
SFFA, al Comunale è la volta di Alessandro Preziosi: “Voglio lasciarvi un senso di pace”
Cultura e SpettacoloNato a Napoli nel 1973, Alessandro Preziosi, oggi tra i volti più amati dello spettacolo, è stato ospite della terza serata del Benevento Social Film Festival ArTelesia.
Figlio di due avvocati campani, nel 1998 Alessandro Preziosi si laurea in Giurisprudenza, alla Federico II, con il massimo dei voti, per poi dedicarsi alla carriera artistica di attore. L’apice del successo arriva nel 2003 con la serie televisiva che ha appassionato milioni di telespettatori italiani: Elisa di Rivombrosa. Qui nei panni del conte Fabrizio Ristori, recita accanto all’attrice Vittoria Puccini, di cui l’attore napoletano presto si innamora e dalla quale avrà poi la sua prima figlia Elena.
Tra i protagonisti di questa 18ª edizione, Alessandro Preziosi ha portato sul palco del Teatro Comunale “Vittorio Emanuele” di Benevento i suoi successi, ma anche la sua filosofia di vita. Tema di questa edizione “Gli eroi”, che per l’attore non sono i giovani, ma quelli che si oppongono alle dittature. Focus del festival il “sociale”. Il cinema, così come il teatro, supera infatti i confini del semplice intrattenimento quando diventa uno strumento per raccontare la realtà, interrogare le coscienze e dare voce alle questioni che attraversano la società.
Nessun copione scandito in atti, non vi è stato alcuno spettacolo nel senso tradizionale del termine. Quello che ieri sera Alessandro Preziosi ha tenuto al Teatro Comunale di Benevento, è stato un incontro autentico e privo di filtri, un intreccio di riflessioni che ha abbattuto la distanza tra palco e platea. Una serata in cui il teatro si è trasformato in uno spazio di ascolto e condivisione, dove non c’erano ruoli da interpretare né personaggi da impersonare, ma esperienze da narrare e pensieri capaci di toccare corde profonde. La scena, dunque, si è fatta luogo di dialogo, riflessione condivisa e consapevolezza, capace di superare i confini della mera rappresentazione artistica per restituire al teatro la sua dimensione più viva e umana: quella di un posto in cui riconoscersi e lasciarsi attraversare dalle emozioni. È in questo dialogo tra arte e vita che la cultura assume una funzione sociale.
L’evento, infatti, si è trasformato in un’occasione di confronto sui valori e sulle aspirazioni umane. A parlare erano la forza delle idee, la sensibilità umana e il desiderio condiviso di riflettere su alcuni aspetti della vita dell’uomo che non sono solo concetti astratti, ma che richiedono impegno quotidiano, individuale e collettivo.
Ieri sera, Alessandro Preziosi si è spogliato di qualsiasi personaggio, mettendo da parte la finzione scenica per presentarsi al pubblico nella sua veste più autentica: quella dell’essere umano, prima ancora che dell’attore. Lo ha fatto portando sul palcoscenico la figura di San Francesco e il suo messaggio universale, ancora capace di parlare all’uomo contemporaneo, alle sue fragilità, ai suoi dubbi e al suo bisogno di pace. Una pace che si costruisce anche attraverso gesti semplici – come suggerisce il messaggio francescano – e che risiede nella capacità di perdonare, di accogliere l’altro e di affrontare ogni giorno con rinnovata consapevolezza.
È questo il senso profondo di La ferita e la letizia: due dimensioni apparentemente opposte, eppure intimamente legate, dell’esperienza umana. Perché è proprio attraversando il dolore che può riemergere la possibilità della gioia. E forse è questo il messaggio che resta al termine dell’incontro, che si è concluso sulle note di Dolce Sentire: la pace non nasce dall’assenza di ferite, ma dalla capacità di trasformarle in consapevolezza, accoglienza e speranza. La pace e il perdono diventano così non soltanto ideali da perseguire, ma gesti concreti per raggiungere piccole vittorie quotidiane.
“Quando si perdona si risorge – ha affermato Alessandro Preziosi – perché quando perdoni sei sovrastato dalla pace e non hai modo di fare guerre.”