
Benevento, Floro Flores: “Dobbiamo avere mentalità vincente, sabato gioca chi merita”
Benevento CalcioCalcioL’allenatore del Benevento è intervenuto nel corso della trasmissione OttoGol in onda su OttoChannel. Di seguito le parole di Antonio Floro Flores dopo la ripresa degli allenamenti in vista del primo dei due impegni in Supercoppa contro l’Arezzo di sabato 9 maggio al Vigorito:
SULLA SUPERCOPPA: “Ci teniamo, vincere è sempre bello. Porta umore positivo, fa allenare sereni. Oltre che del Presidente, è un obiettivo anche nostro e di squadra. Vogliamo cercare di mettere in bacheca un trofeo importante in più. E’ anche un’occasione di abituarsi a quella mentalità vincente. Deve essere un’abitudine, una mentalità, poter puntare a ogni partita anche fosse un’amichevole. Io la voglio vincere, i ragazzi lo sanno e li ho preparati. Quando giochi per una società così importante sei costretto a vincere sempre. Vinto il campionato, con un Presidente così deve avere una mentalità per vincere ancora. Certo, tutte queste regole però lo fanno sembrare un torneo di quartiere…“.
SULLE SCELTE DI FORMAZIONE: “Gioca chi merita, chi si allena bene e chi ha voglia di stare ancora sul pezzo. Quando si vince un campionato si stacca un po’, è normale. Dati alla mano, avremmo meritato di vincere contro Cavese e Giugliano e non col Cerignola. Ma non è stato così. Gli stimoli e gli obiettivi sono diversi. C’è stata un po’ di rilassatezza da parte nostra, ma non la volevamo: capita. Ho fatto più fatica a gestire i miei giocatori per le partite finali che nel campionato, quando avevamo l’obiettivo in testa. Dopo aver vinto ho fatto giocare qualche ragazzo che aveva giocato meno perché meritava e perché vedere se poteva stare qui l’anno prossimo. Sabato scenderà in campo chi avrà voglia di portare il trofeo a casa“.
SULLA MENTALITA’: “Siamo artefici del nostro destino e solo noi possiamo mettere a tacere tante cose. La “mia” squadra che mi è piaciuta di più è stata quella di Salerno: ha affondato quando doveva, voleva il risultato ed era totalmente consapevole di quello che voleva in quel momento. In panchina ero molto sereno, parlavo poco perché eravamo consapevoli e forti sia mentalmente sia fisicamente in tutte le zone del campo. Perdere dà fastidio, è brutto, passi una settimana triste e arrabbiato“.
SUL MOMENTO PREFERITO TRA LA VITTORIA A SALERNO, LA PREMIAZIONE POST-CAVESE E LA FESTA POST-CERIGNOLA: “Sono emozioni totalmente diverse. Al ritorno dall’Arechi ero ancora incredulo per ciò che stavamo vivendo. Piangevo? In questo mestiere c’è tanta tensione e tanti momenti in cui sei da solo, anche parlare con qualcuno fa la differenza ma fidarsi è difficile. Se non avessi avuto il Presidente, il Direttore e Padella sarebbe stata dura. Sono momenti in cui ho capito che cosa avessimo fatto per la città, come squadra e come gruppo. La coreografia pre-Cerignola mi ha emozionato. Avere lo stadio pieno era il sogno che avevo dall’inizio. Girare per la città e aver portato tanto felicità a una città intera poi… un allenatore non guarda più il guadagno ma le emozioni che prova e che fa provare alla gente, quando alleni vivi per questi momenti. Per me è stata la nascita del quinto figlio, è la prima emozione e la prima volta“.
SULLA SCELTA DI VIVERE A BENEVENTO E SUL RAPPORTO CON VIGORITO: “E’ importante sapere quello che vuole la gente da te e della squadra. Non puoi fare qualcosa senza sapere queste cose. Per poter vincere devi saper ascoltare e vivere certe emozioni, trovando dentro di sé qualcosa di diverso. Penso sia normale vivere le esigenze e i bisogni della città, ti trasmette una voglia diversa. Ogni persona la vive in modo suo poi. Ne ho avuti di Presidenti ambiziosi e vincenti, ma con lui sento qualcosa di diverso: l’ho sempre definita una persona colta, di calcio insieme parliamo poco mentre mi sta insegnando tanta cultura. Ha un fuoco dentro impressionante, alla sua età e con tutto quello che ha passato nella sua vita. A volte sembra un ragazzino di 40 anni. Quando mi dice che in me rivede lui di 40 anni per me è grande motivo di orgoglio“.
SUL CONFRONTO CON IL GIOCO DI AUTERI: “Penso che abbiamo cambiato tanto, sicuramente con delle caratteristiche che mister Auteri aveva già e delle giocate singolarizzate di qualità che già c’erano. Ma abbiamo fatto un calcio totalmente diverso. Il mister aveva giocate sincronizzate e codificate col 3-4-3, noi siamo passati al 4-2-3-1 e già sicuramente è un altro metodo. Mi ha lasciato basi ottime, il Benevento già giocava bene, forse c’era da sporcarsi di più e andare in battaglia ma a volte in campi difficili abbiamo giocato bene“.
