Il Tribunale di Benevento, in composizione collegiale presieduto dalla Dott.ssa Rotili, accogliendo le tesi dell’Avvocato Vittorio Fucci, ha assolto R.D.M.,30 anni di Montesarchio, rimettendolo in libertà, dall’imputazione dei reati di maltrattamenti e lesioni nei confronti della compagna incinta. Il Pm, invece, aveva chiesto la condanna ad anni 4 di reclusione.
Il 30enne, come si ricorderà, era stato tratto in arresto in flagranza di reato dai Carabinieri di Montesarchio, intervenuti a seguito di una segnalazione ricevuta dal fratello della compagna di R.D.M., che è stato a sua volta era stato avvisato delle presunte violenze tramite messaggio dalla sorella.
Secondo l’accusa il l’uomo sottoponeva abitualmente la compagna a condotte violente e vessatorie. In particolare nell’ultimo episodio, che portò all’arresto in flagranza, R.D.M. avrebbe provocato alla compagna forti lesioni ad un occhio e notevoli escoriazioni in altre parti del corpo.
Il R.D.M. fu prima arrestato e tradotto in carcere, fu poi scarcerato e messo i domiciliari, successivamente durante il processo gli furono revocati gli arresti domiciliari e gli fu applicato il divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico. Recentemente, però, R.D.M. aveva violato la misura del divieto di avvicinamento all’ex compagna e così gli era stata aggravata la misura applicandogli il divieto di dimora in Montesarchio, in aggiunta al divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico.
Oggi il Tribunale di Benevento, accogliendo le tesi dell’Avvocato Vittorio Fucci, ha assolto R.M.D. con la conseguente revoca delle due misure cautelari del divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico e del divieto di dimora in Montesarchio e la totale remissione in libertà.
Non accetta fine della relazione: perseguita l’ex con migliaia di messaggi e percosse
Nei guai un 41enne di Pietrelcina, accusato di atti persecutori ai danni dell’ex compagna.
In data odierna, i militari della Stazione dei Carabinieri di Benevento hanno dato esecuzione ad una ordinanza – emessa dal Giudice per le indagini preliminari di Benevento – di applicazione della misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa e dai prossimi congiunti della stessa con la prescrizione di mantenere una distanza di almeno 500 metri dalla persona offesa e l’applicazione del braccialetto elettronico- nei confronti di un 41enne di Pietrelcina, gravemente indiziato del delitto di atti persecutori ai danni della ex compagna.
L’ordinanza veniva emessa a seguito di richiesta di conferma da parte della Procura sannita del provvedimento cautelare emesso dal G.i.p presso il Tribunale di Grosseto dichiaratosi poi incompetente.
Nella specie, il procedimento originava dalla querela sporta dalla persona offesa presso la stazione dei Carabinieri di Porto Santo Stefano all’atto della quale la donna, residente a Benevento ma in territorio toscano per motivi di vacanza, riferiva condotte fortemente intrusive realizzate ai suoi danni dall’ex compagno, il quale, in virtù di una ossessiva gelosia da tempo le impediva di distaccarsi da lui e, non accettando la ferma decisione della persona offesa di porre fine alla loro relazione l’aveva bersagliata di messaggi fortemente offensivi e intimidatori ( in quantità anche di 2700 messaggi in circa due giorni), determinandole profondo timore per l’incolumità personale e dei suoi familiari, condotta culminata in violenze morali e anche percosse da parte dell’indagato.
In particolare, nel corso delle indagini, mediante raccolta delle dichiarazioni rese da persone informate sui fatti e l’analisi della corrispondenza tra le parti venivano ricostruite le condotte realizzate dall’indagato, raggiunto da gravi indizi di colpevolezza del delitto di atti persecutori realizzato nei confronti della ex compagna.
Il provvedimento oggi eseguito -avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione- è stato disposto in fase di indagini preliminari, e il destinatario dello stesso è persona sottoposta alle indagini e quindi presunto innocente fino a sentenza definitiva.
