
Da Apollosa al grande cinema: dedica al concittadino Domenico Formato, volto di Gennaro Capuozzo (FOTO)
AttualitàDalla ProvinciaÈ di Apollosa il volto di Gennaro Capuozzo nel film di Nanni Loy, la pellicola omaggio al giovanissimo eroe delle Quattro Giornate di Napoli.
Siamo nel 1962. Dopo quasi vent’anni dall’insurrezione del 1943, esce la pellicola Le Quattro Giornate di Napoli, il film diretto da Nanni Loy e prodotto da Goffredo Lombardo, ispirato al libro di Aldo De Jaco La città insorge: le quattro giornate di Napoli. Un’opera intensa che rievoca uno dei capitoli più drammatici della storia italiana e che, ripercorrendo quei giorni, rende omaggio a Gennaro Capuozzo, il giovanissimo eroe strappato alla vita a soli undici anni il 29 settembre del 1943, quando migliaia di insorti, tra civili e militari, donne e bambini, scesero in campo per ribellarsi all’occupazione tedesca e liberare il capoluogo partenopeo. A dare un volto a Gennarino sarà Domenico Formato, un piccolo bambino di provincia.
Nato e vissuto ad Apollosa, Domenico diventerà presto l’icona di Napoli, incarnando perfettamente i tratti di quel coraggioso scugnizzo partigiano a cui fu attribuita la medaglia d’oro al valor militare alla memoria per aver dato la vita in cambio della libertà della sua città. Un’interpretazione brillante e pluripremiata negli anni, che lo ha reso il simbolo di uno dei momenti più complessi e rilevanti della storia napoletana. Ieri, alla vigilia della Festa della Liberazione, Apollosa ha voluto dedicare al suo concittadino Domenico Formato una targa di riconoscimento ed una tela raffigurante diverse scene del film. L’opera, consegnata dal Sindaco Danilo Parente e autografata dallo stesso artista sannita, sarà collocata nel Museo Etnografico di Apollosa.
Grazie all’intervento degli esperti Gaetano Barbarulo e Gaetano Bonelli, l’incontro – moderato dai professori Giovanna Lombardi ed Emanuele Troisi – ha permesso ai presenti di ripercorrere alcune tappe fondamentali della memoria nazionale. La pellicola di Nanni Loy, infatti, non vuole solo omaggiare Capuozzo, ma celebra anche la straordinaria resilienza del popolo napoletano di fronte alle forze tedesche. Un atto di eroismo collettivo i cui valori, alla luce del periodo storico che stiamo vivendo, risultano oggi più attuali che mai. Il volto di Gennaro Capuozzo, infatti, non narra soltanto una pagina di storia, ma traccia anche il presente. Nei suoi occhi e nel suo sorriso – afferma Barbarulo, scrittore e studioso della Resistenza Italiana – possiamo incrociare quelli di tutti i bambini che, ancora oggi, a causa della guerra vengono strappati alla vita.
Dal giorno del provino al forte legame con Nanni Loy: Domenico Formato si racconta tra momenti di gloria e qualche aneddoto
Domenico Formato nasce ad Apollosa, ma ritrovatosi orfano di padre all’età di 4 anni, viene accolto nel Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni. E’ lì che, all’età di 12 anni, i suoi passi incrociano quelli del regista e sceneggiatore Nanni Loy, alla ricerca di piccoli attori da inserire nel cast del suo nuovo film.
“Insieme a trecento ragazzi mi ritrovai a Napoli tra volti noti come Pupella Maggio e Regina Bianchi: fu proprio lei a scegliermi per la mia spontaneità”, racconta Domenico ai microfoni. Poi l’artista sannita si è lasciato andare al racconto di un aneddoto divertente: “Ridevo sempre perché nel cast c’era anche lei, Regina Bianchi, che era romana e non sapeva parlare il napoletano, e io non riuscivo a non ridere mentre giravamo alcune scene! Un giorno siamo stati diverse ore sulle stesse scene!”
Tra Domenico e Nanni Loy c’era un rapporto di reciproca fiducia. Per Domenico il regista era un punto di riferimento. “Per me era come un padre. Mi portava a Roma con lui; ho vissuto casa sua, ho conosciuto i suoi figli“, afferma.“Prima di iniziare a girare ho avuto qualche momento di titubanza, non volevo più, perché il contratto era stato firmato dal direttore del Villaggio ad insaputa di mia madre”, spiega l’attore. “La mia non è stata una vita semplice, agiata. Ma poi Nanni Loy mi disse che aveva puntato tutto su di me e mi convinse a vestire i panni di Gennarino Capuozzo. Nelle scene c’è tanto di mio. Il copione non lo leggevo proprio, mi affidavo alle battute che mi lanciava Nanni: anche la più tragica delle scene, così, guardando lui, riuscii a girarla in poco tempo senza difficoltà.”
“Negli anni ebbi altre opportunità, condividendo altri set con diversi attori, tra cui Mariano Rigillo, Patrizio Rispo e Lucianna De Falco. Conobbi poi una ragazza spagnola che decise di farmi fare anche un documentario: credeva tanto in me e l’amicizia che mi legò a lei durò per anni anche fuori dal set”. Un set che Domenico lascia presto per cercare fortuna altrove. Si arruola così nella Marina Militare, diventando un Sottufficiale. Intanto, è nei suoi viaggi tra La Spezia e Taranto che conosce sua moglie Anna Lidia con cui successivamente fa ritorno alla sua terra natia, dove lavorerà per anni come collaboratore scolastico.
Tuttavia, le immagini di Domenico nei panni di Gennaro Capuozzo godono di un’immortalità cinematografica senza tempo. Oggi Domenico, con quell’elmetto sotto al braccio, continua ad incontrare il ‘suo’ pubblico, percorrendo anche i corridoi delle scuole. Quel viso, quei piccoli occhi appena schermati dal quel casco nero, sono diventati l’emblema della resistenza e del coraggio di un’epoca struggente che è destinata a non essere mai dimenticata.







