In politica vincono sempre tutti, pure chi perde

In politica vincono sempre tutti, pure chi perde

Politica

“La matematica non è una opinione”: questa espressione, comunemente utilizzata per puntualizzare come i numeri dimostrino in modo inequivocabile ciò che si sta sostenendo, parrebbe non valere per la politica o, quantomeno, per i risultati delle elezioni.

Strano mondo la politica, dove non perde mai nessuno: fateci caso, a parte poche eccezioni, i giorni post elezioni, siano esse amministrative, politiche, europee o regionali, le analisi sono sempre tendenti alla auto-benevolenza.

Anche chi ha fallito miseramente il proprio obiettivo, il traguardo prefissatosi o, peggio ancora, ha conseguito un risultato ben al di sotto delle aspettative o delle potenzialità proprie o della parte politica che rappresenta o che lo rappresenta si presenta –fintamente– sorridente e felice per il risultato “non scontato e che va analizzato tenendo conto che (etc., etc. etc.)“.

Un abuso di parzialità e relatività nelle analisi post voto che stride rispetto al risultato nudo e crudo determinato dalle urne.

Allora c’è chi per dimostrare la bontà del proprio risultato lo confronta con la percentuale attribuitagli dai sondaggi, pur quando il bilancio rispetto ai cinque anni precedenti è altamente negativo, con una dispersione di voti anche del 50%.

Ci sono, poi, sconfitte dal sapore di vittoria o, forse, meglio dire: vittorie che sanno di sconfitta, quando la tua coalizione vince le elezioni ma tu perdi il 25% dei consensi in poco più di un anno, finendo per contare come il due di briscola – magari – nella formazione del nuovo Governo. Ma, ovviamente, pur sentendo ancora le lame dei coltelli squarciare la ferita, non puoi ammetterlo e vai in tv o in conferenza stampa dicendoti soddisfatto e contento del risultato.

La responsabilità della sconfitta è sempre di qualcos’altro o di qualcun altro: dei potenziali alleati che hanno fatto altre scelte, della legge elettorale (certamente non la migliore possibile), del taglio del numero dei parlamentari e via dicendo.

Gli esempi di analisi parziali e altamente relative sono davvero tanti, basta seguire qualche tg o talk politico per rendersene conto.

La verità è che tutto ciò rappresenta il frutto di un esercizio pleonastico e che poco interessa agli elettori, i quali hanno a cuore ciò che ne faranno i vincitori del consenso ottenuto dalle urne, perché – purtroppo pare necessario ricordare che – la campagna elettorale e le elezioni devono essere il mezzo e non il fine. Il fine dovrebbe essere governare, se possibile bene.