Airola| Torna libero 65enne indagato di maltrattamenti aggravati alla moglie e alle due figlie
Il Tribunale del Riesame di Napoli, accogliendo le tesi dell’Avvocato Vittorio Fucci, ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare, rimettendo in libertà il 65enne di Airola indagato per maltrattamenti alla moglie e alle due figlie, aggravati dalla minore età delle figlie (aggravante che rende ostativo il reato), revocando la misura cautelare del divieto di avvicinamento alle persone offese e ai luoghi da esse abitualmente frequentati, con apposizione del braccialetto elettronico e l’obbligo di non comunicare con le persone offese con alcun mezzo e di non avvicinarsi a una distanza inferiore ai 500 metri.
Al 65enne era stata applicata la misura cautelare per il delitto di maltrattamenti aggravati nei confronti della moglie e delle due figlie (minorenni durante l’accadere degli eventi). Secondo gli investigatori si era delineato un grave quadro indiziario: l’uomo avrebbe sottoposto le vittime a vessazioni e sofferenze abituali, con ripetuti atti di violenza fisica, psichica e verbale, ingiurie, minacce e privazioni economiche, tali da costringerle a subire per anni una condizione di umiliazione e assoggettamento, fino alla decisione di abbandonare l’abitazione familiare.
Il Tribunale del Riesame di Napoli, però, accogliendo le tesi dell’Avvocato Vittorio Fucci, ha annullato l’ordinanza, rimettendo in totale libertà il 65enne.
Violenza e soprusi sin dalla prima notte di nozze: nei guai 47enne
Nel pomeriggio di ieri il personale della Sezione di Polizia Giudiziaria, Aliquota Carabinieri, della Procura della Repubblica di Benevento ha dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione delle misure cautelari dell’allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento alla persona offesa con il c.d. braccialetto elettronico, emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Benevento nei confronti di un quarantasettenne originario di Napoli, gravemente indiziato del delitto di maltrattamenti e lesioni nei confronti della moglie.
In particolare, l’attività di indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Benevento, trae origine dalla querela sporta dalla persona offesa nei confronti del marito, il quale sin dalla prima notte di nozze la sottoponeva ad un regime di vita vessatorio, offendendone ripetutamente il decoro con espressioni dispregiative, minacciandola anche di morte e aggredendola con calci e pugni, nonché afferrandola per i capelli.
Le condotte vessatorie oggetto di querela trovavano pieno riscontro anche nelle dichiarazioni rese dai genitori e dalle sorelle della persona offesa, che in più di un’occasione avevano notato dei lividi sul corpo della stessa.
Nel corso dell’ennesima aggressione, dopo essere stata nuovamente minacciata di morte, la denunciante veniva scaraventata sul letto e colpita con calci e pugni, riportando un ematoma sul braccio, refertato poi dal locale Pronto Soccorso.
Alla luce dell’attività investigativa espletata con tempestività dalla polizia giudiziaria, valutata la fondatezza del compendio probatorio raccolto a sostegno delle dichiarazioni della denunciante e condivisa la valutazione prospettata dal P.M., il G.I.P. ha ritenuto che ricorressero le esigenze cautelari, considerata la gravità dei fatti contestati all’indagato ed il pericolo di reiterazione di reati della stessa specie nei confronti della persona offesa.
La misura oggi eseguita è una misura cautelare disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione, e il destinatario della stessa è persona sottoposta alle indagini e quindi presunta innocente fino a sentenza definitiva.
Nel pomeriggio di ieri, i Carabinieri della Stazione di Grottaminarda hanno dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione della misura cautelare del divieto di avvicinamento alla persona offesa e ai luoghi abitualmente frequentati dalla stessa, con contestuale divieto di dimora nel Comune di Grottaminarda, nei confronti di un 34enne del posto.
