<strong>La libertà per i filosofi Salvatore Natoli e Paolo Amodio  al nono “Festival filosofico del Sannio”</strong>

La libertà per i filosofi Salvatore Natoli e Paolo Amodio  al nono “Festival filosofico del Sannio”

Cultura

Nel pomeriggio del 22 marzo, negli spazi dell’Auditorium S. Agostino di Benevento, davanti ad un folto pubblico di studenti, docenti e appassionati di Filosofia, i filosofi Salvatore Natoli e Paolo Amodio hanno tenuto le loro lectio magistralis all’interno del “Festival filosofico del Sannio”, organizzato dall’Associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia” di cui è presidente Carmela D’Aronzo.

L’incontro è aperto dal canto di tre allievi del Conservatorio Nicola Sala di Benevento.

Dopo i saluti di rito e l’esortazione ai presenti a vedere nella filosofia lo strumento principe della riflessione critica dei temi della società e di tutta la collettività, Carmela D’Aronzo ha presentato i due filosofi ospiti dell’evento ricordando come ambedue, importanti docenti universitari, siano, da lungo tempo, ospiti del Festival di cui ella è animatrice.

L’incontro è iniziato con l’intervento di Salvatore Natoli, già docente di Logica presso l’Università Cà Foscari di Venezia, di Filosofia della politica presso l’Università degli Studi di Milano, di Filosofia teoretica presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca.

Sebbene il suo intervento si sia realizzato on line, le sue parole decise e puntuali hanno immediatamente introdotto i presenti nel cuore del tema da lui prescelto e precisamente: “Libertà e legge”.

Cos’è la libertà? Chiede Natoli, partiamo dalla parola e dalla sua etimologia. Nella storia la libertà era all’opposto della servitù, la parola libertà indicava infatti assenza di coercizione.

Egli parte dal presupposto che libertà e legge vivono sempre in un rapporto di complementarità, c’è libertà se c’è legge, c’è legge se c’è libertà, oppure di opposizione, se c’è legge non c’è libertà e se c’è libertà non c’è legge. La libertà è però sinonimo di crescita, espansione, sviluppo, ma libertà indica anche pieni poteri dell’individuo; Spinoza affermava che: “tutto ciò che esiste, esiste perché è potente”, la crescita è dunque modificazione della potenza che è in noi.

La libertà è però strettamente collegata al desiderio, tendenza a superare qualcosa che gli impedisce di espandersi, ma nello stesso tempo questa nostra potenza espansiva è limitata, dai limiti fisiologici, dalla presenza di altri da noi e fin da quando si nasce, siamo dunque costretti dalla natura stessa a porre limiti alla nostra potenza espansiva.

Nel rapporto con noi stessi ci illudiamo dell’infinità del nostro desiderare, noi confondiamo la libertà con la spontaneità che non accetta limiti. La vera libertà è però amministrare la potenza che siamo. Per vivere bene bisogna dunque gestire le nostre energie, perché la dissipazione è movimento verso la morte. La libertà è dunque sempre sotto condizione per cui bisognerebbe affidarsi, secondo le parole di Aristotele, al “giusto mezzo”.

E’ necessaria una certa “epochè” diceva Husserl, un mettersi a distanza per convivere bene. La sospensione del giudizio o epoché è infatti l’astensione da un determinato giudizio o valutazione, qualora non risultino disponibili sufficienti elementi per formulare il giudizio stesso.

Dovremmo vivere, anche da giovani, dice Natoli, come fossimo vecchi, dobbiamo fare tesoro delle esperienze per poter essere davvero liberi.

I desideri diventano compatibili grazie alla legge, essa ci consente di entrare in sintonia con gli altri, di stabilire un’alleanza, la legge non dice cosa fare o non fare, è un’indicazione per la convivenza. La legge ha una funzione comunicativa, non ostativa. Essa ha come obiettivo la concordia, è quasi un  semaforo della vita.

Prende la parola il prof. Amodio, professore ordinario di Filosofia morale presso l’Università di Napoli “Federico II di Napoli, che, relazionando intorno al tema da lui scelto : “La libertà è muta”,  parte dal pensiero di Hannah Arendt, filosofa secondo cui la libertà deve avere un valore politico, forte ella stessa della sua origine ebraica e dei suoi studi sui totalitarismi, specie quello hitleriano.

Secondo la Arendt il concetto della libertà che elabora la filosofia è un’astrazione metafisica, lontana dalla realtà dei singoli. Nella storia antica della Grecia, libertà era sinonimo di libera partecipazione politica, non libertà come la intendiamo noi oggi, ma libertà di tutti gli uomini, oggi invece noi ci riferiamo, quando parliamo di libertà, al singolo individuo, al suo circoscritto spazio vitale, come se le libertà altrui non ci interessassero, non ci riferiamo agli uomini, ma all’uomo, quasi che ognuno si modelli alla solitudine di Dio, perfetto nella sua singolarità.

L’unico che forse è andato oltre la unicità della libertà, secondo la Arendt, afferma Amodio, è stato S. Agostino, egli aveva un’idea della libertà intesa come liberazione, un atto in cui la volontà libera nell’uomo è sempre presente, se essa è buona è libera dal peccato, se è cattiva è libera dalla giustizia.

Tutto ciò ci induce a pensare dunque che, nei tempi di oggi, in cui libertà e politica smettono di essere compatibili, la libertà “è muta”.

Interessante ed intrigante approccio ad un tema oggi molto caro e centrale, soprattutto alla luce degli eventi storici che stiamo vivendo, un tempo in cui non è ben chiaro cosa sia la libertà, se essa è un diritto a vivere serenamente nella propria terra senza essere aggrediti o se  invece è il privilegio di fuggire dal proprio paese per sfuggire a guerre e violenze ed avere diritto ad un’accoglienza umana.

La Filosofia prova a dare risposte, ma esse sono sempre relative a chi le elabora, al suo tempo ed al al luogo in cui vive, tuttavia interrogarsi sulla libertà oggi sembra essere determinante nella costruzione della nostra e delle future libertà.