Benevento, sequestrati oltre 10.000 giocattoli in negozio di cinesi

Benevento, sequestrati oltre 10.000 giocattoli in negozio di cinesi

BeneventoCronaca

Nei giorni scorsi, i finanzieri del Comando Provinciale di Benevento hanno attuato diversi servizi finalizzati alla repressione e al contrasto di chi ha approfittato, soprattutto in questo periodo in occasione dell’approssimarsi delle festività natalizie, per porre in essere condotte commerciali scorrette, attraverso la vendita di giochi pericolosi per la salute dei bambini, a prezzi sproporzionati, non corrispondenti a quelli di mercato.

In tale contesto, a seguito di accertamenti mirati, i militari della Sezione Mobile del Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria di Benevento all’esito di un controllo effettuato presso un esercizio commerciale gestito da un soggetto di nazionalità cinese, hanno riscontrato la messa in vendita di circa 10.188 giocattoli, senza il previsto marchio “CE” e privi di indicazioni sulla sicurezza dei bambini e sul corretto uso per evitare danni alla salute.

Parliamo di giochi in legno, di bustine di costruzioni, macchine fotografiche giocattolo, pupazzi in plastica, palloni da gioco, frisbee, peluche, tabelloni per freccette, borsette per bambine, borracce e tanti altri.

Il materiale rinvenuto, è stato sottoposto a sequestro amministrativo, con la conseguente segnalazione del responsabile all’autorità competente, elevando nei confronti del rappresentante legale della società, la sanzione amministrativa di 10mila euro.

L’attività di servizio eseguita, si pone anche quale mezzo di sensibilizzazione, rivolto a tutti quei consumatori che, in questo periodo di festeggiamenti, sono attratti dall’acquisto di prodotti venduti ad un prezzo irrisorio, elemento – quest’ultimo – sintomatico, per la maggior parte delle volte, di articoli non sicuri e/o nocivi per la salute in ragione della loro scarsa qualità, sia nella composizione, quanto nel confezionamento.

Nuova ricerca sul 6G di Unisannio e Università cinesi evidenzia vulnerabilità di sicurezza

Nuova ricerca sul 6G di Unisannio e Università cinesi evidenzia vulnerabilità di sicurezza

Cultura
Lo studio pubblicato su Nature Electronics è stato condotto da Peking University (Cina), la Southeast University (Cina) e l’Università del Sannio.

Mentre le reti di telecomunicazione di quinta generazione (5G) sono ancora in fase di sviluppo, la ricerca internazionale è già proiettata verso le evoluzioni future, note come 6G, previste per i prossimi dieci o quindici anni. Con l’ambizioso obiettivo di migliorare dalle dieci alle cento volte le prestazioni in termini di velocità di trasmissione, latenza ed efficienza energetica, il 6G promette di abilitare l’internet “di tutto” e rivoluzionare settori come la realtà estesa multisensoriale, la robotica connessa, i veicoli autonomi e le interazioni cervello-computer.

Con l’avvento di ogni tecnologia emergente, è essenziale riconoscere e affrontare tempestivamente i potenziali rischi al fine di garantire un’infrastruttura di rete sicura e affidabile. In questo contesto, uno studio condotto in collaborazione tra la Peking University (Cina), la Southeast University (Cina) e l’Università del Sannio ha identificato possibili vulnerabilità di sicurezza nelle tecnologie alla base dei sistemi 6G.

La tecnologia 6G mira a raggiungere i suoi ambiziosi obiettivi attraverso soluzioni innovative come le “metasuperfici intelligenti”, costituite da “meta-atomi” elementari con risposta elettromagnetica programmabile. Questo consente un controllo avanzato dei segnali wireless a livello fisico e un adattamento in tempo reale alle mutevoli condizioni dell’ambiente di propagazione. L’idea è di rivestire gli ambienti interni (muri, pavimenti) ed esterni (fondi stradali, facciate di edifici) con tali superfici, creando un ambiente di propagazione intelligente che sfrutta in modo attivo le riflessioni per ottimizzare il canale di comunicazione. Tuttavia, la ricerca sottolinea la necessità di comprendere e affrontare i potenziali rischi associati alla loro implementazione.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Electronics, è stato guidato dai Proff. Lianlin Li della Peking University, Tie Jun Cui della Southeast University e Vincenzo Galdi dell’Università del Sannio.

