Dai vicoli di Napoli al cuore dell’Italia meridionale, Sally Cangiano continua a raccontare storie con una chitarra e una voce che sanno di radici, memoria e poesia. Cantastorie contemporaneo, autore raffinato, interprete dell’anima popolare: lo abbiamo incontrato per farci raccontare la sua musica, la sua visione del mondo e le sue battaglie culturali.
Di seguito le sue parole ai microfoni di BeneventoNews24.it.
Il tuo ultimo disco è “Quanta strada” dell’anno 2024, cosa c’è di te in questo lavoro? “Praticamente c’è tutto, è stato il primo album interamente cantautorato, tranne un pezzo che è una cover di “Napoli centrale”, per onorare il cantautorato della musica napoletana, gli altri sono tutti brani che ho scritto io nel tempo. In essi ci sono le mie emozioni, le mie esperienze che riguardano il mio universo”.
Il tuo pezzo “Rosa”, hai dichiarato, che è molto importante per te, perché? “Importante perché racchiude un nome di donna, ma soprattutto una moltitudine di donne che ho potuto conoscere facendo il musicoterapista”.
Dove hai fatto musicoterapia? “In centri per l’obesità, in dipartimenti di salute mentale, quindi ho potuto conoscere le problematiche psichiatriche. In realtà però sono rimasto molto colpito da una ragazza di Piedimonte Matese, il mio paese, che faceva lunghi tratti di strada a piedi e, vedendomi, non chiedeva pochi spiccioli per comprarsi da mangiare, ma voleva dare a me qualche soldo perché, diceva che mi vedeva “tropp sicc” e poi mi dedicava alcune poesie che aveva su un quaderno. Il suo ricordo mi è rimasto dentro insieme alla sofferenza psichiatrica che ho poi conosciuto. Credo che tutti noi abbiamo vissuto momenti di sofferenza personale, per cui credo un po’ di Rosa ci sia in tutti noi”.
Rosa, dunque, è un personaggio di tua invenzione o è qualcuno che hai davvero incontrato? “In realtà mi ha ispirato la ragazza di Piedimonte, che però si chiamava Annamaria”.
Perché allora l’hai chiamata Rosa? “In realtà la canzone è nata dal pensiero di una rosa, poi stravolto perché ho immaginato questa rosa cresciuta in un terreno non buono, dunque ho immaginato si sentisse sola, che non trova pace, senza un giardino vero, incurata e sola, alla mercè di chiunque, dunque debole e fragile. E dunque “Rosa” la canzone”.
La musica del brano scivola dalla storia di una donna sfortunata, alla malinconia di chi cerca di difendersi da un mondo crudele. Cosa ti ha spinto a scegliere un personaggio simile? “Ho sempre scritto di persone che vivevano di problemi particolari, nel 2022 ho vinto il premio della critica al Festival di Napoli con il brano “Terè”, storia inverosimile dove un uomo che aveva maltrattato questa donna, improvvisamente rinsaviva e le chiede scusa e le chiede di andare via da lui. Storie inverosimili che però, nel caso di “Rosa” è senza un riscontro di altre persone vicine a lei, ho fatto solo da narratore di quello che uno può vedere, non scevro da emozioni, perché lei è come l’ho vista e soprattutto vedevo il fatto che lei stessa si qualificava “disgraziata, misera e fetente”. Come l’avevano poi qualificata nel tempo e lei sentiva essere davvero tale”.
La “Rosa” di cui canti, vive in un manicomio, luogo di antica custodia di persone considerate pericolose a sé o agli altri, o che rappresentano “pubblico scandalo”.Cosa c’è di lei in ognuno di noi, tanto da parlarne in un brano musicale? “Il manicomio è per me un luogo da vedere come restrizione in generale. Secondo me, oggi tutti noi viviamo in una finta libertà, siamo tutti controllati, dove l’apparenza conta più della sostanza, dunque siamo sempre meno liberi, questo vuol dire che c’è un po’ di Rosa in ognuno di noi. Siamo “Rosa” soprattutto nella voglia di libertà, di andare controcorrente, c’è “Rosa” non solo nella voglia di libertà, ma anche nella fragilità mentale che spesso ci accompagna in questo tentativo, perché ognuno di noi, almeno una volta nella vita, ha temuto di “uscire fuori di testa” nel tentativo di liberarci dalla gabbia nella quale ci siamo sentiti soffocare”.
