IMC Benevento: i lavoratori scrivono una lettera sulla chiusura del deposito

IMC Benevento: i lavoratori scrivono una lettera sulla chiusura del deposito

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera dei lavoratori del deposito ferroviario IMC di Benevento, che esprimono preoccupazioni sul loro futuro, denunciano criticità e accordi sindacali, e chiamano in causa le responsabilità della politica locale. I lavoratori, per evitare possibili ripercussioni, hanno chiesto l’anonimato: la lettera è dunque priva di firma.

Il deposito di Benevento IMC ha chiuso grazie a un accordo scellerato tra le parti sociali, e nessuno dice nulla o muove un dito.

In attesa delle elezioni Regionali, la politica invece di tutelare i lavoratori parla d’altro. Il sindaco Mastella, i sindacati confederali e i candidati locali dovrebbero spiegare cosa è successo al Deposito Ferroviario di Benevento, chiuso da Trenitalia a dicembre 2024.

Oggi Trenitalia è ancora proprietaria del sito, parzialmente occupato da RFI SERODI. Qual è il destino dei lavoratori ancora in servizio? E dei lavoratori Mercitalia, trasferiti in altre sedi senza mai essere considerati? Una risposta è arrivata dal delegato sindacale a cui è iscritta la maggior parte dei dipendenti di Trenitalia, Mercitalia, Alstom e Dussmann, attualmente in servizio nella struttura di via Francesco Paga. Ha definito “chiacchiere da bar” le preoccupazioni sul futuro del centro di manutenzione, degli immobili e dei treni. Per anni, il deposito è stato un orgoglio storico di Benevento, con oltre 300 posti di lavoro. Giuseppe Anzalone è il segretario generale della FILT-CGIL Avellino-Benevento, eletto nel 2023. Ha assunto un ruolo centrale nelle vicende del deposito, dichiarando pubblicamente che il futuro dell’impianto sarebbe stato garantito da RFI e dalle parti sociali.

A febbraio 2022 Anzalone aveva lanciato l’allarme: il deposito rischiava concretamente la chiusura. Il sindaco Mastella assicurava il suo impegno per difendere la struttura. Tuttavia, finora è stato firmato solo un accordo tra sindacato e aziende per la chiusura dell’impianto e il trasferimento di soli 13 lavoratori da Trenitalia a RFI dal 1° settembre 2024, tra cui Anzalone stesso, probabilmente distaccato alla CGIL. I 13 lavoratori operativi faranno manutenzione e soccorso sulla linea, ma è ben poca cosa rispetto al ruolo che il deposito ha avuto per decenni. Per le ditte Dussmann e Mercitalia non è stato previsto alcun accordo. Tre lavoratori Mercitalia sono stati trasferiti a Napoli e Marcianise, lontani da Benevento e costretti a lunghi viaggi quotidiani.

Dopo due anni di annunci e promesse, i lavoratori non sono stati riqualificati. Con il consenso sindacale, avrebbero potuto essere spostati in altre società del gruppo FS, come RFI, con altre mansioni, ma non è stato fatto. La scusa: il contratto di II° livello, mai applicato da Mercitalia, che partirà solo nel 2026, salvo proroghe.

I sindacati devono spiegare perché i lavoratori di Mercitalia sono sottopagati e trattati come manodopera a basso costo, senza tutele. Forse per conflitti di interesse? Parentopoli? La domanda sorge spontanea. Come mai, in due anni di chiusura annunciata, ci sono state oltre dieci promozioni tra Primi Tecnici e Capi Tecnici di Trenitalia, alcune pochi mesi prima della firma dell’accordo? Perché sindacati e politica non hanno lottato per la riqualifica del deposito e la conversione da diesel a elettrico? Napoli ha guadagnato, Benevento ha perso una storia importante.

I treni elettrici della Regione Molise, ubicati a Napoli per lavori sulla linea di Campobasso, hanno problemi di smaltimento reflui a Campi Flegrei. La riapertura della linea e dell’impianto è prevista solo nel 2028. Perché non portarli a Benevento, dando lavoro ai lavoratori locali? RFI SERODI e D.O.I.T. avevano annunciato grandi progetti, propagandati dalla CGIL tramite Anzalone, ma nulla è stato realizzato. Il Carro Soccorso, passato a RFI SERODI dal 1° gennaio 2025, non è ancora operativo.

Le linee ferroviarie del Sud Italia continuano a registrare guasti e interruzioni. I disagi non derivano solo dalla neve, ma dalla mancanza di manutenzione rapida ed efficiente. Ad agosto scorso, Mastella assicurava che il deposito sarebbe diventato un Polo di eccellenza per la manutenzione dei treni diagnostici e che avrebbe ospitato anche i treni turistici di Fondazione FS. Anzalone prometteva la riqualificazione dei 58 lavoratori. Oggi, però, solo 12 dipendenti Trenitalia sono passati a RFI, altri 10 a Napoli. I lavoratori Dussmann restano in condizioni precarie, senza sapere il loro futuro. Nessuna assemblea, nessuna informazione, nessuna vertenza organizzata.

Sindacati e politica non danno risposte né certezze ai lavoratori. Benevento muore lentamente. Il Polo di eccellenza non c’è. Il Cantiere Meccanizzato nascerà a Bari, la Piattaforma Logistica a Marcianise, Fondazione FS non arriverà, e il Carro Soccorso non è operativo.

In conclusione, la chiusura del Deposito Ferroviario di Benevento rappresenta una perdita enorme per la città e per i lavoratori. Sindacati e politica devono dare risposte concrete, proteggere i lavoratori e garantire prospettive di sviluppo. Benevento merita chiarezza, rispetto e futuro”.