SUL SUO ESSERE SCOMESSA O CERTEZZA IN SERIE B: “Oggi solo in Italia pensiamo che un giovane non possa giocare o allenare. Ma se vai a vedere sulle panchine di Serie A ci sono Parma, Cagliari, Pisa, Como con allenatori giovani. Il calcio cambia velocemente e si evolve. Per me Mourinho o Guardiola non sono certezze in sé e per sé. Dipende dai risultati, noi siamo figli dei risultati. Se un allenatore si sente inamovibile su una panchina è un folle. Mi reputo capace di reggere l’urto delle critiche, ma è il bello di questo mestiere: fino a oggi sono stato bravo e fortunato, è andato tutto bene, ma ci saranno momenti difficili che dovrò ovviamente imparare a gestire“.
SUL PROGRAMMARE LA PROSSIMA STAGIONE: “Non ancora, abbiamo due partite importanti. Poi ci metteremo al lavoro. C’è stata qualche chiacchiera normale con il Presidente e con il Direttore. Siamo stati insieme 6-7 mesi, la tipologia del gioco che faccio è nota e si sanno quali sono le mie esigenze. Ovviamente si vorrebbe sempre il top dei giocatori, ma con il Presidente dobbiamo ancora sederci e buttare qualche base per il futuro. Siamo concentrati su questa competizione e la vogliamo portare a casa. La voglia è tanta anche di iniziare per l’anno prossimo, ma c’è tempo per poter programmare”.
SUL SISTEMA DI GIOCO E SUL CENTROCAMPO: “Io gioco 4-2-3-1 o 4-3-3. In Italia siamo l’ultimo paese che gioca 3-5-2, non per offesa ma perché i moduli per costruire un giocatore sono quelli con gli esterni d’attacco. In ogni Nazionale ci sono giocatori che saltano l’uomo, in Italia non più. Maita e Prisco nel centrocampo a tre? Cambia poco, può non esserci una mezz’ala perché dipende da come vuoi impostare. La bravura dell’allenatore sta nell’adattarsi ai giocatori che ha. Se ho Maita e Prisco a cui piace impostare il terzo centrocampista sarebbe diverso da loro, di quantità o di qualità offensivo. Prediligo sempre la qualità, ora c’è Kouan che ha quantità ma anche Maita è uno di quelli che fa più kilometri. Lo stesso Talia… Prisco invece è più di qualità e imposta ma fa lo stesso il suo lavoro nell’occupazione dello spazio. Si dice che in B il centrocampo a due sia rischioso perché si ha paura di esporsi, di rischiare e di vedere la squadra giocare preferendo di portare il risultato a casa. Anche in C è difficile giocare a due a centrocampo, ma se ho giocatori offensivi che si mettono a disposizione della squadra posso giocare anche con otto attaccanti. Per poter giocare col centrocampo a due gli esterni d’attacco devono sacrificarsi tanto. L’esterno ideale è Lamesta, Della Morte non è Simonetti ma ha dato equilibrio alla grande“.
SUL FUTURO DI CERESOLI: “Dopo Bergamo si è messo sotto e ha lavorato bene. Ha 23 anni, ha margini di crescita e lo ha dimostrato. Non ricordo errori nelle ultime 10 partite giocate. Io alla società ho detto solo che voglio gente che vuole rimanere e fare la guerra calcistica con noi. E lo sanno anche i calciatori. Se Borghini dovesse chiedere di rimanere io chiederei alla società di farlo restare, da quando sono arrivato ha giocato pochissimo ma è stato di una serietà e di una professionalità assoluta. Oggi sono stati quegli elementi come Borghini, Romano, Celia, Caldirola a essere importanti. A gennaio è arrivato Caldirola ha portato esperienza, Kouan ironia e divertimento diventando un simbolo per lo spogliatoio“.
SU CARFORA E SUI GIOVANI: “Ne abbiamo tanti, qui e in giro per l’Italia. Il Presidente è stato molto chiaro: bisogna vedere chi fa parte del Benevento e chi no. Se un giocatore ha voglia di andare via è giusto accontentarlo, ma in questo momento sarebbe irrispettoso parlarne. Carfora con me è migliorato tanto, in settimana fa cose straordinarie che verrebbe da chiedersi perché non tenerlo in Serie B, ma poi non sempre lo riporta in partita. Che sia con noi o in prestito bisogna vedere come farlo giocare, è un patrimonio. Quando sono arrivato Esposito mi aveva chiesto di andare via, andategli a chiedere ora se sarebbe veramente voluto andare via dopo aver fatto questo buon lavoro con il preparatore. Per me è una certezza, mi ha fatto una gran bella impressione. Per un portiere è ancora più difficile, soprattutto non giocando mai“.
Foto: Screen OttoChannel