C’è chi allontana queste persone perché non vuole seccature, non vuole pensieri molesti, cosa ne pensi? “Rosa è la rappresentazione adulta del bullismo, Rosa è una bullizzata, una donna che chiamano “disgraziata, misera e fetente”, è una bullizzata dalla società. Io ho vissuto un’esperienza simile perché da ragazzino ero obeso e mi rifiutavano, dunque so che vuol dire essere bullizzati. Nel caso di “Rosa” il bullismo è peggiore perché è fatto su una persona che non è capace di difendersi, dunque è cattiveria pura”.
Può la musica, secondo te, essere valido strumento di denuncia di tanta insensibilità verso un proprio simile, anche se “diverso”? “La musica ha un potere veicolante diverso dal canale verbale, quest’ultimo riesce a raggiungere meno persone, la musica invece riesce ad esaltare, con una cornice musicale, la fotografia di una situazione. Il testo di una canzone è una foto e la musica può dare importanza e rilievo ad un qualcosa che, senza quella cornice, impedisce di guardare il quadro per un tempo sufficiente”.
La tua musica è prevalentemente in vernacolo napoletano, credi che tale dialetto sia strumento più forte dell’italiano per arrivare al cuore ed ai sentimenti? “In realtà, io mi sono accorto che quando parlo in italiano, traduco dal napoletano, paradossalmente io penso in napoletano e traduco in italiano, dunque le mie canzoni, senza raggiungere il livello della traduzione, si fermano all’immediatezza delle emozioni”.
Il dialetto è allora per te più forte della lingua italiana per comunicare qualcosa di fortemente emozionale? “E’ più forte perché si ferma prima dell’ulteriore passo cognitivo della traduzione, alcune parole del dialetto hanno infatti una forza ed una potenza che non ha la lingua italiana, alcune parole del dialetto, hanno una forza, un significato ed una potenza intraducibile in italiano. Ad esempio, la parola “fetente”, in italiano è persona sgradevole, nel dialetto, è molto di più forte che in italiano, vuol dire “abbandonata”, lasciata a marcire”.
Il brano, dolce e potente, nel suo andamento, è intimo ed allo stesso tempo strumento di forte denuncia dei problemi dei più fragili, le note sono quasi parole al mondo. Come è nata questa canzone? “La canzone è nata da una successione di accordi apparentemente usuali, ma se analizzata con attenzione, come “Rosa” ha degli attimi di follia, la musica è come la persona, essa rappresenta perfettamente l’attimo folle di “Rosa”, quasi un camminare tra momenti di follia e realtà. Le mie canzoni nascono in contemporaneità di musiche e parole. Quando nascono in me gli accordi e la melodia, automaticamente nascono con essa le parole, che vanno limate, ed ecco che ho pensato a questa rosa in un giardino inesistente ed incolto e, nello stesso tempo il mio cervello è andato costruendo, in parallelismo, la vita umana di chi viene rifiutato e messo ai margini. Quasi a paragonare una rosa fiore, ad una rosa umana”.
Il videoclip del brano “Rosa” è stato realizzato, oltre che con voce e chitarra di Sally Cangiano, anche dai seguenti professionisti: Pino Mazzarano (Chitarra elettrica e arrangiamenti); Peppe Fortunato (piano e tastiere); Pierpaolo Giandomenico (basso); Felice di Turi (batteria); Giuseppe Iadonisi (regia); Francesco Iadonisi (aiuto regia); Alfonsina Landolfi nel ruolo di Rosa; Roberta Civitillo (trucco); Location: palazzo Filangieri di Yvonne Filangieri in San Potito Sannitico.
Terzo incontro dell’edizione “Rapsodie” con “La stagione di Battiato” (FOTO)
Con la musica di autore di Franco Battiato si è realizzato il terzo incontro dell’edizione “Rapsodie” stagione eventi live ideata e prodotta da Monica Carbini per il Test Teatro Stage di sua organizzazione.
L’evento si è tenuto presso il Convento San Francesco di Benevento sito a Piazza Dogana, lungo il porticato del giardino del Convento stesso, affollato di amanti di musica e arte nelle sue diverse forme.
Carbini ha aperto la serata presentado il personaggio Battiato, la sua semplicità personale e relazionale, ma soprattutto la sua musica, una marea di combinazioni sonore del synth, nate da ore e ore, anche al buio, per costruire, mattone su mattone, il suono di quelle che stavano diventando le sue canzoni.
Musica tutta caratterizzata da una profonda sperimentazione, alla ricerca di linguaggi sempre nuovi, in un percorso eclettico che ha abbracciato, nel tempo, molti generi diversi, dalla musica classica a quella rock, dalla musica popolare a quella elettronica.