Le comunicazioni wireless si avvalgono tradizionalmente di metodi crittografici per garantire la sicurezza dei dati trasmessi. Tuttavia, con i continui progressi nella crittografia, gli attaccanti stanno esplorando strategie alternative, agendo direttamente a livello fisico sui segnali elettromagnetici propaganti nello spazio. Attualmente, questi attacchi lasciano spesso tracce rilevabili nello spazio fisico, ma potrebbero diventare notevolmente più sofisticati ed evasivi sfruttando in modo opportunistico le metasuperfici programmabili presenti nell’ambiente.

“È già ampiamente noto che le metasuperfici convenzionali consentono di intercettare e ridirigere i segnali wireless verso utenti non autorizzati,” spiega il Prof. Galdi. “Tuttavia, la nostra ricerca ha dimostrato che le metasuperfici programmabili rendono possibili attacchi più sofisticati, come il disturbo delle comunicazioni e la falsificazione delle informazioni, con un basso rischio di essere rilevati.”

Il team di ricerca ha condotto esperimenti per valutare le prestazioni di un ipotetico attacco basato su metasuperfici programmabili, sia in modalità passiva sia attiva. Nella modalità passiva, è stato simulato uno scenario in cui un attaccante utilizza una metasuperficie codificata programmabile (dove a ogni elemento è associato uno stato digitale) per intercettare segnali trasmessi da un router Wi-Fi a un utente legittimo. Ottimizzando la codifica della metasuperficie senza consumare energia, l’attaccante è riuscito a massimizzare la potenza del segnale intercettato, causando un degrado quasi impercettibile della comunicazione (bit rate) tra gli utenti legittimi. Inoltre, variando rapidamente nel tempo la codifica della metasuperficie, l’attaccante è riuscito a disturbare la comunicazione tra gli utenti legittimi, riducendone significativamente il bit rate. Nella modalità attiva, oltre a intercettare il flusso di dati, l’attaccante è riuscito a stabilire un canale per trasmettere dati falsificati, il tutto mantenendo un basso livello di rilevabilità.

In sintesi, lo studio ha dimostrato che gli attacchi a livello fisico basati su metasuperfici programmabili possono intercettare, disturbare e falsificare dati in scenari realistici, lasciando tracce difficilmente individuabili nello spazio fisico. Anche se gli esperimenti sono stati focalizzati su segnali Wi-Fi a 2.4 GHz, le implicazioni si estendono a una vasta gamma di sistemi di comunicazione wireless, inclusi i futuri sistemi 6G. Considerando uno scenario ipotetico in cui le metasuperfici saranno ampiamente utilizzate e occultate nell’ambiente, è fondamentale prestare particolare attenzione e cautela per affrontare tali attacchi.

“Riconoscere potenziali vulnerabilità nelle prime fasi di una nuova tecnologia come il 6G è di estrema importanza,” sottolinea il Prof. Galdi. “Questo ci consente di affrontare tali vulnerabilità in modo proattivo e sviluppare protocolli e strategie intrinsecamente resilienti. Tecniche come beamforming, jamming cooperativo, modulazione di indice e modulazione adattiva possono essere altamente efficaci nel mitigare questo tipo di attacchi.”

In futuro, le ricerche si concentreranno sullo studio e l’implementazione di contromisure per affrontare queste potenziali vulnerabilità. È particolarmente interessante osservare che alcune strategie di difesa possono essere realizzate attraverso piattaforme basate su metasuperfici programmabili, che potrebbero quindi essere sia la causa delle vulnerabilità sia la chiave per risolverle.

Per ulteriori informazioni sulla ricerca, si prega di fare riferimento all’articolo pubblicato: https://www.nature.com/articles/s41928-023-01011-0

Gestivano casa a luci rosse a Montesarchio: in carcere due sorelle cinesi

Gestivano casa a luci rosse a Montesarchio: in carcere due sorelle cinesi

CronacaProvincia

Nella mattinata odierna, in Napoli e Telese Terme (BN), a seguito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Benevento, i Carabinieri della Compagnia di Montesarchio (BN), hanno dato esecuzione ad una ordinanza applicativa di misura cautelare personale emessa dal G.I.P. del Tribunale di Benevento, su richiesta della procura della repubblica, a carico di 6 persone di cui due con custodia cautelare in carcere e quattro con sottoposizione alla misura degli arresti domiciliari.

Destinatarie della custodia cautelare in carcere due sorelle di nazionalità cinese residenti in Napoli, mentre altre quattro persone, una coppia residente nella Valle Telesina ed altri due soggetti di nazionalità Asiatica, anche questi ultimi residenti nel capoluogo partenopeo, sottoposti al regime degli arresti domiciliari.

Gli indagati sono tutti gravemente indiziati a vario titolo di reati che vanno dall’associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, alla coltivazione di sostanza stupefacente del tipo marijuana, al furto, alla ricettazione, alla sostituzione di persona, al favoreggiamento della permanenza illegale nel territorio dello Stato, alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ed infine all’indebita percezione del reddito di cittadinanza.

