
Tammaro Rural Design Week 2026, la Sartoria Sociale ‘RiCuce’ diventa laboratorio per progetti internazionali
AttualitàDalla ProvinciaL’esperienza al Tammaro Rural Design Week è servita, soprattutto, a creare un gruppo fatto da donne imprenditrici spagnole, canadesi e beneventane che, insieme, hanno partecipato ad un bando per rivitalizzare i piccoli borghi”. Ha commentato, così, la responsabile della Sartoria Sociale “RiCuce” Maria Pia Riccardi, tracciando un bilancio della partecipazione alla manifestazione internazionale dedicata al Rural Design, svoltasi a Morcone. Il metabolismo rurale, inteso come chiave interpretativa e orientamento progettuale dei processi di rigenerazione degli ecosistemi territoriali, era il tema dell’edizione di quest’anno. Processi che mantengono e sostengono le funzioni vitali delle aree rurali e montane, come quelle sia che hanno ospitato la pregiata iniziativa, organizzata dal progetto di sperimentazione culturale per la valorizzazione territoriale del comune di Morcone “TAM – La Cultura è un fiume” e dall’associazione Ru.De.Ri. (Rural Design per la Rigenerazione dei territori).
La cooperativa sociale di comunità ICare è stata presente sia con l’allestimento di una mostra-laboratorio aperto, in cui ha dato vita ad una bottega creativa (insieme all’organizzazione no-profit “Positive Lab”) dove ha incontrato i visitatori e le altre realtà sociali e produttive presenti, sia presentando il progetto di Sartoria Sociale “RiCuce”. Da quest’esperienza di crescita, “RiCUce”., che combina cucito creativo, riciclo, sostenibilità ambientale e inclusione sociale, diventerà laboratorio esecutivo per i progetti messi in campo da creativi di tutto il mondo.
SARTORIA SOCIALE “RiCuce”
Con il progetto di Sartoria Sociale “RiCuce”, iCare intende creare una catena che, partendo dal prodotto finito dei capi di abbigliamento, ne allunghi il tempo di utilizzo con modifiche ed aggiusti e, a fine vita, ne recuperi materia prima e seconda per la creazione di nuovi prodotti.
Il progetto vuole sperimentare un processo circolare che incomincia nella fase di una raccolta selettiva diffusa di abiti usati, attraverso il coinvolgimento delle comunità.
La sperimentazione, dunque, prevede la realizzazione di un processo di raccolta mirata di lavorazione che, attraverso il cucito creativo e il riciclo, possa effettuare anche l’inserimento lavorativo delle donne vittime di violenza inserite nella rete antiviolenza locale e del partenariato. Il cambiamento che si intende realizzare impatterà a livello ambientale, con la riduzione del rifiuto tessile, a livello sociale, promuovendo nuovi modelli di consumo circolare responsabile, e a livello economico con l’inserimento lavorativo delle donne vittime di violenza. Questo processo circolare si inserisce nel tessuto socio-culturale locale, andandoad impattare sulle dinamiche relazionali fra cittadini, Caritas e fasce deboli della popolazione nonché sul sistema di raccolta differenziata. Sono, inoltre, stati avviati percorsi di sviluppo delle competenze per donne fragili e percorsi di tirocini lavorativi, in collaborazione con il CADM “Casa delle Donne” e una continua selezione di abiti e indumenti usati, non ritirati dalle persone bisognose, che vengono rigenerati.