Nelle sue composizioni , ricorda Carbini, non mancano riferimenti filosofici, ma anche culturali e religiosi, la sua è stata infatti una musica che ha coinvolto il corpo e la mente facendoli danzare nella profondità dell’essere, accompagnata dalla sua voce dal timbro unico, calda e tutta personale.
Questa la ragione per cui, continua, è stata fatta una ricerca di suoi testi famosi, ma soprattutto emblematici della sua magica produzione musicale.
Dalla musica leggera degli anni ’60, ha sempre ricordato la Carbini, Battiato è poi passato al rock progressivo ed all’avanguardia, fino ad allontanarsi dalla musica sperimentale con l’album ” L’era del cinghiale bianco” e dando vita ad un personale pop di autore ricco di testi criptici con influenze new wave.
E’ poi iniziato il percorso interamente musicale della serata con il brano ” Summer on a solitary beach” ( Bandiera bianca), come estratto dall’album “La voce del padrone” ed a seguire ” Cuccurucucu..Paloma” del 2011. Alla presentazione dei due pezzi hanno dato la loro abilità artistica Sally Cangiano e la sua chitarra “parlante”, oltre all’ uso della loop machines e la sua voce roca, ma penetrante e Monica Carbini, che in modo inaspettato per i più, ha accompagnato con la voce calda ed accordata, i pezzi presentati.
Sono seguiti altri brani, come “Centro di gravità permanente” – questa volta cantata a gran voce anche dal pubblico presente, “Sentimiento nuevo“, “Voglio vederti danzare“, “E ti vengo a cercare“. Le canzoni sono state accompagnate dal ricordo di Carbini di Battiato come arrangiatore, vero pioniere dell’elettronica in Italia, come è possibile ricordare con i suoi album più famosi come : Orizzonti perduti“, ” L’ ombrello e la Macchina da cucire” e “La voce del Padrone“.
Ed ancora è seguita musica con i pezzi “Alexander Platz“, che Cangiano ha ricordato Battiato diede a Milva per l’ interpretazione e che Monica Carbini ha eseguito, nella serata, magistralmente.
Sono poi stati intonati i brani : ” Gli uccelli“, ispirata all’operetta di Leopardi, “Prospettiva Nevski” , brano del 1980, per finire con due melodie famose di Battiato come ” La cura” e ” Bandiera bianca“, canzoni molto celebri e particolarmente amate dal pubblico che li ha accompagnati con battimani ritmici e cantando alcuni passaggi dei due pezzi.
Serata dunque particolarmente gradevole e ben organizzata alla quale hanno contribuito, oltre alla musica del genio Battiato, la voce impetuosa e passionale oltre che la fascinosa chitarra di Sally Cangiano e la presenza scenica e la voce calda e affabulante di Monica Carbini.
Benevento| Rapsodie 2025 omaggia Battiato: il 4 maggio concerto-recital gratuito
Domenica 4 maggio alle ore 20.00, con “La Stagione di Battiato” concerto-recital dedicato a Franco Battiato, scritto da Monica Carbini e curato e realizzato insieme a Sally Cangiano, continua Rapsodie 2025, la seconda edizione della rassegna di eventi live e performance artistiche, teatrali, musicali e poetiche, a cura di Monica Carbini e Test TeatroStage.
La performance, sempre a ingresso libero, si svolgerà presso il Convento San Francesco di Benevento cui verrà devoluta l’offerta volontaria raccolta.
Una serata emozionante tra musica e poesia, profondità e leggerezza, divertimento e spiritualità, ci aspetta, dunque, attraverso aneddoti, testimonianze di amici e colleghi, brani iconici e capolavori incastonati nella nostra memoria collettiva, magnifici lasciti del grande artista siciliano che purtroppo ci ha lasciati il 18 maggio del 2021.
Un’occasione per ricordare e omaggiare con amore sincero e sentita gratitudine uno dei maestri più geniali, innovativi e amati della musica e della cultura italiana del secondo novecento, che fece della ricerca e della sperimentazione la sua cifra stilistica, fatta di decostruzione, commistione e ricostruzione, fin dagli esordi negli anni 60’ passando per il teatro e l’amicizia con Giorgio Gaber, e poi il Rock progressivo, la musica elettronica, la passione e l’incontro con Stockhausen, fino alla più colta avanguardia contemporanea.
A guidarci, in questo viaggio musicale, le voci eclettiche e i poliedrici talenti di Sally Cangiano e Monica Carbini che ne è anche ispirata e caparbia autrice.
