“La verità illumina la giustizia” Benevento ricorda le vittime della strage di Capaci

“La verità illumina la giustizia” Benevento ricorda le vittime della strage di Capaci

AttualitàBenevento Città

Nel giorno del trentunesimo anniversario della strage di Capaci, il coordinamento di Libera Benevento, insieme alla presidenza del Tribunale di Benevento e alla Procura della Repubblica, ha voluto ricordare Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta vittime dell’atroce attentato di stampo mafioso del 23 maggio del 1992.

Il piazzale del Tribunale cittadino ha fatto da scenario all’iniziativa, dal titolo “La verità illumina la giustizia”, cui hanno preso parte diverse rappresentanze degli istituti scolastici del capoluogo e della provincia. Agli studenti del Liceo musicale “Guacci” il compito di dare il proprio contributo canoro.

Di seguito, ai microfoni di BeneventoNews24.It, Michele Martino di Libera Benevento, e il Procuratore della Repubblica di Benevento, dott. Aldo Policastro, nell’intervista realizzata dal direttore, Gerardo De Ioanni.

Strage di Capaci, Martedì 23 maggio presso il Tribunale di Benevento il ricordo delle vittime

Strage di Capaci, Martedì 23 maggio presso il Tribunale di Benevento il ricordo delle vittime

Eventi

Il prossimo 23 maggio ricorrerà il trentunesimo triste anniversario dalla strage di Capaci, attentato di stampo mafioso in cui persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

Il Coordinamento di Libera a Benevento intende fare memoria di quanto accadde, organizzando un momento, in collaborazione con la Presidenza del Tribunale e con la Procura della Repubblica, proprio martedì 23 maggio alle ore 17:30 presso il Piazzale del Tribunale di Benevento.

Il momento di memoria si articolerà sul tema “La Verità illumina la Giustizia” e vedrà il coinvolgimento di diverse rappresentanze di Istituti scolastici cittadini e della provincia. L’iniziativa prevede anche il contributo, in forma canora degli alunni del Liceo Musicale “G. Guacci” – Presidio scolastico di Libera “Don Peppe Diana”. Le rappresentanze studentesche presenteranno lavori che coniugano la bellezza del “saldare il sapere al fare”.

Morcone, “Far vivere la legalità”: incontro in memoria delle vittime della strage di Capaci

Morcone, “Far vivere la legalità”: incontro in memoria delle vittime della strage di Capaci

AttualitàDalla Provincia

Nella mattinata odierna 11 ottobre, il Prefetto Dr. Carlo Torlontano ha partecipato, insieme ai vertici delle Forze di Polizia ed ai rappresentanti dell’associazione “Libera”,  all’incontro dal titolo “Far vivere la legalità”, organizzato dall’Istituto di Istruzione Superiore ‘Don Peppino Diana’ di Morcone, in occasione del trentennale della strage di Capaci del 23 maggio 1992, ove persero la vita il magistrato Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo.

All’incontro è intervenuta, con una personale testimonianza, la sig.ra Tina Montinaro, moglie di Antonio Montinaro e Presidente dell’associazione “Quarto Savona 15”, che porta il nome dell’auto di scorta del giudice Falcone sulla quale viaggiavano i tre agenti deceduti nell’attentato.

Il Prefetto nel corso del dibattito, seguito alla testimonianza della sig.ra Montinaro, ha evidenziato: “l’importanza dello studio quale migliore risposta preventiva, da parte delle giovani generazioni, al crimine”, nonché “la centralità dell’analisi critica degli avvenimenti, aspetto prodromico alla comprensione dell’effettiva verità delle cose”. 

Strage di Capaci trenta anni fa, il coraggio di un uomo e la paura della mafia

Strage di Capaci trenta anni fa, il coraggio di un uomo e la paura della mafia

AttualitàDall'Italia

Trenta anni fa a Capaci, il 23 Maggio 1992, iniziava, da parte del potere mafioso, l’attacco allo Stato con l’attentato e la morte di Giovanni Falcone. Pagina tragica di un potere, quello mafioso, che decise di zittire l’opera di un magistrato che aveva inaugurato un modo nuovo di colpire al cuore le trame della violenza e del malaffare in Sicilia. Egli aveva compreso subito che, per avere successo nelle indagini contro le associazioni mafiose, era necessario risalire ai movimenti bancari e patrimoniali che alimentavano la malavita, in una parola bisognava guardare ai loro soldi.

Giovanni Falcone era un magistrato inquirente/requirente, egli aveva il compito di dirigere le indagini preliminari, cioè raccogliere gli elementi di prova e promuovere l’azione penale pretendendo la punizione dei reati.

Gli anni in cui Falcone giunge a Palermo per la sua funzione, sono gli stessi che avevano visto in Sicilia decenni di fuoco, la mafia siciliana, guidata da Totò Riina, aveva infatti scelto come metodo di difesa dei propri interessi, lo stragismo. Questo era un metodo che si basava sull’eliminazione fisica di quanti ostacolassero scelte e interessi del malaffare e, proprio per questo, l’azione di Falcone e la sua determinazione a demolire l’organizzazione mafiosa, faceva paura.

La paura era enorme, il magistrato, sordo al pericolo e ad un ambiente a lui non sempre amico, doveva essere eliminato. Fu preparato perciò un attentato che mettesse fine al suo lavoro, egli doveva morire e di lui non doveva restare niente e per questo fu preparata, sulla strada che Falcone percorreva solitamente tornando da Roma verso casa, un’esplosione di 1000 kg di tritolo, capace di cancellare un lungo tratto di strada con tutti coloro che vi passavano.