Il provvedimento cautelare, richiesto dalla Procura della Repubblica di Benevento, a seguito delle indagini dalla stessa coordinate, è stato emesso dal III Collegio Penale presso il Tribunale di Benevento, che ha ritenuto sussistenti, a carico del predetto, gravi indizi di colpevolezza in ordine al reato di maltrattamenti in famiglia, aggravati dalla presenza del figlio minore, nei confronti dell’ex convivente.
Le indagini venivano avviate a seguito della querela sporta dalla persona offesa che riferiva le condotte subite dal 2020 ad opera del convivente, consistenti in abituali vessazioni, ingiurie, minacce e aggressioni fisiche poste in essere anche alla presenza del figlio minore della coppia. La narrazione dei fatti delittuosi subiti veniva riscontrata dall’attività investigativa espletata. La misura cautelare originariamente disposta del divieto di dimora ad Ariano Irpino, ove la donna si era nel frattempo trasferita era stato oggetto di revoca per venire meno delle esigenze cautelari.
Qualche settimana fa, la vittima ha riferito ai Carabinieri di essere stata nuovamente offesa, ingiuriata, minacciata e aggredita dall’ex convivente al culmine di un’accesa discussione. Gli accertamenti effettuati dai militari confermavano la reiterazione dei comportamenti vessatori e prevaricatori posti in essere dal predetto nei confronti della donna rendendo necessaria l’emissione della nuova misura cautelare da parte del Tribunale di Benevento ( davanti al quale è in corso il dibattimento) per il pericolo che le condotte delittuose possano essere reiterate, ponendo in grave e attuale pericolo l’integrità psicofisica della persona offesa.
Airola, maltrattamenti aggravati all’ex compagna: oggi interrogatorio per il 41enne
Si terrà questa mattina dinanzi al Gip. Roberto Nuzzo l’ interrogatorio di garanzia a carico del 41enne di Airola, difeso dall’Avvocato Vittorio Fucci, a cui è stata applicata la misura cautelare del divieto di avvicinamento, con apposizione del braccialetto elettronico, ad almeno 500 m. di distanza dall’ex compagna e dai luoghi da essa abitualmente frequentati poiché indagato di maltrattamenti aggravati dalla presenza del figlio minore all’ex compagna.
Le indagini condotte dalla Squadra Mobile e coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Benevento, hanno permesso di delineare un grave quadro indiziario nei confronti dell’uomo, il quale, sin dalla primavera dell’anno 2023, avrebbe maltrattato la donna con condotte violente, intimidatorie e persecutorie, anche al cospetto dei figli minori.
In particolare, come emerso in sede di denuncia da parte della persona offesa ed ulteriormente asseverato a seguito dell’escussione di diversi testimoni, l’uomo sin dall’inizio della relazione e in più occasioni ha aggredito fisicamente la donna con sputi, schiaffi, calci, pugni e tentativi di strangolamento, circostanze queste riscontrate attraverso l’analisi di numerosi video, immagini, chat e altri files multimediali acquisiti dalla Squadra Mobile, nonché dalla certificazione medica agli atti.
In uno specifico episodio, secondo la ricostruzione accusatoria, l’uomo ha colpito la persona offesa con un pugno al braccio, cagionandole la frattura scomposta dell’ulna e rendendo così necessario un intervento chirurgico presso l’ospedale “Fatebenefratelli” di Benevento.
In un’ulteriore circostanza, il quarantunenne avrebbe dapprima aggredito verbalmente e con veemenza la donna, per poi colpirla, mentre si trovava all’interno della cabina doccia, con calci e pugni, così cagionandole ematomi sulla schiena e sull’avambraccio destro.
L’uomo, inoltre, ha impedito alla compagna di frequentare amici e familiari, costringendola a subire il sistematico controllo del telefono cellulare e un costante monitoraggio degli spostamenti.
Tale regime di vessatoria prevaricazione, infine, è proseguito anche a seguito dell’interruzione della convivenza, allorquando l’uomo avrebbe perseverato con minacce, appostamenti e incursioni presso il luogo di lavoro della donna e l’abitazione della madre.