La musica vulcanica e accattivante di Sally Cangiano in concerto per la rassegna Rapsodie
Sally Cangiano, cantautore e chitarrista, con il suo programma “Solo Project“, ha aperto, nella serata di giovedì 10 aprile, la rassegna di Rapsodie, manifestazione di eventi live e performance artistiche, teatrali, musicali e poetiche, a cura di Monica Carbini – Test TeatroStage.
L’evento, a ingresso libero, si è tenuto presso il Convento San Francesco, a piazza Dogana, badia cui verrà devoluta integralmente l’offerta libera volontaria raccolta ad ogni spettacolo.
Il chitarrista, originario di Piedimonte Matese, ha offerto, al numeroso pubblico presente, uno spettacolo di musica vulcanica e accattivante, sostenuto dall’uso di una chitarra particolare fatta con corde speciali, da lui stesso ideate, che gli permettono di raggiungere vari toni musicali, dal basso all’acuto e, nello stesso tempo, dal contemporaneo uso di una pedaliera, una loop machines, apparecchiatura musicale a tasti che si aziona con i piedi.
Quello presentato è stato un progetto moderno e fresco che, sostenuto dall’estro, dalla spigliatezza e brio dell’artista, ha catturato il pubblico in una sinergia umana e musicale che ha regalato piacere sonoro e antropico.
La sua musica nasce dalla sua abilità nel percuotere la chitarra in modo abile ed esperto, anche usando oggetti vari come una spazzola, una striscia attaccata alla chitarra che simula il suono della batteria e quant’altro, oltre la voce che, registrata con la loop machines, si ripete, in alcuni brani, durante l’esecuzione degli stessi. Insomma egli riesce a fare musica come fosse accompagnato da più strumenti, un solo musicista che realizza musica di gruppo.
Molti i pezzi presentati, ricordiamone alcuni come “Maria Maddalena” dei Napoli Centrale, “Vasame” di Enzo Gragnaniello e “Chi tene o mare” di Pino Daniele. Egli ha tenuto ovviamente anche a presentare alcuni suoi pezzi come “Acqua io Acqua tu”, terzo posto al Festival di Napoli 2019, “Tere’ “, premio della critica al Festival di Napoli 2022 e “A paura”, dall’ultimo disco “Quanta strada” Maggio 2024.
Non è mancata l’esecuzione di brani poco ascoltati e conosciuti del panorama musicale nazionale ed internazionale, soprattutto della cosiddetta realtà del neapolitan power, tutte accompagnate da suoi appassionati arrangiamenti, molti dei quali abbinati al racconto di simpatici episodi da lui vissuti durante i rapporti con altri musicisti, come tra gli altri Gragnaniello o Joe Senese o da lui sentiti da altri membri del panorama musicale.
Sally Cangiano è dunque un cantautore di tradizione napoletana, ma sfaccettato e capace showman che ama il suo pubblico e sa vezzeggiarlo in modo versatile, ma avveduto. Egli ha rivelato che la sua passione ed amore per la musica sono anche figlie dell’ambiente musicale e familiare in cui è vissuto; suo padre era un batterista e possedeva un gran numero di vinili e dischi di tanti autori, materiale che lui ha studiato ed amato.
La sua storia musicale è partita dall’amore per il jazz ed il blues, che comunque si avvertono nella sua attuale musica, tutta molto impetuosa e passionale, mentre successivamente si è avvicinato al poliedrico mondo della melodia napoletana che non ha più abbandonato.
Artista eclettico che ha saputo dunque, nella serata in oggetto, trascinare il pubblico con le sue esecuzioni, ma anche rallegrare gli stessi con i suoi modi arguti e coinvolgenti; musica, simpatia e abilità nell’uso delle sue chitarre, ne ha usata anche una classica per le sue personali creazioni musicali, hanno permesso ai presenti di godere di buona melodia e di amabile e gradevole compagnia.
Rapsodie 2025, giovedì il concerto “Solo Project” con Sally Cangiano
Con il concerto “Solo Project” l’ottima musica e il vulcanico talento di Sally Cangiano, giovedì 10 aprile alle 20.00, torna Rapsodie, la rassegna di eventi live e performance artistiche, teatrali, musicali e poetiche, a cura di Monica Carbini – Test TeatroStage.
Il nuovo cartellone, sempre a ingresso libero, si svolgerà presso il Convento San Francesco (Piazza Dogana 13, Benevento) cui verrà devoluta integralmente l’offerta libera volontaria raccolta a ogni spettacolo.
