<strong>“VALFORTORE CRISTIANA”, opera di Giuseppe Carozza presentata al Seminario Arcivescovile di Benevento</strong>

“VALFORTORE CRISTIANA”, opera di Giuseppe Carozza presentata al Seminario Arcivescovile di Benevento

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L’amore per la propria terra e per la cristianità che l’ha pervasa ed ancora impregna una località antica e ai margini della provincia di Benevento, la voglia di raccontare non il “prima e il dopo” di fatti e luoghi, ma in particolare “la forte incidenza antropologica e culturale esercitata dalla fede e dalla pietà cristiana sulle popolazioni sannite” ed in particolare quelle molisane nei pressi del fiume Fortore, hanno condotto l’autore, Giuseppe Carozza, a realizzare una pubblicazione che fosse memoria e stimolo alla riflessione sul forte legame tra fede e società, tra pietà cristiana e vita quotidiana.

Nella serata di giovedì 23 febbraio, presso il Seminario Arcivescovile di Benevento, nell’aula “Madonne delle grazie”, alla presenza del prof. Paolo Martuccelli, Direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “San Giuseppe Moscati” di Benevento, del prof. Leonardo Lepore, docente stabile di Sacra Scrittura dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “San Giuseppe Moscati” di Benevento, del prof. Giovanni Liccardo, docente di Storia della Chiesa – Istituto Superiore  di Scienze Religiose “San Giuseppe Moscati” di Benevento, di S.E. Mons. Felice Accrocca, Arcivescovo Metropolita di Benevento e del prof. Antonio Ianniello, docente di Storia della Chiesa, dello stesso Istituto “San Giuseppe Moscati” di Benevento, Giuseppe Carozza, autore del volume, ha presentato e commentato la sua opera.

il prof. Liccardo ha fatto presente ai tanti convenuti all’incontro come lo scritto abbia voluto far conoscere la realtà della Val Fortore, territorio montuoso, ma ricco di attività e di lavoro, non isolato dal resto del mondo come potrebbe sembrare. Egli ha ricordato che le vicende narrate spesso congiungono ambito civile ed ecclesiale, due spazi diversi e divisi, ma che hanno camminato molto spesso affiancati nel tempo.

Troppo spesso oggi, ha continuato, la storia della chiesa e del cristianesimo appaiono offuscati se non addirittura secondari nella visione complessiva della società e della sua evoluzione, ma grazie al Triticum, collana di studi sulla storia del cristianesimo e delle chiese dell’Italia meridionale, di cui il testo di Carozza è parte,  l’autore è riuscito, grazie anche al suo lavoro lungo ed accurato di ricerca delle fonti, a ricostruire fatti, luoghi e personaggi in modo oggettivo ed è stato capace, con la sua fatica, di ridare vita al sentimento religioso che ha caratterizzato la sua terra, al di là di superstizioni o leggende.

Liccardo ricorda come il segreto del libro stia proprio nel ricostruire le vicende storico-religiose di un piccolo paese della comunità montana del Fortore Molisano, cioè di Macchia Valfortore, paesino di circa 500 abitanti oggi in via di spopolamento,  il tutto con un linguaggio agile e scorrevole che non è mai capzioso, ma soprattutto affettivo, uno studio basato soprattutto sulla paziente ricerca delle fonti negli archivi parrocchiali e nelle biblioteche, in luoghi nei quali era spesso difficile, non solo trovare documenti, ma anche riordinarli secondo un criterio temporale e logico.

427 pagine dense e ricche nelle quali la propria visione si è dovuta confrontare con la storia, le tradizioni e la configurazione religiosa della terra del Valfortore, con i luoghi della pietas e delle diverse confraternite che hanno popolato quei luoghi, ma soprattutto con il sentimento appassionato e l’amore per la propria terra e l’intera configurazione storico/religiosa del luogo presso il fiume Fortore.

Ogni terra ha la sua storia, i suoi personaggi che l’hanno caratterizzata, sia politicamente che religiosamente, ma nel suo libro Carozza vuole recuperare i legami della storia  con la chiesa locale, in un processo cha cammina dal particolare al generale, dalla singola fonte, spesso poco chiara o frammentaria, di difficile interpretazione, all’intero quadro di uno “stuolo di anime al servizio della liturgia”.

Un particolare ricordo presente nel libro è quello del Cardinale Vincenzo Maria Orsini, poi papa Benedetto XIII, un personaggio cristiano a cui si deve l’attenzione verso gli archivi parrocchiali e la loro cura e che, per sua volontà, si è prodigato tanto per il benessere della valle del Fortore.

Un’operazione, quella di Carozza, conclude Liccardo, che ricorda le parole di Jean-Paul Sartre che affermava : “ le biblioteche sono cimiteri pieni di lacrime”, volendo dire che esse non sono solo luoghi di memoria di chi non c’è più, ma devono essere luoghi chiusi che però offrano la possibilità, a chi ne fruisce, di salire sulle spalle degli autori per conoscere, facendo così della “polvere degli archivi” una fonte preziosa di vita, esperienza e apprendimento.

L’autore ricorda poi la fatica di ricomporre storie e ricordi spesso basati sul “si dice”, un decennio in cui ha combattuto con la difficoltà della ricerca, indagine a cui però hanno dato un significativo contributo soprattutto gli anziani, con i loro ricordi spesso tramandati dai loro predecessori, la scoperta delle tante cappelle dedicate a Maria disseminate nella valle, la cui titolazione più frequente era “ Madonna degli angeli”,  della ragione della forma architettonica di alcune costruzioni religiose, dell’importanza del fiume Fortore per le popolazioni locali, quasi un Nilo che, come il fiume egiziano, ospitava lungo le sue anse, fiere, ricorrenze e percorsi della transumanza.

Libro di luoghi ameni ricchi di culto della gente semplice che, sembrano vinti, ma sono vincenti, di pietre che raccontano di emozioni, sentimenti, amore cristiano, come quello di Giovanni da Tufara, eremita che la Chiesa cattolica venera come santo, patrono della sua città natale e di Foiano di Val fortore, o Padre Ludovico, francescano che ha donato spiritualità alla zona.  

L’Arcivescovo si compiace del lavoro del Carozza riconoscendo il suo lavoro di ricerca in una terra di memoria che, diversamente dall’abitudine corrente, non è stata descritta partendo da credenze, ma dalla ricerca rigorosa e puntuale di fonti difficili da reperire o ricostruire, dallo studio di figure di santi spesso spostate dal loro luogo di origine o di ex voto presenti nei santuari.  

Un lavoro che, conclude, non è campanilismo né forma di puro devozionismo, ma ricostruzione anche gravosa di una storia spirituale che si intreccia con quella sociale ed umana di un popolo semplice, ma devoto.