamente calibrati sul rischio-reato e la carenza di flussi informativi essenziali all’attività dell’Organismo di Vigilanza. Evidenzia il GIP come “la società in esame aveva adottato, nel periodo di interesse, un modello organizzativo non coerente e funzionale ai principi di controllo specifici in relazione alla tipologia di attività svolta, tanto che non appare possibile, con analisi condotta a posteriori, desumere alcuna indicazione utile a prevenire efficacemente la commissione di reati in materia ambientale. In sostanza, a fronte di un OdV solo apparentemente funzionale, venivano di fatto adottati MODELLI di gestione – in particolare nel periodo tra il 2016 ed il 2018- non coerenti e comunque non adeguata a prevenire ed evitare il rischio di commissione dì reati, alla luce delle disposizioni dettate dal D.Lgs. 231/2001.” e l’assoluta carenza dei flussi informativi fino al 2018: “sebbene fossero in corso attività di accertamento da parte dell’Autorità Giudiziaria presso gli impianti dì depurazione gestiti dalla Ge.Se.Sa S.p.A., non risulta che il suddetto Organismo abbia effettuato alcun rilievo o controllo”.
Le condotte illecite indicate hanno consentito alla GE.SE.SA. S.p.A. di conseguire un accrescimento illegittimo della propria posizione patrimoniale; la mancata realizzazione degli interventi di adeguamento necessari (manutenzione straordinaria ed ordinaria) gli ha permesso di conseguire un risparmio di spesa quantificabile nel costo dei mancati investimenti e della mancata corretta gestione del processo di depurazione nonché di smaltimento dei rifiuti liquidi e di fanghi prodotti dal trattamento depurativo. Costi questi già compresi nella tariffa, riconosciuta dai Comuni alla GeSeSa, del Servizio Idrico Integrato che, ai sensi dell’art. 154, comma 1, D.Lgs. n. 152/2006, « è determinata tenendo conto della qualità della risorsa idrica e del servizio fornito, delle opere e degli adeguamenti necessari, dell’entità dei costi di gestione delle opere, e dei costi di gestione delle aree di salvaguardia, nonché di una quota parte dei costi di funzionamento dell’ente di governo dell’ambito, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio secondo il principio del recupero dei costi e secondo il principio “chi inquina paga” », nelle due componenti dei costi operativi e degli ammortamenti. L’ammontare del sequestro corrisponde all’ingiusto profitto conseguito da GeSeSa spa per la mala gestio di cui alle condotte sopra richiamate, e sinteticamente per la mancata o inadeguata depurazione delle acque reflue provenienti dai depuratori comunali oggetto di sequestro, per ciascuno dei Comuni interessati e per ciascuna annualità dal 2016 alla data del 26 giugno 2020 con riferimento al solo sistema fognatura-depurazione. Per la sua determinazione si è fatto riferimento alle caratteristiche di ciascun impianto così come risultanti dagli atti autorizzativi e, in via equitativa e prudenziale, sono stati calcolati soltanto i costi che sarebbero stati necessari per lo smaltimento corretto delle acque reflue confluenti negli impianti in questione. Tale valore è apparso più che congruo per l’effettuazione di una stima prudenziale dell’ingiusto profitto in parola in quanto notevolmente inferiore ai corrispondenti prezzi di listino reperibili sul mercato.
Nella fase preliminare di esecuzione del provvedimento di sequestro sono stati già individuati disponibilità bancarie e/o finanziarie in capo alla società e sono altresì in corso di effettuazione sistematiche operazioni di ricerca finalizzate all’individuazione di disponibilità di altri beni che saranno sottoposti a sequestro, sino alla concorrenza dell’ingiusto profitto.
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