Il concerto del chitarrista cantautore nato a Piedimonte Matese, dal titolo “Solo Project”, è un progetto innovativo e originale che, anche grazie alla particolare verve dell’artista, cattura subito il pubblico. Grazie a delle speciali corde, ideate da lui, Sally riesce a ottenere dalla sua chitarra anche le sonorità di un vero e proprio basso che unite all’uso di 2 loop machines rendono la sua musica un vero e proprio spettacolo da ascoltare ma anche da guardare. Sally tesse la struttura ritmica percuotendo la chitarra e usando oggetti vari, come spazzole o altro, registrandola in tempo reale sulle “loop machines”, per poi aggiungervi la sua chitarra/basso, sovrapponendo basso e armonia. Con l’ausilio degli effetti Sally riesce a imitare anche le tastiere e altri strumenti. Dalla sua chitarra si origina dunque una vera e propria band, che fa da base a Sally, libero così di cantare e fare i suoi “assolo”. Uno spettacolo unico, tutto da ascoltare e da guardare.
In programma alcune sue composizioni e brani iconici della musica Italiana e interazionale, dove non mancheranno alcune chicche, riscoperte e rarità del repertorio contemporaneo pop, rock, blues, world music, cantautorato italiano o appartenente alla cosiddetta scena del neapolitan power, con molte sorprese veramente di gran pregio riarrangiate e rese attuali dalla veste personalissima frutto del talento e del grande lavoro creativo di Sally che arricchisce sempre ogni esibizione con aneddoti o curiosità sugli artisti e la loro musica..
Sally Cangiano, cantautore impegnato vicino alla tradizione partenopea è artista ironico e di cuore, poliedrico e intrattenitore di razza, partito da ragazzo dallo studio della chitarra come autodidatta, si è specializzato prima nel linguaggio a lui più congeniale del jazz, del jazz-fusion e del blues, e molte sono le sue collaborazioni con artisti di calibro, per poi approfondire i più disparati generi musicali e aprirsi ai diversi orizzonti della musica mondiale anche recente. E queste sue frequentazioni musicali emergono tutte dalle sue esecuzioni ora ricercate ora sanguigne, ora più vicine alla tradizione popolare ora ai repertori pop, elettropop, rock-blues, latin-jazz, funkie, reggae, ecc.
Nasce nel 1973 a Piedimonte Matese. A 10 riceve in dono una chitarra e inizia a imparare dal padre che gestisce una radio privata, circostanza che permette a Sally di accedere a una nutrita collezione di vinili. La sua curiosità per la musica lo porta ad ascoltare artisti di tutti i tipi, da Raffaella Carrà a John Coltrane, a Pat Metheny, uno dei suoi più importanti punti di riferimento.
A 18 anni, si trasferisce a Roma, dove suona con alcuni tra i migliori musicisti della scena jazz capitolina. Dopo aver suonato nel Blue Mood Quartet, si sposta a Bologna per suonare al mitico “Cantina Bentivoglio”. È il musicista più giovane a calcare quel palco.
A 24 anni, partecipa all’Eddie Lang Jazz Festival e raggiunge la finale. Un anno dopo decide di dare una svolta alla sua vita e si trasferisce a Bologna per studiare musicoterapia. Questa disciplina lo aiuta a comprendere alcuni parametri musicali che creano emozione: per lui, la musica serve, infatti, a comunicare emozioni e non si riduce a una dimostrazione di abilità tecnica.
Tornato a casa, oltre alla sua attività di musicista che lo porta a collaborare con esponenti di riferimento del panorama jazzistico nazionale (uno su tutti: Ernesto Vitolo), lavora in un centro per l’obesità, fonda “Musica Mente”, associazione di musicoterapia che aiuta i bambini socialmente svantaggiati.
La sua straordinaria qualità artistica lo porta a diventare “Endorser” di importanti marchi quali la DvMark, che produce amplificatori per chitarra e basso, e la D’Orazio, che produce corde.
Nel 2014 incide il suo primo album dal titolo Natale a modo mio. Nel 2015 presenta il suo progetto di musicoterapia all’Expo di Milano. Nel 2017 è cantante e chitarrista nell’album “La chiave” di Franco Del Prete e i Sud Express, collabora nei concerti con gli storici musicisti di Pino Daniele, Tony Esposito, Ernesto Vitolo, Joe Amoruso, Monica Sarnelli, Nello Daniele. Nel 2019 si aggiudica il terzo posto al Festival di Napoli. Nel 2021 riceve il Premio della Critica al Festival di Napoli con il suo brano ” Terè”.
Nel 2022 partecipa al programma RAI “Dalla strada al palco” condotto da Nek, riproponendo una visione personale della musica di Pino Daniele.
