Città Spettacolo, Moretti: “Boom di presenze? Merito degli artisti, nessuna strategia di valorizzazione della città”

Città Spettacolo, Moretti: “Boom di presenze? Merito degli artisti, nessuna strategia di valorizzazione della città”

Politica

‘Vengo subito al dunque- scrive Angelo Moretti di Civico 22 -: sono ben felice che i giovani, i ragazzini, le famiglie della nostra città e delle città limitrofe abbiano goduto di due bei concertoni in piazza Risorgimento e soprattutto che non ci siano stati disordini o infortuni. È stato bello vedere lo sciame di adolescenti che raggiungevano la piazza da ogni parte”.

“Dunque è andata bene l’edizione appena trascorsa di Città Spettacolo? – si chiede Moretti – Niente affatto, sono andati bene i concerti”.

“Con un finanziamento pubblico della regione Campania di 250.000,00 euro a valere sul POC-Piano Strategico per la Cultura e i Beni Culturali e una previsione di incassi da sbigliettamento di 65mila euro (secondo la delibera di giunta n. 177 del 23 agosto 2023) abbiamo scoperto che Gianni Morandi e Geolier attirano le folle di fan”, prosegue.

“Se è vero che il concerto di Geolier ha registrato 10 mila biglietti – continua il consigliere comunale di opposizione -, come da ogni dove è riportato nei commenti entusiastici degli organizzatori della rassegna, allora con 15,00 euro a biglietto siamo andati ben oltre la previsione di incassi della delibera. Dunque i fondi di Città Spettacolo sono serviti a Geolier per fare un concerto a pagamento? Morandi ha avuto meno massa ma la stessa sostanza, con un biglietto tra i 60 e i 90 euro a spettatore: il concerto è andato anche qui alla grande, ma che c’entra questo con la “Strategia per la Cultura ed i Beni Culturali” finanziata dalla Regione Campania?

Il dato vero è un altro: i cittadini hanno desiderio di partecipare ai concerti e se li pagano pure, ma di ciò che dovrebbe fare l’amministrazione, e cioè una strategia di valorizzazione della città, in questa rassegna non se ne vede nemmeno l’ombra, vediamo solo le ricevute di pagamento a carico dei contribuenti regionali che si aggiungono al costo dei biglietti.

“Piano Strategico per la Cultura” significa avere un indirizzo, una destinazione identitaria per il complesso culturale materiale e immateriale della città che vada oltre la Rassegna stessa. Quando Città Spettacolo era una rassegna di livello nazionale, sulle anteprime teatrali era chiara la sua vision: Benevento è una piccola città di entroterra con ben otto teatri, a partire da quello Romano fino al gioiellino Vittorio Emmanuele, passando per il San Nicola e il De Simone, che si poneva nel panorama culturale nazionale come un’eccellenza in quell’arte. Gli amanti della nostra rassegna venivano per l’intero periodo e si abbonavano pure, non era una tappa “mordi e fuggi”, ma la scoperta di un patrimonio artistico locale sconosciuto ai più.

Ora la nuova direzione artistica e il suo mecenate politico intendono spostare l’asse dal teatro alla cultura pop? Benissimo, lo facessero, ma non sarà il successo dei concerti a determinare questa nuova identità. Se l’anno prossimo venisse Vasco Rossi potremmo arrivare anche a 200.000 presenze, ma il merito resterebbe in capo a Vasco non certo alla città.

Un piano strategico per la cultura pop significa organizzare una rassegna che parli di questa cultura all’interno delle vene e delle arterie vive del nostro capoluogo, che dica qualcosa di noi al mondo e che dia occasione di crescita alla nostra comunità“.

Spendere fondi pubblici per la cultura dovrebbe servire a dare occasioni di sviluppo alla città, non di visibilità agli artisti, per i quali piazza Risorgimento è pari alle altre centinaia di piazze che riempiono. Se Mastella, Tartaglia Polcini e Giordano intendono questa per “strategia culturale” dovrebbero solo ridursi ad assoldare impresari capaci e chiamare il festival “Festival dell’Impresario capace”, una sorta di Borsa commerciale per organizzatori di concerti a pagamento.

Nel frattempo lasciassero riposare in pace la nostra Rassegna, che ha un suo passato onorevole e dignitoso che merita di essere conservato almeno come ricordo di un attrattore culturale che fu”, conclude.