FOTO – La raffinata musica di Sergio Cammariere conquista il numeroso pubblico beneventano

FOTO – La raffinata musica di Sergio Cammariere conquista il numeroso pubblico beneventano

Cultura e Spettacolo

Nella serata di sabato 24 Maggio, all’interno del piccolo gioiello del Teatro “Vittorio Emmanuele” di Benevento, Sergio Cammariere, cantautore, pianista e compositore di rara e raffinata musica, si è esibito all’interno del programma del progetto artistico radicato nella realtà campana dell’Accademia di Santa Sofia.

Hanno aperto la serata i saluti di Maria Buonaguro, Presidente degli “Amici dell’Accademia” e la presentazione dell’evento e della stagione corrente da parte di Marcella Parziale, direttrice artistica del progetto, programma che si avvale della consulenza scientifica di Aglaia McClintock. Ricordiamo che la stagione artistica dell’Accademia di Santa Sofia è realizzata in collaborazione con l’Università degli Studi del Sannio e il Conservatorio “Nicola Sala” di Benevento.

La musica è stata preceduta da una relazione di Antonella Tartaglia Polcini intorno al tema : “Dissonanze e armonie negoziali”. Il tema, squisitamente giuridico, ha analizzato l’ordinamento giuridico vigente in merito alla trattazione ed il compromesso arbitrale, entrambe fondate su una attività negoziale che consente, a due o più parti, di prevenire o comporre un conflitto trasformandosi da contententi a paciscenti. Il suo è stato un richiamo al necessario “divenire armonico” dei rapporti tra individui.

E’ subito iniziato, a seguire, il concerto di Sergio Cammariere che, dopo aver salutato il teatro tutto in sold aut, messosi al pianoforte, suo fedele amico, ha intonato il pezzo “Sorella mia”, poesia in musica oltre che raffinata composizione al pianoforte realizzata con maestria di esecuzione.

La sua musica, fatta di rara e raffinata intensità espressiva, grazie alla sua interpretazione, ha condotto tutti i presenti in un mondo di magia nel quale forte era il richiamo alle note dei grandi maestri del jazz, ai ritmi sudamericani, ma anche alla musica classica e alla voce del cantautorato italiano, il tutto a ribadire un suo progetto più intimo e personale.

Subito la sua musica si è proposta come armonia interiore, raffinata e poliedrica, ma anche filosofica nei testi e negli arrangiamenti, intima e quasi silente e timorosa nell’esprimere pensieri e sentimenti, ma, nello stesso tempo, dilagante nella sua comunicazione, quasi un urlo interiore che ha raggiunto la mente ed i pensieri di chi ascoltava.

Il pianoforte, suo forte alleato nella relazione con gli altri, ha dato l’impressione di urlare al mondo ciò che è dentro di noi, ma lo ha fatto con quella leggerezza ed incisività di chi sa cosa sia la malinconia e, nello stesso tempo, la voglia di vivere e ricordare le proprie storie lontane, ma ancora vivide nella mente.

E’ seguito il brano “Tema di malerba”, storia di un ergastolano che delinea la strada verso un tipo di emozione più sedimentata e difficile da capire.

Con il brano “La canzone dell’impossibile”, Cammariere ha chiamato ad accompagnarlo al violoncello Giovanna Famulari, nella realizzazione di un brano che lo stesso artista definisce poetico, ma quasi metafisico.

Nella sua musica dunque il prima ed il dopo si accavallano nel presente fatto di luce e ombre, nella voglia di raccontare, anche in modo canzonatorio, un’anima inquieta, ma lucida nella voglia di dire al mondo le proprie idee, tutte fatte di riflessioni su un mondo ed un tempo che sembra passare ignorando i piccoli uomini della nostra realtà.

Accompagnato poi dal sassofono di  Daniele Tittarelli, propone altri brani come “Per ricordarmi di te”, “Non mi lasciare qui”, “L’amore non si piega” … ed altri, tutti sulla scia di un ritmo veloce intervallato da pause sonore volute per dare enfasi a parole e musica, attimi di intensa dolcezza, melodia e suoni incisivi che si sono aperti a racconti di storie vissute e forse sognate.

Ed ancora musica d’autore nei pezzi : “Non mi lasciare qui”, “L’amore non si piega”, “Dodici minuti di pioggia”, fino a “Tempo perduto”, pezzo quest’ultimo realizzato dopo aver avuto rapporti musicali con De Andrè e Guccini nel 1997 durante la manifestazione del “Premio Tenco”.

Ha ricordato poi “Natale”, cantato durante un Natale per Giovanni Paolo II e l’altro brano “Ferragosto”, scritto con Samuele Bersani. Particolarmente forte, nell’armonia e nel testo il pezzo “Dalla pace al mare lontano”, anticipato dal singolo “Sorella mia”; il primo brano è liberamente ispirato a “I figli del mare” del poeta  Carlo Michelstaedter .

 In esso racconta dell’incontro tra due persone a distanza di anni che scoprono i cambiamenti avvenuti in loro e il sentimento della pace che appare un punto lontano, ma da poter raggiungere, quasi un luogo distante, ma ricco di persone conosciute, amate, un’eco nel vento di cui vogliamo la prossimità per stare bene.

Cammariere ha chiuso il suo concerto con il brano “Libero nell’aria”, un richiamo alla voglia di libertà celebrata dalla sua musica ,  ritmata, ma tagliente, quasi alito di uno spirito deciso e senza respiro, denuncia di un’attesa infinita che fa solo male.  Una libertà che forse un giorno sarà conquistata, ma quel tempo appare lontano, per cui  l’attesa, piena di speranza,  dà anche  tristezza.

Tutta la musica di Sergio Cammariere è apparsa dunque come un qualcosa che scava sotto la superfice dell’apparenza e, proprio per questo motivo, è capace di raggiungere un livello di intensità particolare che supera aspettative e convenzioni.

Al saluto al pubblico alla fine della sua performance, l’artista ed i musicisti che l’hanno accompagnato, sono stati acclamati con scroscianti applausi da tutti i presenti, amanti della musica raffinata e intima ascoltata, del sottile andare alla radice dei sentimenti da parte di Cammariere, del suo raccontare, senza veli o ipocrisie, un profondo ricco di poliedrici convincimenti che, senza alcuna inquietudine, egli ama denunciare, con elegante immediatezza, con la sua musica.