La complessa e vasta indagine, avviata nel settembre 2020, trae origine dall’attività investigativa posta in essere dai militari dell’Arma di Montesarchio (BN), allorché mediante servizi di O.C.P., prima e, successivamente, mediante intercettazioni telefoniche ed ambientali, escussione di numerose persone informate sui fatti, l’acquisizione delle immagini dai sistemi di videosorveglianza, perquisizioni e sequestri venivano acquisiti gravi indizi di colpevolezza in ordine ad una fiorente attività di sfruttamento della prostituzione.

L’attività di meretricio veniva pubblicizzata mediante siti internet di annunci a sfondo sessuale. Le due sorelle asiatiche, promotrici dell’associazione, destinatarie della misura cautelare in carcere, decidevano il luogo dove aprire le case di appuntamento, organizzavano lo spostamento delle donne che si prostituivano, trattenendosi i loro documenti.

Il ruolo delle due donne assumeva particolare rilievo persino nello smistamento delle richieste di prestazioni sessuali. Infatti le stesse dopo aver costituito una sorta di call center nel quartiere “Vasto” di Napoli, gestivano numerose case di appuntamento sparse su tutto il territorio nazionale (province di Benevento, Avellino, Salerno, Sassari e Cosenza), dirottando i clienti nelle sedi a loro più vicine e concordando telefonicamente il tipo ed il costo della prestazione.

Nel corso dell’attività, terminata nel maggio 2021, veniva sottoposta a sequestro documentazione cartacea “libri mastro” da cui risultavano profitti per l’associazione, riferiti a periodi relativamente brevi, di diverse centinaia di migliaia di euro. Gli indagati traevano altresì profitto dalla coltivazione di sostanza stupefacente del tipo marijuana, tanto che nel febbraio 2021 in Puglianello (BN) venne individuato un opificio industriale all’interno del quale furono sequestrati 1350 piante in vegetazione e 54 chilogrammi di sostanza già essiccata.
Nel corso delle perquisizioni effettuate nella città di Napoli a carico dei soggetti raggiunti dalle misure cautelari, è stato sequestrato un ulteriore ingente quantitativo di sostanza stupefacente ad una delle due donne raggiunte dalla misura della custodia cautelare in carcere.

Nella vicenda risultano coinvolte altre otto persone di nazionalità italiana, indagate a vario titolo in stato di libertà, sia quali partecipi all’associazione a delinquere, alla quale assicuravano supporto logistico, sia quali responsabili del reato di favoreggiamento e anche nei loro confronti sono state eseguite ulteriori perquisizioni disposte con decreto del Pubblico ministero procedente.

Il provvedimento oggi eseguito è una misura cautelare, disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione, e i destinatari della stessa sono persone sottoposte alle indagini e quindi presunti innocenti fino a sentenza definitiva.

Cinesi accoltellate, svolta nelle indagini: sarebbero due giovani gli autori dell’aggressione

Cinesi accoltellate, svolta nelle indagini: sarebbero due giovani gli autori dell’aggressione

BeneventoCronaca

di Redazioni

Cominciano a produrre frutti le indagine atte a individuare i responsabili dell’aggressione di due cittadine cinesi, avvenuta qualche giorno fa nel centro storico di Benevento. Ad aggredire le due donne, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, sarebbero stati due giovani del capoluogo: un 18enne, sottoposto a fermo di polizia giudiziaria, e un 17enne, i cui atti sono stati trasmessi alla Procura per i minori di Napoli. A difendere i due indagati saranno gli avvocati Antonio Leone e Gerardo Giorgione.

Benevento, due donne accoltellate all’interno della loro casa

Benevento, due donne accoltellate all’interno della loro casa

BeneventoCronaca

Due donne, entrambe di nazionalità cinese, sono state accoltellate ieri sera all’interno del loro appartamento sito in via San’Antonio Abate, nel centro storico di Benevento, a due passi dall’Arco di Traiano. Per entrambe è stato necessario il trasporto in ospedale: una, arrivata in codice rosso al San Pio di Benevento, colpita con vari fendenti in più zone del corpo, sarebbe in gravi condizioni. Le condizioni dell’altra, invece, non sembrano destare particolari preoccupazioni, pur essendo anche lei ricoverata presso il nosocomio cittadino.

I carabinieri, giunti subito sul posto, stanno ora procedendo alle indagini e ai rilievi del caso alla ricerca di elementi utili; al vaglio degli inquirenti anche le telecamere di videosorveglianza presenti in zona.