Ariano Irpino, 55enne maltratta moglie e figli: condannato a due anni di domiciliari
Nel pomeriggio del 14 febbraio, i Carabinieri della Stazione di Ariano Irpino hanno dato esecuzione all’“Ordine di esecuzione per espiazione di pena detentiva in regime di detenzione domiciliare”, provvedimento emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Benevento, nei confronti di un 55enne arianese, riconosciuto colpevole in via definitiva del reato di maltrattamenti in famiglia nei confronti della moglie e dei tre figli minori.
Le indagini, condotte dai Carabinieri e coordinate dalla Procura della Repubblica di Benevento, sono scaturite dalla querela sporta dalla moglie, la quale, esasperata dalle continue vessazioni e dalle gravi minacce da parte del marito, l’ha denunciato. Successivamente, anche una delle figlie ha sporto querela nei confronti del padre per aver subito i medesimi abusi.
Al termine delle formalità di rito, l’uomo è stato accompagnato presso il suo domicilio, dove espierà la pena di 2 anni di reclusione, come disposto dall’Autorità Giudiziaria.
Minacce e offese alla moglie: nei guai 32enne di Vitulano
Nella giornata odierna, a seguito di una tempestiva attività d’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Benevento, il personale della Stazione CC di Vitulano ha dato esecuzione all’ordinanza di applicazione delle misure cautelari dell’allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento alla persona offesa e ai luoghi abitualmente frequentati dalla stessa, con contestuale divieto di dimora nel Comune di Foglianise, emessa dal GIP del Tribunale di Benevento, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di un 32enne di Vitulano, gravemente indiziato del delitto di minaccia grave commesso in danno della moglie.
In particolare, le indagini venivano avviate a seguito della querela sporta dalla persona offesa in ordine alle ripetute minacce ricevute telefonicamente dal marito nel corso del mese di settembre 2024, a seguito delle quali la stessa si era vista costretta a lasciare la casa coniugale insieme alle figlie e a recarsi presso l’abitazione dei propri genitori.
Riscontro alle dichiarazioni rese dalla persona offesa emergeva dalle trascrizioni dei messaggi forniti dalla stessa alla p.g. operante, nei quali l’indagato, oltre ad insultare ripetutamente la moglie con epiteti oltraggiosi, la minacciava gravemente di un male ingiusto, prospettando altresì di dare fuoco alla casa coniugale.
Dalle dichiarazioni rese dalla persona offesa, nonché da quelle dei genitori si appurava che l’indagato era solito fare uso di sostanze alcoliche, perdendo facilmente il controllo delle proprie azioni all’esito di discussioni insorte per futili motivi.
All’esito della attività d’indagini, condivisa la valutazione prospettata dal P.M., il G.I.P. ha ritenuto che ricorressero le esigenze cautelari, considerata la gravità dei fatti contestati all’indagato ed il pericolo di reiterazione di reati della stessa specie ed in particolare di condotte violente nei confronti della persona offesa, ed ha emesso il provvedimento restrittivo sopra descritto.
La misura oggi eseguita è una misura cautelare disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione, e il destinatario della stessa è persona sottoposta alle indagini e quindi presunta innocente fino a sentenza definitiva.
Benevento, donna costretta a chiamare il 113 per difendersi dalle violenze del figlio
Nella giornata dell’1 dicembre 2024 la Polizia di Stato ha tratto in arresto un trentenne di Benevento gravemente indiziato del reato di maltrattamenti in famiglia ed estorsione nei confronti della madre convivente.
L’arresto è scaturito a seguito della richiesta di soccorso al “113” da parte della donna, rifugiatasi a casa dell’anziana madre a seguito dell’ennesima richiesta estorsiva da parte del figlio. Sul posto sono immediatamente intervenuti gli operatori della Squadra Volante, i quali hanno assunto le prime informazioni dalla donna in stato di forte shock emotivo.