Nello stesso anno si iscrive al Conservatorio di Benevento nel corso di chitarra pop dove conosce il suo maestro che diventerà suo amico Pino Mazzarano, con il quale comincia i lavori del suo primo disco cantautorale ” Quanta strada” uscito a maggio 2024 per la Bobo records di Bari, Disco che vede oltre Sally alle composizioni e alle chitarre classiche e acustiche, Pino Mazzarano come arrangiatore e chitarre elettriche, Peppe Fortunato al piano e tastiere, Piepaolo Giandomenico al basso e Felice Di Turi alla batteria, Rosanna D’Ecclesiis come corista, Antonio Fazio all’organo .
Dal 2023 porta in giro per le scuole della Campania e non solo, un progetto sulla musica di “Pino Daniele”.
Benevento, libreria Ubik, il 18 gennaio omaggio a Pino Daniele
L’Accademia di Santa Sofia, in collaborazione con la libreria Ubik, organizza sabato 18 gennaio alle ore 18:30 presso la libreria Ubik LiberiTutti di via Lungosabato Bacchelli a Benevento un evento speciale per ricordare Pino Daniele, il grande artista napoletano scomparso dieci anni fa.
Durante l’incontro, Pier Luigi Razzano presenterà il libro “A Napoli con Pino Daniele” (Giulio Perrone Editore), in cui viene esplorato il legame profondo tra il cantautore e la sua città.
A dialogare con l’autore saranno Marcella Parziale e Isabella Pedicini, in una conversazione che si preannuncia ricca di emozioni e spunti di riflessione.
In questo libro Razzano ha deciso di raccontare la storia e il mondo della Napoli di Pino Daniele a sua figlia Frida dopo una mattina che l’ha vista rigirarsi incuriosita il vinile di “Mascalzone latino”. Insieme attraversano la città con passeggiate, corse e in Vespa e giri in auto per guardare e ascoltare la Napoli universale di Pino Daniele, più che una città, un vero e proprio continente fatto di strade, vicoli, piazze, e che si estende con coordinate emotive tracciate dai colori accecanti della giornata di sole, dei sapori, degli umori. Una città carnale, corporea, che pulsa e vive nell’alternarsi continuo di stati d’animo contrastati, proprio come è Napoli. C’è la felicità incontrollabile e ci sono le malinconie improvvise, l'”alleria” e l'”appocundria.
La serata sarà arricchita dal concerto omaggio di Sally Cangiano “A me me piace’ o blues”.
Il concerto omaggio a Pino Daniele “Yes I know…my way”
Si è chiusa nella serata del 7 giugno, presso l’Auditorium S. Agostino di Benevento, la stagione artistica dell’Accademia di Santa Sofia con un concerto omaggio a Pino Daniele e alle scuole e istituti di istruzione superiori di secondo grado che hanno partecipato al progetto/concorso “Pino Daniele: Tra note, emozioni e passioni” ed al concorso ad esso collegato.
Il concerto omaggio “Yes I know…my way”, organizzato per ricordare il grande cantautore, chitarrista e compositore napoletano scomparso nel 2015 e mai dimenticato, è stato anche il punto di arrivo di un percorso laboratoriale, promosso grazie all’ apporto delle dirigenti Domenica di Sorbo, Gabriella Zoschg e Maria Buonaguro, col coordinamento di Marialuisa Russo, che ha coinvolto centinaia di studenti e studentesse attraverso incontri organizzativi, lezioni, preselezioni e audizioni finali, guidati da esperti delle musiche e dei testi di Pino Daniele.
La serata è stata preceduta dai saluti di Maria Bonaguro che ha ricordato l’organizzazione del percorso didattico voluto e realizzato attraverso il ricorso alla musica, in particolare di Pino Daniele, quale mezzo di apertura mentale al mondo, di socialità e di apprendimento dell’impegno necessario per ottenere risultati soddisfacenti. Ella ha voluto poi ricordare tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita del significativo progetto didattico ringraziando ognuno di loro.
Marcella Parziale, consulente artistica dell’Accademia di Santa Sofia, dopo aver chiamato sul palco per i saluti il sassofonista Umberto Aucone, ha poi salutato i presenti ricordando quanti hanno collaborato alla realizzazione della stagione artistica dell’Accademia e precisamente il Conservatorio “Nicola Sala” di Benevento, l’Università del Sannio e, da quest’anno, la banca Bpm, senza dimenticare gli istituti scolastici coinvolti nel progetto didattico con i loro dirigenti, annunciando infine che è già in fase organizzativa la sessione artistica della stessa Accademia per il prossimo anno.