Fu così che il 23 maggio 1992, mentre era insieme alla moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato, alla guida della sua Croma bianca per far ritorno a casa e come faceva abitualmente nei fine settimana,  – l’autista Giuseppe Costanza era seduto dietro e per questo motivo si salverà –  preceduto da una Crome marrone con a bordo gli agenti Vito Schifani, Antonio Milinaro e Rocco Dicillo, morti anche loro nell’attentato e seguita da una Crome azzurra con gli agenti Paolo Capuzzo, Gaspare Cervello e Angelo Corbo che furono feriti, il mafioso Giovanni Brusca, sistematosi sulla collinetta che domina Capaci, premette il pulsante che scatenò l’inferno sotto un tunnel sul quale passano le automobili.

Angelo Corbo, uno dei poliziotti sopravvissuti , ha raccontato che erano diretti a Favignana per vedere la mattanza dei tonni, “ma l’abbiamo vista in anticipo la mattanza. E i tonni eravamo noi”.

Trent’anni fa dunque, quello che Gioacchino La Barbera, uno degli esecutori, chiamerà “l’attentatuni”, metterà fine alla vita di un uomo che aveva dedicato se stesso alla lotta a Cosa Nostra, Falcone era riuscito, con il contributo di decine di collaboratori come Tommaso Buscetta, a ricostruire la struttura verticistica e militaristica della mafia, a individuare mandanti ed esecutori delle stragi palermitane e soprattutto aveva ricostruito le relazioni tra Cosa Nostra  e il potere.

Era riuscito, con gli altri componenti del pool antimafia di Antonino Caponnetto e con Paolo Borsellino, a istruire il maxiprocesso che manderà a giudizio una massa di 474 imputati e che durò dal 10 febbraio 1986 al 30 gennaio 1992, giorno della sentenza della Corte di Cassazione.

La sentenza che aveva colpito così duramente l’organizzazione mafiosa, aprirà però la strada alla stagione stagista ed il primo a cadere sarà l’on. Salvo Lima, uomo di fiducia di Giulio Andreotti in Sicilia.

Bisogna fare la guerra per fare poi la pace”, queste le parole di Totò Riina e così la mafia uccide magistrati, giornalisti, investigatori, il presidente della Regione, Piersanti Mattarella, il prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, il segretario regionale del Pci Pio La Torre. Quest’ultimo era promotore di una legge, approvata dopo la sua morte, che prevedeva il reato di associazione mafiosa e introdurrà il sequestro e la confisca dei beni detenuti dagli stessi mafiosi.

Falcone viene anche infangato dalle lettere del “corvo”, un personaggio che lo accusa di aver protetto le vendette di Totuccio Contorno e, nel giugno del 1989, sfugge all’ attentato dell’Addaura, attentato che qualcuno, coloro che avevano definito Falcone ed i suoi collaboratori magistrati : “menti raffinatissime”, volle far passare come un gesto organizzato da Falcone stesso in funzione della sua carriera.

Maldicenze e inimicizia che si manifestarono nel “palazzo dei veleni” a partire dalla realizzazione maxiprocesso. “Ora viene il peggio” affermerà Borsellino ed infatti, fu facile profeta perché 57 giorni dopo la morte di Falcone,  anche Borsellino perderà la vita a Via D’Amelio.

Via D’Amelio

Falcone era dunque un uomo solo, in Sicilia, ma anche in Italia, troppo audace e diverso dal resto della magistratura, pacifica ed abituata alle convenienze ed ai ricatti e, mentre egli era stato prima deriso e poi ucciso, la mafia aveva già preso la strada del Nord Italia per infiltrare le sue maglie malavitose dove c’era danaro e operare in modo sotterraneo e discreto.

Oggi vogliamo ricordare un magistrato, un uomo che affermava :  “L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza”, un uomo che ha scelto dunque di vivere secondo giustizia e determinazione nei confronti di chi vuole scardinare le regole del vivere civile. 

Basta dunque ipocrisie e commemorazioni sterili, prendiamo semplicemente esempio da chi non ha avuto paura di vivere secondo legge e rispetto della comunità e facciamo che il suo modello di vita diventi ogni giorno, sempre più, anche il nostro.  

Strage di Capaci, il 23 maggio commemorazione nei Giardini della Rocca

Strage di Capaci, il 23 maggio commemorazione nei Giardini della Rocca

AttualitàBenevento Città
Il sindaco di Benevento, Clemente Mastella, ha aderito all’iniziativa promossa dal presidente dell’ANCI, Antonio Decaro, in occasione del 30° anniversario della strage.

Il sindaco di Benevento, Clemente Mastella, ha aderito all’iniziativa promossa dal presidente dell’ANCI, Antonio Decaro, in occasione del 30° anniversario della strage di Capaci in cui persero la vita il giudice Giovani Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta.

Una data simbolo, dunque, nella lotta contro tutte le mafie e a difesa della legalità tant’è vero che nello stesso giorno si celebra la Giornata nazionale della legalità.

Pertanto, lunedì 23 maggio alle ore 17:57 il sindaco Clemente Mastella terrà un momento commemorativo presso i Giardini della Rocca dei Rettori indossando la fascia tricolore, simbolo dell’unità nazionale e dei valori costituzionali.

Commemorazione a cui prenderà parte anche la Provincia di Benevento, rappresentata dal Presidente facente funzioni, Nino Lombardi: “Il Presidente facente funzioni della Provincia di Benevento, Nino Lombardi, e i Consiglieri Provinciali, – si legge nella nota diramata dalla Rocca – aderendo ad una sollecitazione dell’Unione delle Province d’Italia, commemoreranno con un minuto di silenzio le Vittime della strage di mafia di Capaci il prossimo 23 maggio 2022 alle ore 17.57 nei Giardini della Rocca dei Rettori”.