San Giorgio del Sannio| Tari, Ciampi: “Aumento dovuto a errore dell’Amministrazione Pepe”

San Giorgio del Sannio| Tari, Ciampi: “Aumento dovuto a errore dell’Amministrazione Pepe”

Politica
Sui debiti contratti dal Comune durante la gestione Pepe: “E’ atipico che un sindaco non se ne renda conto: ha speso 40.000 per dei canali. Li ha comprati da un orefice?”.

SAN GIORGIO DEL SANNIO. “Facciamo chiarezza”, questo il titolo scelto dall’Amministrazione comunale per la conferenza stampa tenutasi ieri, nel corso della quale tecnici, assessori e sindaco hanno voluto ragguagliare i cittadini sulla salute dell’Ente, spiegando – tra le altre cose – anche il perché dell’aumento Tari che hanno riscontrato in bolletta i residenti.

Il primo tema affrontato, affidato al dott. Vittorio Marino, responsabile del settore finanziario, però, è stato quello della condizione finanziaria del comune. Il dottor Marino ha proceduto con una ricognizione di quella che è la situazione quanto a disavanzo e debiti del comune; sul punto, ha precisato che “l’ammontare dei residui passivi di parte corrente, al 31/12/2021 ammontavano ad € € 3.773.144,65, in quanto non hanno una fonte di finanziamento specifica e devono essere estinti con le risorse liberamente disponibili“.

Un rilievo particolare – ha spiegato ancora il dottor Marino – ce l’hanno i debiti che il comune ha nei confronti del Consorzio d’Ambito Sociale B02, del quale il Comune di San Giorgio del Sannio è stato capofila fino a tutto il 2019. Da riscontro contabile, al 31/12/2021 il debito residui nei confronti del Consorzio era pari ad € 1.027.289,61 e nel corso del 2022 sono stati trasferiti € 293.285,76“.

Particolarmente critici, sul tema, nei confronti dell’ex sindaco Mario Pepe, l’assessore Giovanna Petrillo e il sindaco Angelo Ciampi. “E’ atipico – ha esordito il primo cittadino – che un sindaco (Mario Pepe ndr) non si renda conto delle spese che fa, come quelle fatte in somma urgenza: ad esempio, i 40 mila euro spesi per cambiare i canali all’ex giudice di Pace. Magari – ha ironizzato il sindaco – li ha comprati da un orefice“.

Non è corretto – aggiunge Giovanna Petrilloscaricare le colpe sui tecnici: quando si sbaglia si sbaglia tutti. A lui che mi chiama “ausiliaria” voglio dire che, diversamente da ciò che afferma e cioè che non ha lasciato debiti “oggettivi”, quello nei confronti dell’Azienda Consortile è abbastanza pesante“.

Altro tema caldo trattato è stato quello dell’aumento Tari: il dottor Marino e il dottor Francesco Farese, dell’ufficio tributi, hanno spiegato che il motivo dell’aumento è da imputare in primo luogo a un errore commesso dall’Amministrazione Pepe sull’approvazione del ruolo fatta nel 2021. “Nel 2021 al costo del Piano finanziario non è stata aggiunta l’addizionale Tefa. Questo – ha spiegato il dottor Farese – ha determinato una differenza tra l’ammontare della Tari così come calcolata lo scorso anno e quella attuale, calcolata correttamente“.

A ciò deve aggiungersi – hanno spiegato – l’aumento dei costi per lo smaltimento (passati dai 103 mila euro del 2021 ai 240 mila euro del 2022), oltre agli accantonamenti che il comune deve fare a causa della mancata riscossione che sono arrivati a 223 mila euro, da 68 mila.

E’ chiaro – ha spiegato il dottor Marino – che l’unico rimedio per ridimensionare l’importo della Tari è quello di procedere con le azioni di recupero, con recupero coattivo e azioni di accertamento“. Proprio a tal punto, i due tecnici hanno anticipato che si procederà a un’accelerazione della fase di accertamento (da 3 anni sarà ridotta a 6 mesi) al fine di velocizzare e ottimizzare la procedura e rintracciare in tempi brevi le mancate iscrizioni al ruolo.

Proprio sul versante del “sommerso” e della capacità dell’Ente, sotto la gestione dell’Amministrazione Pepe di intercettarlo e recuperarlo, intendendo questo come tributi non pagati dai cittadini, è intervenuta l’assessore Petrillo: “Dove sono – ha esordito – gli accertamenti per due milioni di euro? Forse in qualche cassetto? Se è così, invito l’ex assessore Accettola a indicarci dov’è la documentazione di cui parlano“.

Gli accertamenti IMU compiuti durante la precedente gestione – rendiconta in conclusione sempre il dottor Marino – sono stati effettuati per un totale di circa 650 mila euro, mentre per la Tari siamo all’incirca sui 260 mila euro. Abbiamo riscontrato una bassa capacità di riscossione in quanto alla Tari, sia per quanto concerne la riscossione coattiva che per ciò che riguarda gli accertamenti. Noi abbiamo fatto accertamenti IMU per oltre 700 mila euro e 77 mila per la Tari“.