Il Presidente Salvatore Palladino ha ringraziato poi tutto il team dell’Accademia.
Ha preso poi la parola il Direttore Ettore Acerra relazionando intorno al tema : “La matematica della musica”. Egli ha ricordato come ogni scienza sia collegata alle altre e come anche la matematica segua ritmi logici non dissimili da quelli musicali. Ha poi ricordato i tanti istituti campani nei quali l’insegnamento della musica e la realizzazione di progetti musicali sono ormai temi portanti dell’insegnamento.
E’ poi giunto il momento della musica che ha visto entrare sul palco l’Ensemble Umberto Aucone and Friends, con Umberto Aucone sax, Sally Cangiano chitarra e voce, Enzo Del Basso, percussioni, Pino Mazzarano chitarra, Pasquale Riccio batteria, e Michele Visconte basso elettrico.
Dopo il preludio del pezzo “Napule è” da parte dei muiscisti, è seguita la lettura in merito alla vita di Pino Daniele da parte di Monica Carbini, Bisarco Anuarite e Pucillo Simone . La musica è poi tornata con i pezzi musicali “gente distratta” e “Chi tene o mare” da parte di Sally Cangiano che ha poi dato annuncio dei vincitori del concorso didattico “Pino Daniele: Tra note, emozioni e passioni” e precisamente : per la sezione canto Carfora Irene – Istituto di Istruzione Superiore E. Fermi, Montesarchio e Pinto Carlotta – Liceo Statale “G. Guacci”, Benevento. Per la sezione recitazione invece: Bisarco Anuarite – Liceo Statale “G. Guacci”, Benevento e Pucillo Simone – IPSAR Le Streghe, Benevento.
Irene Carfora ha poi eseguito il pezzo “Quando” e, a seguire Carlotta Pinto ha cantato “Femmena”, ambedue con voce forte e limpida. E’ seguita ancora una lettura di Carbini, Bisarco e Pucillo sul significato dei testi e della musica di Pino Daniele.
E’ poi stato il momento di Tony Esposito, percussionista del gruppo di Pino Daniele e suo amico, accolto da un caloroso applauso che si è esibito, insieme alla band sul palco, con il pezzo “A me me piace o blues”. E’ stato poi il momento dei altri due brani famosi di Pino Daniele e precisamente : “Yes I Know My Way” e “Musica musica”, ambedue presentate con la voce, la verve e la capacità artistica sia di Sally Cangiano che Tony Esposito oltre che della band che li ha accompagnati.
Dopo un’ulteriore racconto sul significato della musica di Pino Daniele da parte di Monica, Anuarite e Simone, Carlotta Pinto e Irene Carfora hanno intonato rispettivamente “Dubbi non ho” e “Sara non piangere”.
Un’ultima lettura in merito alla eredità umana, culturale e musicale di Pino Daniele ha preceduto la proiezione di un video relativo ad un concerto a Piazza Plebiscito, tenuto il 19 settembre 1981 da Pino Daniele e la sua Band, a quasi trenta anni dalle loro prime esibizioni, evento ricordato da Esposito con emozione e grande affetto verso Daniele, musica eterna che ancora emoziona ed ha coinvolto il numeroso pubblico presente.
Il concerto si poi concluso con il famoso pezzo “Je so pazzo” che ha trascinato i presenti ad intonare con simpatia e convinzione, sollecitati da Sally Cangiano, l’ultima parte della strofa per molti ancora oggi ritenuta sconveniente.
Giusta ed opportuna la scelta di ricordare il grande autore e musicista napoletano che non ha mai dimenticato gli ultimi della sua città e, avendola amata molto, con le sue canzoni ha ricordato la complessità di una terra meravigliosa e le problematiche umane che essa vive, complessità che sono di grande attualità e che i giovani devono conoscere per poter pensare di affrontarle e risolverle, per questo motivo non si può che plaudere alla scelta di un progetto didattico che ha coinvolti tanti studenti, futuri attori di un domani che può e deve diventare rassicurante.
La chitarra di Sally Cangiano come un’orchestra magica in ” Solo proyect” di Rapsodie
Si è chiusa, nella serata del 18 maggio, con il concerto “Solo Project” di Sally Cangiano, chitarrista jazz, la stagione degli eventi di Rapsodie del Test TaetroStage curata da Monica Carbini in collaborazione con Accademia di Santa Sofia.