Proprio in tali frangenti, tuttavia, è giunta sull’utenza della persona offesa un’ulteriore telefonata da parte del figlio, il quale pretendeva del denaro dalla madre minacciando gravi conseguenze in caso di diniego. La conversazione è stata integralmente udita dagli operatori della Squadra Volante ivi sopraggiunti, i quali, pertanto, si sono repentinamente recati presso l’abitazione dell’uomo per condurlo successivamente negli uffici della Questura.
La persona offesa, ascoltata dal personale della Squadra Mobile, forniva un chiaro quadro in ordine alle condotte di maltrattamenti ed estorsive poste in essere dal figlio in suo danno, che trovava pieno riscontro negli elementi emersi dagli accertamenti effettuati sia sul posto che in Questura dal personale della Squadra Volanti.
Pertanto, in virtù degli elementi raccolti e al termine delle formalità di rito, come disposto dal P.M. di turno, il trentenne è stato condotto presso la locale Casa circondariale in attesa del giudizio di convalida. Si rappresenta che la misura è stata adottata di iniziativa da parte dell’Ufficio procedente e che per il principio della presunzione di innocenza, la colpevolezza delle persone sottoposte ad indagine in relazione alla vicenda sarà definitivamente accertata solo ove intervenga sentenza irrevocabile di condanna o forme analoghe.
Minaccia di morte e prende a schiaffi i genitori: nei guai 27enne caudino
Nella giornata di ieri, a seguito di una tempestiva attività d’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Benevento, il personale della Stazione CC di Sant’Agata de’ Goti ha dato esecuzione all’ordinanza di applicazione della misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare, con prescrizione di divieto di avvicinamento alle persone offese e ai luoghi abitualmente frequentati dalle stesse, con applicazione del cd braccialetto elettronico, emessa dal GIP del Tribunale di Benevento, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di un 27enne di Sant’Agata dè Goti, gravemente indiziato del delitto di maltrattamenti e lesioni personali in danno dei genitori.
In particolare, le indagini venivano avviate a seguito di un intervento dei militari della Stazione CC presso l’abitazione delle persone offese.
Sulla scorta delle dichiarazioni rese in sede di querela e di sommarie informazioni dalle persone offese si appurava che il figlio, oggi oggetto del provvedimento restrittivo, da circa un anno era tornato dalla Svizzera ed era solito insultare i genitori con epiteti oltraggiosi, oltre a minacciarli anche di morte all’esito di discussioni sorte per futili motivi.
Oltre ai continui insulti e alle predette minacce, il figlio li aggrediva fisicamente con schiaffi e forti spintoni ogni due o tre giorni sempre per futili motivi, non connessi tuttavia a richieste di denaro.
L’episodio più grave si era verificato proprio il 31.10.2024 quando la madre si era vista costretta a richiedere l’intervento di Carabinieri, a seguito delle percosse subite dal figlio. In particolare, mentre si trovavano nel vano cucina della loro abitazione, sempre per futili motivi, il figlio aveva lanciato in aria un vassoio di ceramica contenente della frutta, una pentola piena di acqua bollente e la pasta.
In quel frangente l’odierno indagato lanciava sulla bocca della madre un mestolo bollente e poi la colpiva fortemente con schiaffi alla testa, al collo e al volto.
Valutata la fondatezza del compendio probatorio raccolto a sostegno delle dichiarazioni della denunciante e condivisa la valutazione prospettata dal P.M., il G.I.P. ha ritenuto che ricorressero le esigenze cautelari, considerata la gravità dei fatti contestati all’indagato.
Per tali ragioni, il GIP ha emesso un provvedimento applicativo della misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare, con prescrizione di divieto di avvicinamento alle persone offese e ai luoghi abitualmente frequentati dalle stesse, con applicazione del cd braccialetto elettronico, al fine di scongiurare il ripetersi di ulteriori condotte persecutorie da parte dell’odierno arrestato.
La misura oggi eseguita è una misura cautelare disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione, e il destinatario della stessa è persona sottoposta alle indagini e quindi presunta innocente fino a sentenza definitiva.
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