Interessante e coinvolgente la musica prodotta da Cangiano che, con una chitarra particolare, insieme all’uso di 2 loop machines, registratori a pedale, è riuscito a produrre melodie originali che, nel suo insieme, sono state pari a quella di un’orchestra, grazie anche al sapiente uso di oggetti, come una spazzola che strofinava sulle corde o lo sfregare delle corde stesse lungo la gamba o le percussioni sul suo strumento con vari oggetti e con le mani.
La sua musica, attenta e appassionata, fatta di suoni su diverse frequenze e da una voce che alternava potenza musicale e richiami biblici all’energia della vita, ha evocato il viaggio che ognuno di noi compie alla ricerca di se stesso nella speranza di trovare, nella musica, una zattera di salvataggio dalle mostruosità che spesso accompagnano l’esistenza umana.
La sua è “musica che libera emozioni”, compendio di passioni e speranze, dolore e gioia pura, ricordo e oblio, amore per il mondo e volo verso un cielo di trepidazione a lungo cercato.
La sua esibizione è iniziata con la spiegazione delle tecniche da lui usate per ottenere i diversi suoni e la dichiarazione di aver creato un repertorio che non avesse una coerenza, la musica infatti, come da lui stesso dichiarato, filtrata dalle proprie emozioni, cambia ogni volta che la si produce. Egli, ha affermato, fa solo la musica che gli piace, per godere del gesto musicale generato e per compiacere chi ascolta.
Nella sua musica dunque pezzi inglesi di Eric Clapton, altri della cultura partenopea, tutto filtrato dall’amore, un amore globale, proibito o mancato, che coinvolge un uomo ed una donna, ma anche una madre con i suoi figli, quello fra fratelli o amici e quello per la propria terra.
Egli inizia il concerto con un pezzo di Sting nella sua versione portoghese, prosegue poi con “Quanno chiove” di Pino Daniele, canzone appassionata di un amore per una giovane ragazza meretrice, testo di cui recita alcuni passaggi con passione per il messaggio contenuto nel testo e della musica che lo accompagna.
Interpreta poi “Via con me” di Paolo Conte, storia di un “amore maturo” di uomo che si innamora di una ragazza molto più giovane. Dal racconto di un rubinetto di casa sua che perdeva e di una goccia che imperterrita cadeva nel lavello creando rumore, è nata poi, ha continuato simpaticamente, il pezzo “Acqua io e acqua tu”, ironico e malinconico amore tra due acque, quella di un umile rubinetto e quella limpida di una sorgente di montagna.
Le sue chitarre, che ha cambiato a seconda del pezzo da eseguire, oggetti per lui di amore profondo, lo hanno accompagnato nel concerto in una simbiosi perfetta tra uomo e melodia, quasi fondendosi con lo strumentista, con i suoi pensieri e, all’unisono, creando messaggi di amore per la vita, per il mondo e l’armonia del creato.
Ha poi eseguito un’appassionata versione del brano “Vasame” di Enzo Gragnaniello, ironizzando sulla velocità da dare al pezzo, da paragonare, con le parole di Gragnaniello, ad una donna “chiatta chiatta” che sale per i quartieri.
Ha poi eseguito il brano “wicked game” di Chris Isaak, ironizzando sulla bellezza dell’interprete e sulla fortuna avuta dal pezzo. Dopo aver eseguito il brano “Malasorte”, ricorda che la musica con voce e chitarra di Pino Daniele, è figlia di una tradizione precedente della musica americana, tecnica che il cantautore napoletano ha fatta sua con la fortuna che tutti noi ricordiamo.
Le note che l’interprete pensa, egli dimostra al pubblico con abilità, possono essere ripetute con la voce anticipandone la sequenza musicale in maniera incredibilmente simile al suono stesso dello strumento.
Ricorda infine la censura che ha subito in passato la musica ed in particolare il pezzo “Maria Maddalena” di James Senese, ad opera del Pontefice, pezzo poi cantato anche da Lucio Dalla. Il brano, che parlava di una storia d’amore fra Maria Maddalena ed il Nazzareno fu ritenuta, negli anni ’70, blasfema e perciò emarginata dal panorama musicale, prova questa di un’arte che spesso è troppo libera per il potere, ma proprio per questo deve essere affermata come giusta e necessaria.
Cangiano conclude la sua performance coinvolgendo il pubblico in un momento di musica reggae in cui, su indicazioni e incitazioni dell’interprete, i presenti compartecipano all’evento musicale battendo le mani e ripetendo ritmicamente frasi del genere musicale originario della Giamaica.
Serata interessante e piacevole che, l’abilità comunicativa e musicale dell’artista ha reso coinvolgente ed intrigante.
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